Tenuta Monteti, dove ricerca e innovazione sono al servizio di grandi vini

Tenuta Monteti, dove ricerca e innovazione sono al servizio di grandi vini

565
0
CONDIVIDI

Una gran bella realtà della vitivinicoltura maremmana che con grande determinazione e impegno sta puntando sulla ricerca e sull’innovazione, come plus al servizio della produzione. È la Tenuta Monteti azienda a conduzione familiare, molto ben strutturata, situata nel territorio del comune di Capalbio

di Marina Valmarana

****

La Maremma, si sa, è una terra dalla grande vocazione agricola e vitivinicola in particolare. Una terra che proprio nel settore enologico sta facendo passi da gigante. Le conferme non mancano: arrivano dai tanti premi e riconoscimenti che i vari produttori sparsi nella provincia di Grosseto conquistano continuamente. E arrivano soprattutto dalla semplice constatazione che sempre più persone investono in questa parte della Toscana, un tempo avremmo potuto dire emergente, ma oggi ormai decisamente affermata. Oggi gli agricoltori, per così dire, autoctoni, sono ridotti al lumicino, mentre per contro crescono gli imprenditori che decidono – o lo hanno fatto in passato – di scommettere su questa terra, dalle mille potenzialità che finalmente ora cominciano anche ad esprimersi.
È un po’ quello che è successo a Paolo e Gemma Baratta che nel 1998 – in arrivo dal pavese dove avevano già una lunga tradizione vitivinicola – trovano, dopo lunghe ricerche, il luogo ideale per la realizzazione del loro progetto.
Paolo Baratta è una persona eclettica e versatile con un ricco bagaglio culturale ed una grande esperienza nei più svariati campi. Sotto il profilo professionale ha ricoperto numerosi incarichi durante i governi Amato (Ministro per il riordinamento delle partecipazioni statali), Ciampi (Ministro del commercio con l’estero e Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato) e Dini (Ministro dei lavori pubblici e Ministro dell’ambiente). Dalla politica all’arte e alla cultura con la Presidenza della Biennale di Venezia (dal 1998 al 2001 e dal 2008 ad oggi) e con l’attuale vice presidenza del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano).
“Qui non c’era nulla, campi da pascolo e una casa diroccata – dice Paolo Baratta –. Erano anni che cercavo un angolo di Toscana dove piantare una vigna e riprendere il cammino dalla mia infanzia trascorsa tra i filari dell’Oltrepò Pavese. Lo cercavo però in una zona allora ancora inesplorata, ricca di potenziale per produrre vini che combinassero personalità ed eleganza”.
Nasce così la Tenuta di Monteti sulla strada della Sgrilla, dalle parti di Capalbio che deve il suo nome all’omonimo colle che protegge i vigneti dai venti del Mediterraneo e domina incontrastato il panorama.
Oggi Paolo e Gemma sono affiancati con grande impegno dalla figlia Eva (direttore) e da suo marito Javier Pedrazzini (responsabile commerciale e supervisore della produzione). L’azienda è a conduzione familiare, ma molto ben strutturata.

Arrivando a Monteti la prima cosa che colpisce sono i grandi massi posti all’ingresso, delicatamente estratti durante i lavori di preparazione del terreno: delle vere e proprie opere d’arte, sparsi anche nel resto dell’azienda, in alcuni punti strategici, danno la sensazione di essere lì per ricordarci la potenza della natura e la sua immensa bellezza. Ad accogliermi Eva Baratta e suo marito Javier. Con grande passione e profondo orgoglio mi fanno visitare l’azienda: i vigneti, la cantina, la barricaia facendomi fare un viaggio molto interessante nel mondo del vino.
Fin dall’inizio, con Carlo Ferrini, enologo consulente, i Baratta hanno deciso di produrre due vini, due fratelli, entrambi a bacca rossa (una scelta voluta dettata dalle caratteristiche del territorio): il Monteti e il Caburnio, simili tra loro, ma diversi per composizione e maturazione. Sono entrambi denominazioni Igt Toscana. Ogni annata prodotta di entrambi i vini mira a trarre il meglio dall’andamento reale del clima e della natura e, pur ruotando attorno a pilastri saldi, può considerarsi una storia a sé.
“Cerchiamo di lavorare il più possibile nel rispetto, nell’integrazione direi con l’ambiente. Da due anni produciamo noi stessi il nostro compost con le vinacce, i raspi della vendemmia e letame”, dice Eva Baratta che mossa da curiosità e volontà di ricerca, ha come obiettivo di “impattare” sempre meno sull’ambiente circostante. Abbiamo progetti per abbassare i consumi energetici usando energie provenienti da fonti alternative, vogliamo diventare sempre più ecosostenibili. Cerchiamo di essere responsabili e lungimiranti, sia perché lo riteniamo una responsabilità civica, sia perché crediamo che la qualità del prodotto ne guadagni”.
“In vigna abbiamo cominciato ad applicare la lotta biologica: utilizziamo insetti quali l’Anagyrus e la Coccinella per contrastare l’eccessivo sviluppo della Cocciniglia. Con la lotta biologica l’obiettivo è di raggiungere un equilibrio virtuoso di convivenza tra i fenomeni, non l’impossibile eliminazione di uno di essi. Concetti antichissimi e assai attuali, direi. E i risultati sono notevoli. Un fenomeno divertente, che si nota alla fine dell’inverno, consiste nel vedere le formiche andare avanti e indietro in maniera frenetica sul cordone per svegliare dal letargo la Cocciniglia. Il motivo è che quest’ultima produce una melassa zuccherina, di cui le formiche sono ghiotte!”.
Anche la cantina contribuisce all’equilibrio naturale: è sommersa dal verde grazie alle terrazze di vegetazione che la circondano e la fondono con l’ambiente circostante. Dal 2007 le uve vendemmiate fermentano unicamente per via spontanea grazie ai lieviti autoctoni presenti sulle bacche e nell’aria.
La cantina fu iniziata nel 2001 con due obiettivi fondamentali: ogni passaggio, dall’ingresso dell’uva alla discesa in barricaia del vino, tutto avvenisse per gravità naturale risparmiando al prodotto l’uso brusco di pompe; la tinaia e la barricaia fossero organizzate in modo da consentire la vinificazione e maturazione separata di ogni parcella di ciascuna delle varietà, come se ciascuna fosse una creatura a sé.
Grazie a ciò, al momento di comporre il blend c’è una palette straordinaria di possibilità su cui basare le scelte.
Per questo amano definirsi non un’azienda di 28 ettari ma di 28 volte un ettaro.
In vigna Javier mi fa vedere il rosso vivo dell’Alicante Bouschet. “È l’unico ad avere un succo rosso vivo già in vigna”. Javier mi spiega anche che usano l’Alicante perché mantiene l’acidità, permettendo quindi di mantenere i vini sempre “freschi”. I primi vitigni ad essere vendemmiati sono l’Alicante e il Merlot, ovviamente, questa operazione, come tutte le altre, viene fatta manualmente.
Un’altra innovazione che contribuisce a salvaguardare l’ambiente è l’utilizzo di una centralina metereologica. La centralina rileva i dati di 4 sensori posti in altrettanti settori della vigna. Monitorando costantemente il rapporto tra umidità e temperatura a 1 metro e a 30 cm sotto terra e sotto e sopra la foglia, questo sistema consente di conoscere le reali necessità idriche della pianta e soprattutto di intervenire con trattamenti solo dove e quando strettamente necessario, abbattendone così frequenza e quantità, trattamenti che nella maggioranza sono comunque biologici.
Un’operazione che viene svolta alla Tenuta Monteti è lo stoccaggio di tutta l’uva vendemmiata in una cella frigorifera per alcune ore. Ciò consente di “bloccare i profumi” all’interno dell’acino e di “ricompattarne” la buccia.
Il prossimo anno ci sarà un nuovo vino, un Rosè, chiamato TM, che affiancherà il Monteti e il Caburnio, sicuramente sarà interessante e particolare come lo sono i suoi fratelli maggiori.
I vini della tenuta Monteti hanno ottenuto negli anni tantissimi premi e riconoscimenti dalle più prestigiose guide e riviste di settore, nazionali ed internazionali. L’ultimo in ordine di tempo è arrivato a metà settembre da Falstaff, la più nota e diffusa rivista del vino austriaca, che nel tasting Die Kronjuwelen Der Toskana, I Gioielli della Corona della Toscana ha assegnato al Monteti 2010, 95 punti con la seguente motivazione: “Profondo, di intenso color rubino. Compatto e gradevole al naso, con frutta croccante, soprattutto ribes nero e mora, accompagnata al fondo da un fine tono di cioccolato. Anche al palato è oltremodo gradevole: con frutti freschi e maturi, si apre con una robusta e fitta trama tannica sviluppando un carattere intenso, con un lungo e succulento finale”.
L’ultima parte della mia visita è riservata alla barricaia. “Siamo molto prudenti per quel che riguarda l’uso del legno. Selezioniamo esclusivamente barriques di rovere francese diverse per foreste di provenienza e tostature, ricercate tra quelle che meglio si adattano ai nostri prodotti. L’uso di barriques nuove obbedisce a criteri e limiti definiti per ciascuno dei vini. Dopo un anno di maturazione separata in barriques di primo o secondo anno o in acciaio, viene composto il blend, nascono così il Caburnio e il Monteti. Il Monteti torna in barrique per altri 6/8 mesi. Il Caburnio viene imbottigliato. Fondamentale il successivo periodo di affinamento in bottiglia. Minimo due anni al buio e a temperatura controllata per il Monteti, uno per il Caburnio, prima di essere messi sul mercato, garantiscono un giusto ammorbidimento dei tannini dopo la lunga maturazione in legno, esaltando le caratteristiche naturali dei rispettivi blend”.
Che altro aggiungere? “Molto importante per noi è anche lavorare con un gruppo di collaboratori appassionati, tutti consapevoli degli obiettivi che vogliamo raggiungere. A cominciare da Roberto Rossi, nostro agronomo fin dagli albori, che ha piantato le viti una per una, o anche Christian Coco, con noi da 10 anni e dal 2013 enologo responsabile di cantina, e le due fedeli squadre di operaie e operai in campo e in cantina, senza dimenticare la santa Francesca in ufficio!”.
La mia visita giunge al termine, ma resta il ricordo di un posto particolare, molto sereno, oserei dire quasi rallentato, ovattato, dove tutto si svolge senza fretta e nel rispetto dell’ambiente.
La curiosità e lo spirito d’innovazione che caratterizza i protagonisti di questa avventura, sicuramente li porterà a sperimentare sempre nuove vie cercando, senza sosta, il modo migliore per produrre vini importanti nel pieno rispetto della terra che li ospita.

Per saperne di più: Tenuta Monteti, Strada della Sgrilla 6, Capalbio 58011, Tel. (+39) 0564 896160, www.tenutamonteti.it

slidehome3-2000x925px-2000x925 gruppo96-2000x925-2000x925 cantina-1200px-011

Maremma Magazine – Ottobre 2015 – Tenuta Monteti