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Grosseto, la Pinacoteca pronta ad aprire con o senza le opere di Gianfranco Luzzetti. Botta e risposta tra il sindaco Bonifazi e il collezionista fiorentino

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Botta e risposta tra il sindaco di Grosseto Emilio Bonifazi e l’antiquario fiorentino Gianfranco Luzzetti. Motivo del contendere? La donazione – di cui si parla ormai da oltre vent’anni – delle eccezionali opere del celebre collezionista al capoluogo maremmano, opere da ospitare nella Pinacoteca di Grosseto (i cui lavori di ristrutturazione sono appena terminati) ma che a quanto pare, a giudicare dagli ultimi accadimenti, difficilmente arriveranno…

La vicenda della donazione di Gianfranco Luzzetti alla città di Grosseto iniziò con le precedenti amministrazioni, a partire dal 1993, quando il noto antiquario manifestò per la prima volta pubblicamente l’intenzione di destinare al capoluogo maremmano parte della sua collezione

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La Pinacoteca di Grosseto è pronta per aprire. Le sale ristrutturate sono praticamente finite e in poche settimane potrebbero ospitare collezioni. In questi ultimi due anni l’Amministrazione Comunale ha infatti portato avanti un lavoro importante sull’ex convento delle Clarisse: rifacimento di alcuni impianti (elettrico, di emergenza e di climatizzazione), installazione del nuovo ascensore, ritinteggiatura delle pareti, adeguamento dei sistemi di sicurezza (allarme e antincendio) e altro ancora. Un impegno costato complessivamente quasi 150mila euro per un edificio già oggetto nel recente passato di importanti opere strutturali.
Ma prima di “riempirla” con qualcosa c’è da sciogliere un nodo: quello legato alla collezione di Gianfranco Luzzetti. Ormai se ne parla da anni. Il celebre antiquario fiorentino, originario di Giuncarico (Gavorrano) ed ancora molto legato alla sua terra, la Maremma, ha espresso il desiderio di donare le sue opere (una collezione dal valore milionario) al Comune di Grosseto. Non subito ma post mortem, attraverso un legato testamentario, a patto che nel frattempo si concretizzino alcune condizioni poste come conditio sine qua non dell’intera operazione. Cosa chiede Luzzetti? Garanzie. Garanzie sulla location, garanzie sul soggetto che dovrà impegnarsi a gestire le opere e soprattutto a rendere vivo l’intero progetto che stando alle parole di Luzzetti “non si limita alla donazione di capolavori d’arte”, ma si eleva a “percorso di crescita culturale della città attraverso mostre, conferenze, dibattiti, donazione di libri d’arte per un centro studi internazionale dedicato a giovani storici dell’arte”.
Il Comune non si fida solo della parola (“verba volant, scripta manent”) e vorrebbe chiudere subito ovvero vorrebbe che l’antiquario fiorentino donasse tutto e anche alla svelta. Ne è nata una querelle nelle scorse settimane dall’esito ancora imprevedibile. Il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi ha convocato una conferenza stampa per annunciare la chiusura dei lavori di ristrutturazione alle Clarisse e la conseguente possibilità per la struttura di ospitare opere d’arte, quelle di Luzzetti, ma non necessariamente, laddove Luzzetti non volesse più donarle. Già ma qui sta il punto. Luzzetti non ha mai espresso il desiderio di donare tutto e subito… e poi imporre una donazione significa snaturare e stravolgere lo stesso senso di quello che dovrebbe essere (ed è) un atto di liberalità. Ma il Sindaco Bonifazi ha fretta di chiudere e così, contestualmente alla convocazione della conferenza stampa organizzata per presentare la chiusura dei lavori di ristrutturazuione delle Clarisse, ha inviato al collezionista fiorentino una lettera dal vago sapore ultimativo, alla quale ha fatto seguito la risposta dello stesso Luzzetti. Quindi è arrivata la replica del Sindaco e subito dopo la controreplica dell’antiquario.
Di seguito riportiamo i testi delle varie missive e nell’articolo a pag. 27 l’intervista che Gianfranco Luzzetti ha voluto rilasciare alla nostra testata.

La prima lettera del sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi
Caro Gianfranco,
credo che sia giunto il momento di mettere un punto fermo rispetto alla più che ventennale vicenda del tuo generoso lascito di capolavori ai cittadini di Grosseto, e quindi sulla realizzazione della Pinacoteca comunale che le ospiterebbe.
Innanzitutto ti confermo che la ristrutturazione delle “Clarisse” può definirsi conclusa e siamo quindi pronti ad ospitare le opere. Certamente, come sai anche attraverso lettere che ti sono state inviate nei mesi scorsi, i limiti finanziari che ci troviamo ad affrontare ormai da anni, ci hanno forse impedito di arrivare ad una ristrutturazione più radicale ma i lavori eseguiti ci offrono oggi una struttura bella, sicura, ampia e capace di garantire spazi adeguati. Noi siamo pronti e vorremmo che tu fossi al nostro fianco in quella che dobbiamo considerare e abbiamo sempre considerato una grande opportunità per questa città. Il tuo impegno e la tua generosità sono ormai note ma adesso dobbiamo chiederti di fare un passo concreto che, purtroppo, non può avvenire attraverso lo strumento del “legato testamentario” che non è oggettivamente sostenibile per un’Amministrazione pubblica. Un elemento confermato da tante parti, come sai. Se donazione vuole essere, deve quindi esserlo anche nella sostanza.
In questi anni, pur tra discussioni anche accese, abbiamo mantenuto rapporti di reciproca fiducia e rispetto. Non ti ho mai nascosto le difficoltà che mano mano abbiamo incontrato e, quando possibile, non mi sono mai tirato indietro. Grazie alla tua passione e alla tua competenza, abbiamo infatti organizzato delle mostre storiche per la città su cui abbiamo avuto il coraggio di investire quasi 650mila euro, solo considerando le spese vive direttamente collegate. Ci hai donato già due grandi opere come la “Madonna con Bambino” di Santi di Tito e la “Pietà” del Cigoli alle quali abbiamo dato il massimo risalto. Ci siamo incontrati con i membri della “Fondazione Verrocchio” da te segnalati per arrivare ad una definizione sulle modalità gestionali della Pinacoteca. Numerosi incontri, disponibilità reciproca, ma nessun risultato è stato raggiunto.
Per onestà non intendo raccontarti una realtà diversa e, infatti, renderò pubblica anche questa lettera che stai leggendo perché non ho nulla da nascondere. L’Amministrazione comunale ha fatto il massimo possibile nelle condizioni date. Forse tu, lo so, pretendevi di più ma quello che abbiamo fatto non è certo poco. Per quello che ci riguarda la Pinacoteca è pronta, sicura e certamente in grado di accogliere quella che, ti ripeto, chiediamo diventi una vera e propria donazione di opere.
Grosseto, anche se immersa in quelle difficoltà economiche che la accomunano al resto d’Italia, merita di ospitare i tuoi capolavori. Siamo infatti impegnati anche a dare molto altro alla città. Anche solo considerando a quale stadio finalmente avanzato siamo arrivati con la Regione nella definizione del grande progetto relativo al Centro degli Etruschi a Roselle. Inoltre abbiamo investito in due anni somme senza precedenti nel recupero delle Mura, dal Cassero al Bastione Maiano. In questo percorso che, non ti nascondo essere difficile e pieno di ostacoli, le tue opere garantirebbero un salto di qualità notevole. La tua presenza fisica nel valorizzarle, anche dove verrebbero ospitate, sarebbe essa stessa una molla di attrazione. Per chiarezza ti confermo anche che, nel caso di una tua decisione non in linea con quella che come Amministrazione auspichiamo, noi andremo avanti comunque cercando di creare un nuovo grande polo di impulso culturale a Grosseto. Senza le tue opere saremo meno ambiziosi ma porremo le basi per una realtà in grado di crescere.
Spero quindi, e sinceramente, che tu voglia partecipare a questo percorso insieme a Grosseto per Grosseto e ti chiedo di darci una risposta entro la fine del prossimo mese di marzo. Nel nostro rapporto, ribadisco, c’è stata sempre trasparenza e ritengo che questa lettera ne sia una ulteriore e concreta dimostrazione.
Con stima e affetto
Emilio Bonifazi

La risposta del collezionista Gianfranco Luzzetti
Gentile Emilio Bonifazi,
questa lettera vuole avere toni cordiali e costruttivi, per rispetto alla carica che ricopri e alla cittadinanza che rappresenti, che non prescindono da una frustrante sensazione di rammarico. Rammarico per dover comunicare con te, e con la tua giunta, principalmente attraverso i giornali. Rammarico per aver constatato che la consegna delle chiavi delle Clarisse era solo una concessione formale, priva di sostanza, dal momento che in quell’edificio avete fatto dei lavori di adeguamento senza avermi mai consultato.
Ma il rammarico più grande è quello di non averti fatto comprendere, dopo tanti anni di collaborazione, l’importanza del mio progetto, che non si limita alla donazione di capolavori d’arte. Il mio progetto è molto più ambizioso e va oltre il semplice museo delle mie opere: vuole attivare un percorso di crescita culturale della città attraverso mostre, conferenze, dibattiti, donazione di libri d’arte per un centro studi internazionale dedicato a giovani storici dell’arte. Un percorso già avviato, che non solo ha portato alla donazione di due importanti opere di Santi di Tito e di Cigoli – che testimonia il mio impegno e la mia buona fede – ma ha stimolato un sensibile incremento dei visitatori del museo archeologico determinando una prospettiva di crescita e di sviluppo legata anche al turismo culturale.
La tua pretesa, quindi, di definire la donazione della mia collezione entro il 31 marzo 2015 non solo è scorretta da un punto di vista personale, perché mi costringe ad assumere una volontà – quella di privarmi ancora in vita di tutte le mie opere – che non avevo mai espresso né preso in considerazione, ma è ingiusta anche dal punto di vista della programmazione culturale, e provo a spiegarti il motivo: se dono tutto adesso, sei sicuro di avere i mezzi per gestire e ospitare degnamente una collezione così imponente? Hai una struttura idonea, uno staff preparato, dei mezzi per tutelarla e valorizzarla? Le Clarisse sono davvero pronte?
La soluzione ideale, invece, sarebbe un’altra e dovresti conoscerla bene, perché coincide con la prosecuzione del percorso già avviato. Un percorso che prevede di mettere a disposizione gratuitamente il mio lavoro per allestire ogni anno una mostra in grado di esporre alle Clarisse singoli settori della mia collezione. La proposta prevedeva anche di donare, ogni anno e in relazione alla mostra effettuata, una mia opera alla città. Poi, al momento della mia scomparsa, tutto il resto della collezione doveva affluire a Grosseto. Questo percorso avrebbe permesso di maturare le condizioni per affiliare al mio progetto partner importanti ed eventuali sponsor economici, rendendo il progetto stesso sostenibile.
Il discorso della limitata capacità economica del Comune, che evidenzi in ogni occasione, mi appare in effetti un po’ strumentale: tutte le mostre che abbiamo realizzato in passato erano solo parzialmente a carico del Comune e quindi dei contribuenti, perché erano finanziate dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze su progetti elaborati da me e dai miei collaboratori. Inoltre, se vuole, il Comune ha recentemente dimostrato – anche nel settore culturale – di sapere attivare progetti europei in compartecipazione economica.
Quindi, per concludere, la mia “contro-proposta” è questa: visitiamo insieme le Clarisse e vediamo se riusciamo a continuare il percorso intrapreso. Possiamo realizzare una semplice convenzione, senza impegni notarili, che determini le condizioni di collaborazione e implichi anche il famoso lascito post mortem. Credimi, è la soluzione migliore.
Se non l’accetti, ti assumi la responsabilità di chiudere un progetto avviato e ventennale che ha già dato i suoi frutti, di disperdere le energie fin qui raccolte, di rinunciare a una promettente prospettiva di sviluppo, di spiegare ai cittadini il reale motivo di questo bizzarro ultimatum che mi hai imposto.
Cordiali saluti
Gianfranco Luzzetti

La replica di Emilio Bonifazi
Non si è fatta attendere la replica di Bonifazi questa volta rivolta alla città e non più in forma di lettera al suo interlocutore. «Sono nove anni che evito le polemiche e cerco un accordo con Gianfranco Luzzetti – ha attaccato il “primo cittadino” – ma continuo a non vedere aperture e a non avere risposte tali che un’Amministrazione pubblica possa concretamente valutare. La sua lettera mi lascia oggettivamente molto amareggiato come amministratore e come uomo, perché la messa a disposizione a titolo gratuito dei locali delle Clarisse non è stata affatto un ultimatum ma un fatto. Il risultato dei nostri sforzi come amministrazione comunale su un edificio storico che, a quanto letto nei giorni scorsi, scopriamo adesso non essere più considerato idoneo da Luzzetti, quando lui stesso lo aveva considerato idoneo come luogo delle sue opere.
Ho anche trovato, questo sì bizzarro, il suo rammarico rispetto alla comunicazione via stampa a cui si sentirebbe costretto. Credo andrebbe considerato come per anni l’Amministrazione comunale sia stata informata di ogni passaggio di questa infinita vicenda, sempre e solo da qualche articolo di giornale o titolo ad effetto preventivi, con esternazioni di vario tipo alle quali spesso abbiamo scelto di non rispondere per non incrinare il rapporto.
Ringrazio invece Luzzetti – aggiunge Bonifazi – per aver definitivamente chiarito il fatto che tutta la vicenda non ha mai avuto a che fare con una donazione. Noi lo sapevamo ma l’idea che si era fatta nel corso degli anni questa città era onestamente un’altra. È proprio per questo, e lo abbiamo detto, che abbiamo posto delle condizioni a chiusura dei lavori alle Clarisse. Perché, in effetti, non esiste nulla che attesti la volontà concreta di Luzzetti, niente di formale, né la donazione né lo stesso e pur insufficiente lascito testamentario “post mortem” rivedibile in qualunque momento. Ecco che la famosa consegna delle chiavi, celebrata a suo tempo, non poteva che essere simbolica, proprio perché a fronte di sole parole, che tali sono rimaste. Tanto più che adesso, a distanza di anni e a lavori finiti, veniamo a scoprire anche che le Clarisse non andrebbero più bene.
La realtà è che da Gianfranco Luzzetti non ho ricevuto alcuna risposta alle mie richieste. O va da un notaio, oppure no? Tutto il resto ce lo siamo già detto mille volte, privatamente e a mezzo stampa. Quale Comune non sarebbe orgoglioso di ospitare quella meravigliosa collezione? Noi lo siamo da più di vent’anni e abbiamo parlato con tutti quelli che Luzzetti ci ha indicato; tutti concordano però che senza una donazione effettiva il Comune non può fare proprio niente.
Quello che all’amico Gianfranco deve essere chiaro una volta per tutte è che qui non si tratta di una questione tra me e lui, tra il Sindaco di Grosseto e una persona animata dall’esclusiva passione per la sua terra, ma del rapporto tra un privato, generoso quanto si vuole, e una Amministrazione pubblica. Io lo ringrazio a nome della città delle due opere meravigliose che ci ha donato e non ho alcun motivo di dubitare della sua autorevole parola. Ma un’amministrazione pubblica deve approvare degli atti sulla base di altri atti, deve affidare lavori e incarichi attraverso procedure di evidenza pubblica; non può mandare in malora splendidi locali ristrutturati lasciandoli vuoti in attesa di un evento che tutti speriamo avvenga il più tardi possibile. Non possiamo spendere altri milioni, che per altro non abbiamo, per un edificio di pregio già bello e sicuro, oltretutto senza nessuno straccio di carta firmata davanti ad un notaio. Non mancano infatti esempi di vicende giudiziarie che si trascinano per lunghissimo tempo tra eredi e amministrazioni. E ripeto che il Comune di Grosseto non ha bisogno di protocolli, intese e convenzioni ma di atti notarili. Ad oggi non esiste nemmeno il legato testamentario post mortem.
In questi anni Grosseto – conclude il Sindaco – ha ricevuto centinaia di opere in donazione da numerose altre personalità locali e non, che amavano quei quadri e quei libri tantissimo e che ce le hanno donate davanti ad un notaio e a loro spese. Persone note e degne del massimo rispetto, oltre che della nostra più totale gratitudine, perché ovviamente la generosità non ha nulla a che fare con il valore specifico di ciò che si dona e in molti casi si trattava anche di opere di grande pregio. Nessuno, dunque, obbliga Luzzetti a fare la stessa cosa ma che almeno non si dica che siamo noi a non volere la sua collezione».

La controreplica di Gianfranco Luzzetti
Tempo neanche un giorno ed ecco che arriva la controreplica di Gianfranco Luzzetti, anche questa indirizzata non più al Sindaco, ma alla cittadinanza.
«Cari concittadini – esordisce il collezionista fiorentino – mi rivolgo a voi perché il dialogo con il sindaco che vi amministra è diventato, a questo punto, impossibile. Potete confrontare le nostre ultime lettere e notare come, in modo pretestuoso e arrogante, il sindaco abbia stravolto i miei argomenti fingendo di non voler capire. Facciamo qualche esempio. Scrive: “La messa a disposizione a titolo gratuito dei locali delle Clarisse non è stata affatto un ultimatum ma un fatto”, fingendo di non capire che la vera natura del suo ultimatum non riguarda le Clarisse ma l’atto di donazione delle mie opere entro il 31 marzo. A questo proposito mi ringrazia “per aver definitivamente chiarito il fatto che tutta la vicenda non ha mai avuto a che fare con una donazione”, fingendo di non capire – dopo anni di mostre che preludono alla donazione post mortem e due opere già donate – che la mia dichiarazione si riferiva a una donazione “in vita”, e il lascito post mortem necessita di garanzie come quella di una vera ristrutturazione delle Clarisse per destinazione museale. La consegna delle chiavi a cui fa riferimento il sindaco non solo è “simbolica”, ma anche simbolicamente ridicola, dal momento che è stata effettuata in campagna elettorale e che, dopo l’elezione del sindaco, nessuno mi ha avvertito dei lavori che intendevano fare nell’edificio. A questo proposito, il sindaco afferma che “a distanza di anni e a lavori finiti, veniamo a scoprire che le Clarisse non andrebbero più bene”, fingendo di non capire che a me le Clarisse vanno benissimo, ma non mi vanno bene le ristrutturazioni inadeguate e fatte di nascosto. Le Clarisse mi vanno così bene che nella mia lettera precedente ho scritto testualmente: “visitiamo insieme le Clarisse e vediamo se riusciamo a continuare il percorso intrapreso”. Ma l’offerta di continuare il percorso intrapreso, allestendo una mostra all’anno nelle Clarisse e donando contestualmente un’opera all’anno, secondo il sindaco non è “un’apertura che l’Amministrazione pubblica possa concretamente valutare”. L’apertura, secondo il vostro sindaco – aggiunge Luzzetti –, dovrebbe essere quella di andare dal notaio entro il 31 marzo, donare tutte le mie opere e metterle in “splendidi locali ristrutturati”, fingendo di non sapere che quei locali non hanno impianti di sicurezza e di climatizzazione adeguati. Si accontenterebbe, il vostro sindaco, di un “legato testamentario post mortem”? Pare di no, visto che nella sua lettera specifica che “non può mandare in malora splendidi locali ristrutturati lasciandoli vuoti in attesa di un evento che tutti speriamo avvenga il più tardi possibile”. Il vostro sindaco vuole tutto e subito, non prendendo assolutamente in considerazione – e quindi facendo finta di non conoscere – l’ipotesi di continuare il progetto iniziale, quello delle mostre periodiche con singole donazioni. La mia proposta di convenzione, così “irricevibile”, era un modo per facilitare la ripresa delle relazioni. Io non sono allergico ai notai. Il sindaco fa finta di non sapere che, in questi anni, dal notaio ci siamo andati molte volte – e al notaio, nonostante gli accordi purtroppo non disciplinati da alcuna convenzione, io ho lasciato 80.000 euro oltre la donazione di due opere che valgono complessivamente quasi un milione di euro – ma nessun accordo può essere firmato da un notaio se l’amministrazione evita qualsiasi tentativo di dialogo.
Insomma, a ben vedere, il vostro sindaco fa continuamente finta di non capire e di non sapere. Allora la mia conclusione è questa: o è straordinariamente ottuso e malconsigliato, oppure è in malafede. In entrambi i casi non voglio più avere a che fare con lui.
Che faccia pure nella Clarisse quello che sicuramente ha già intenzione di fare. Ha ragione – conclude Luzzetti –: la questione non è tra me e lui, ma tra me e voi. Se veramente ci tenete al mio progetto, quindi, fatevi sentire. Grosseto ha già perso tante occasioni e voi meritate un rispetto che questa amministrazione non è in grado di garantirvi».

gianfranco luzzetti

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