Massa Marittima, la Fonte dell’Abbondanza svela i suoi affreschi ritrovati

Massa Marittima, la Fonte dell’Abbondanza svela i suoi affreschi ritrovati

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Le pitture murali risalenti al Medioevo, emerse dopo il nuovo restauro della Fonte dell’Abbondanza a Massa Marittima, sono state svelate al pubblico con un grande evento che si è svolto nelle scorse settimane nella Città del Balestro. Una scoperta inattesa e straordinaria venuta alla luce durante la seconda fase degli interventi realizzati interamente grazie all’Art Bonus per un importo di 32 mila euro

DI SANDRA POLI – FOTO DI ANDREA ANSELMI

Le Fonti dell’Abbondanza di Massa Marittima sono un biglietto da visita molto importante per chi si affaccia per la prima volta nel centro storico. Nacquero nel 1265 quando Massa Marittima era un libero comune con la fazione filo-ghibellina al potere.
Il podestà Ildebrando Malcondine da Pisa fece costruire una fonte in alternativa a quella di Bufalona, già esistente, che si trovava fuori le mura. Questa, a due passi dalla Cattedrale, fu ribattezzata Fonte Nova. Nacque un edificio con tre archi a sesto acuto che, nel secolo successivo, fu ampliato con un piano superiore adibito a magazzino del grano: da qui l’immobile assumerà il nome di Palazzo dell’Abbondanza e la Fonte quello di Fonte dell’Abbondanza. Dove prima era il deposito del grano, oggi una sala polivalente ospita il cinema oltre a mostre, convegni ed eventi vari.
Proprio in questa sala, il 4 aprile scorso, si è svolto un importante incontro dal titolo Le Fonti ritrovate – Le pitture murali dopo il nuovo restauro delle Fonti dell’Abbondanza in cui sono stati presentati i risultati degli ultimi interventi che hanno riportato alla luce nuovi affreschi. Al convegno erano presenti l’Amministrazione Comunale rappresentata dal sindaco Marcello Giuntini, e dalla sua Giunta; Lucia Steri, responsabile comunicazione Art Bonus per Ales S.p.A.; Giulia Manca della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio Siena Arezzo Grosseto; Mirko Neri, Direttore Amministrativo dell’Acquedotto del Fiora; Sabrina Martinozzi Responsabile Ufficio gestione tecnica beni demaniali, patrimoniali, opere pubbliche, ambiente del Comune di Massa Marittima. Gli affreschi sono stati presentati dal restauratore Massimo Gavazzi e da Alessandro Bagnoli, storico dell’arte.
Conoscevamo già L’Albero della Fecondità, venuto alla luce per la prima volta nel 2000, un affresco che copre tutta la parete della prima arcata (sei metri per cinque) e che rappresenta un grande albero con dei frutti particolari: rami carichi di foglie con circa venticinque falli in erezione che si estendono vivacemente sopra un gruppo di donne.
L’accostamento del fallo alle fonti non è insolito per la cultura del tempo. In diversi luoghi come Poggibonsi, San Gimignano e Siena, si trovano fonti ornate di organi genitali: il simbolo della fertilità associato all’acqua, simbolo di vita, non è, pertanto, una cosa nuova.
Diversa è la rappresentazione dell’albero con i falli in un luogo pubblico e con tanti elementi allegorici che danno luogo a più interpretazioni. Tutti particolari che rendono l’affresco un esempio unico a livello europeo e mondiale. L’albero divide due scene distinte: da una parte ci sono delle donne che conversano pacificamente, dall’altra le stesse donne si azzuffano per accaparrarsi un fallo e una brocca d’acqua, una tiene un fallo dietro la schiena, un’altra con un bastone cerca di scacciare dei corvi dall’albero o di tirare giù dei frutti. Sopra di loro svolazzano delle aquile, simboli del partito ghibellino, cosa che fa ipotizzare che l’affresco sia stato realizzato insieme alla fonte.
Secondo un’interpretazione, che sembra quella più accreditata, l’affresco mostrerebbe gli effetti del buono e del cattivo governo ghibellino. All’inizio la cittadinanza è in disaccordo (la scena delle donne che si accapigliano): tutti si contendono le risorse che non sono sufficienti, le tante aquile sono le fazioni in cui si divide il governo ghibellino; con la realizzazione della fonte non vi sono più problemi, si vive in pace sotto un’unica aquila ghibellina.

Anche l’imbocco del cunicolo è affrescato: vi è una sirena bicaudata che si tiene entrambe le code, un altro simbolo di fertilità associato all’acqua, molto comune nel Medioevo.

Se vuoi conoscere maggiori dettagli sugli affreschi riscoperti e restaurati, trovi l’articolo pubblicato sul numero di giugno 2019 di Maremma Magazine, alle pagine 58-60. Acquista la tua copia cartacea in edicola oppure la versione digitale, on line! Clicca QUI