Corridoio Tirrenico, sarà la volta buona?

Corridoio Tirrenico, sarà la volta buona?

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L'EDITORIALE DEL NR. 9 DI NOVEMBRE 2019
DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

«Finalmente. Dopo 40 anni parte l’Autostrada Tirrenica. Il VIA, Valutazione di Impatto Ambientale, ha dato l’assenso. Il Ministero dell’Ambiente ha dato l’assenso. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha dato l’assenso. La Regione Toscana ha ovviamente dato l’assenso. Anche la Regione Lazio ha dato l’assenso. Il CIPE ha dato l’assenso. Così la stragrande maggioranza dei cittadini toscani e dei Sindaci dei Comuni coinvolti nel tracciato della nuova Autostrada, comprese alcune associazioni ambientaliste, hanno dato l’assenso. Certo, qualcuno ha manifestato dissenso. Una minoranza di cittadini e di Comuni preoccupati dall’impatto ambientale, dalla salvaguardia del paesaggio e di aree archeologiche, hanno espresso i loro legittimi dubbi. Con queste minoranze noi continueremo la discussione e il confronto, per cercare soluzioni più condivise possibili, prima del varo del progetto definitivo. Ma sia chiaro che non potrà essere una minoranza a dettare legge. Sarebbe un concetto di democrazia quantomeno curioso».
È solo una delle infinite dichiarazioni (presa a caso) che hanno costellato negli ultimi 60 anni la vicenda del Corridoio Tirrenico o Autostrada Tirrenica, ovvero l’asse che in teoria avrebbe dovuto collegare Livorno a Civitavecchia con un tracciato di tipo autostradale, purtroppo (per i favorevoli) o per fortuna (secondo i detrattori) mai realizzato.
Qui si era nel 2009 ed a pronunciare queste parole – pubblicate sul sito della Regione Toscana in una pagina intitolata “Parte l’Autostrada Tirrenica. Nei collegamenti tra l’Europa
e il sud Italia c’è un buco nero. Che vogliamo colmare. Con tanto verde” – era l’allora governatore della Regione Claudio Martini, quando sembrava che ormai fossimo ad un passo dalla realizzazione dell’infrastruttura. Da quell’annuncio – o meglio, per contestualizzare più correttamente il ragionamento – dagli anni ‘60 del Novecento ad oggi, di acqua ne è passata sotto i ponti e crediamo che sul tema potrebbe essere scritta un’enciclopedia con tomi da migliaia e migliaia di pagine.
Il Corridoio Tirrenico è infatti una storia infinita che ha dell’incredibile… se non fossimo in Italia. Una storia di cui ancora non è stata scritta la parola fine, ma forse neppure l’inizio…
Già perché, dopo sessant’anni di discussioni, analisi, progetti, prese di posizione e chi più ne ha più ne metta, si ricomincia da capo. Ormai di autostrada non si parla più, in quanto considerata troppo onerosa, mentre è tornata in auge la messa in sicurezza dell’Aurelia, come da ipotesi avanzata nel lontano anno 2000 dall’allora Governo Amato. Ebbene, definire questa vicenda come la tela di Penelope è riduttivo. Siamo alla commedia, alla farsa. O peggio al tormentone e all’odissea. Si fanno dei passi avanti, ma poi ci si ferma, si torna ineluttabilmente indietro e si perde con facilità la bussola.
Che questa storia abbia stancato e preso una piega insopportabile ormai lo hanno capito tutti. Tanto che è arrivato il momento di dire BASTA! Ed è con questo spirito che il 12 ottobre scorso è stata organizzata una grande manifestazione di protesta (di cui presentiamo un ampio resoconto nelle pagine che seguono) contro l’ennesimo stallo in cui la provincia di Grosseto si trova in ordine a questo tema. L’iniziativa è stata promossa dalla Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno, presieduta da Riccardo Breda, fortemente impegnato, già con l’istituzione in aprile del Tavolo “Sì, Grosseto va avanti” (che vede coinvolto tutto il territorio), a cercare di risolvere questioni annose che minano lo sviluppo di questa nostra terra, tra cui anche la problematica del Corridoio Tirrenico. Ne è venuta fuori una grande mobilitazione – forse la più grande nella storia della provincia di Grosseto – per rivendicare la giusta attenzione da parte del Governo su un’infrastruttura cruciale per la crescita dell’economia locale e per la sicurezza.
Con la Camera di Commercio sono scese in piazza le istituzioni, con in testa la Regione Toscana (presente il governatore Enrico Rossi) e la Provincia di Grosseto (con il presidente
Antonfrancesco Vivarelli Colonna, anche sindaco del capoluogo), i comuni, le associazioni di categoria, i sindacati, le associazioni ambientaliste, l’Associazione italiana familiari e vittime della strada, il Consorzio di Bonifica 6 Toscana sud e l’ente Parco della Maremma. La protesta ha visto una massiccia presenza di trattori, camion, auto che, partiti dall’Enaoli (Rispescia), sono sfilati in corteo sull’Aurelia, per poi attraversare la città di Grosseto e arrivare nel parcheggio del centro commerciale Maremà, dove hanno preso la parola i vari relatori per chiedere, con voce più chiara e forte possibile, la realizzazione di un intervento infrastrutturale ormai non più rinviabile a sostegno della provincia di Grosseto. Svanita l’ipotesi irrealizzabile dell’autostrada, il progetto richiesto oggi da tutto il territorio in modo compatto prevede semplicemente di mettere in sicurezza la strada statale Aurelia, trasformandola in un’infrastruttura moderna e sicura, rafforzando la rete di complanari collegate.
Basterà questa manifestazione per arrivare a meta? Considerando il pregresso siamo portati a dubitare. Guardando invece al futuro, ci viene solo da dire: speriamo che sia la volta buona!