L’Istituto Musicale “Palmiero Giannetti”, una piccola gemma nel panorama culturale maremmano

L’Istituto Musicale “Palmiero Giannetti”, una piccola gemma nel panorama culturale maremmano

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Si conclude con questo numero il mini tour di presentazione delle strutture cittadine che fanno parte della Fondazione Grosseto Cultura. Dopo il Cedav ed il Museo di Storia Naturale della Maremma parliamo dell’Istituto Musicale Comunale “Palmiero Giannetti” di Grosseto – un’altra piccola gemma nel panorama culturale maremmano – diretto dal 1998 dal M° Antonio Di Cristofano

Antonio Di Cristofano: “Il lavoro portato avanti per una sola generazione non basta per far attecchire la cultura musicale, per riuscire ad avere un pubblico assiduo, che ami la musica. Suonare e cantare insieme abitua al rispetto delle regole, al rispetto per le persone con cui si suona, degli equilibri all’interno del gruppo, a cercare e portare l’armonia nella propria vita…”

di Deborah Coron

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Dopo aver presentato il Cedav (a dicembre), la Fondazione Grosseto Cultura (a marzo) ed il Museo di Storia Naturale della Maremma (ad aprile), il nostro viaggio all’interno delle strutture comunali che della stessa Fondazione fanno parte si conclude con un altro significativo incontro: quello con l’Istituto Musicale Comunale “Palmiero Giannetti” di Grosseto un’altra piccola gemma nel panorama culturale maremmano.
L’istituto, fondato nel 1973, con l’intento di rappresentare un punto di riferimento in città per gli appassionati della musica, è diretto dal 1998 dal M° Antonio Di Cristofano. Ed è proprio con lui pianista di fama internazionale e grande conoscitore di questo mondo, che mettiamo a fuoco una gran bella realtà cittadina.

Quali sono le principali attività della scuola di musica che dirigi?
La scuola propone l’insegnamento pre-accademico delle discipline musicali e consente l’accesso ai Conservatori; è in convenzione con il Comune: ha 200-220 allievi interni e circa 300 presso gli Istituti Comprensivi con cui collaboriamo e che costituiscono un “serbatoio” di nuovi allievi: i nostri docenti tengono lezioni di strumento direttamente presso di loro; si tratta di lezioni propedeutiche di un’ora per l’avvicinamento alla musica, con piccoli gruppi di 4 o 5 bambini.
Da quattro anni abbiamo una convenzione con l’Istituto Superiore di Studi Musicali “Rinaldo Franci” di Siena per far ottenere il diploma finale di Conservatorio ai nostri ragazzi con un programma allineato con la nostra scuola. I corsi tradizionali ci sono tutti, comprese le materie complementari: batteria, canto, chitarra, clarinetto, composizione, contrabbasso, flauto, fisarmonica, oboe, percussioni, pianoforte, sax, tromba, trombone, viola, violino, violoncello.
Ci qualificano particolarmente il corso propedeutico per bambini più piccini, di tre-quattro anni, per sviluppare le capacità musicali di base e imparare la musica senza smettere di giocare; il Coro Incantus Junior è stato costituito per la creazione di una corale di soli voci bianche; abbiamo anche il corso per strumenti ad arco col metodo Suzuki: «Voglio creare bravi cittadini. Se un bambino ascolta buona musica dal giorno della sua nascita e impara a suonarla da solo, allora svilupperà sensibilità, disciplina e pazienza. Ed otterrà uno splendido cuore» (Shinichi Suzuki).
Non trascuriamo la Musicoterapia, attività rivolta ad adulti e bambini per la stimolazione della comunicazione, la presa di coscienza del proprio schema corporeo e lo sviluppo della socializzazione.
E al pubblico che cosa proponete?
Abbiamo appena finito una serie di sei concerti presso la Chiesa della Misericordia, impostati non come saggi dei nostri allievi, ma con esecuzioni con gruppi di musicisti o solisti che eseguono per una quindicina di minuti ciascuno.
Aderiamo ogni anno alla Festa nazionale della Musica all’inizio di maggio al Teatro Moderno: il 13 maggio si sono esibite tutte le scuole di musica in convenzione coi vari Istituti scolastici, per cui durante l’esibizione di cori e gruppi anche quest’anno abbiamo avuto il pieno.
Altra attività che portiamo avanti da undici anni è il concorso dedicato a Palmiero Giannetti, che è stato Presidente del nostro Istituto fino al 2004. Si tratta di un concorso interno, dedicato quindi ai nostri ragazzi, suddivisi per fasce di età, che mette in palio diverse borse di studio di 1500 euro ciascuna. La finale si svolgerà il prossimo 26 giugno al Teatro degli Industri e sarà aperta al pubblico.
Per la prima volta bandiremo il concorso Musicale “Città di Grosseto”, riservato ai pianisti under18 insieme al Comune di Grosseto e la Fondazione Rotariana C.B. Zoppi.
Un nuovo ciclo di incontri, finalizzato all’approfondimento consapevole delle opere che verranno rappresentate in occasione dei concerti cittadini, è partito il 24 aprile, è proseguito il 15 maggio e si concluderà il 23 ottobre.
Perché un pianista di fama internazionale come te, pur tenendo concerti all’estero per 150 giorni l’anno, da 18 anni resta comunque direttore artistico di una scuola di musica in una piccola città come Grosseto?
Sono qui, anche a costo di aver rinunciato ad offerte importanti, perché sono particolarmente legato a Grosseto, per nascita e affetti, anche se i miei genitori provenivano dall’Abruzzo.
Immagino non sia facile conciliare la tua brillante carriera internazionale con la direzione della Scuola di Musica, ma il fatto che, anno dopo anno, tu sia sempre stato confermato alla direzione, significa che il tuo apporto è stato riconosciuto da tutte le amministrazioni che si sono succedute proprio per il suo valore.
Ci sono vantaggi e svantaggi sia dall’avere un Direttore impiegato a tempo pieno che come nel mio caso: se, ormai da qualche anno, mi è impossibile tenere personalmente dei corsi di lunga durata come docente, posso comunque trasmettere ai Maestri e agli allievi esperienza e professionalità; la mia rete di conoscenze mi permette di avere non solo docenti d’eccezione ospiti per le masterclass e grandi artisti per i concerti, ma soprattutto una visione più ampia di quello che è il panorama musicale e didattico ai più alti livelli.
Volendo fare un confronto tra Grosseto, l’Italia e l’estero, come è la situazione per quanto riguarda la musica?
Vent’anni fa, nell’Est Europa, pur suonando con strumenti molto scadenti, ottenevano buoni risultati, ma hanno fatto passi da gigante ottenendo risultati mostruosi. In Italia, nel frattempo, siamo invece notevolmente arretrati. Nel contesto italiano manca la voglia di fare, c’è uno spirito lento, demotivato. Grosseto patisce la situazione italiana in generale, a cui si aggiunge la dimensione provinciale della cittadina, cresciuta come popolazione solo negli ultimi 10-15 anni.
I cittadini magari frequentano in massa il concerto di capodanno come evento sociale o mondano, ma disertano o quasi le sale in occasione di concerti molto più belli. Quando ero bambino i miei genitori mi portavano ai concerti ed eravamo in 10 a teatro. Ora arriviamo anche ad avere 100 spettatori, tra l’altro in gran parte anziani… L’orchestra esiste da 21 anni, ma non basta il lavoro portato avanti per una sola generazione a far attecchire la cultura musicale: si fa una fatica mostruosa per riuscire ad avere un pubblico assiduo, che ami la musica.
In Cina o in Russia, se un bambino dimostra di avere talento, è lo Stato stesso a incanalarlo verso un percorso formativo diverso dalla scuola ordinaria. All’estero i concerti sono gremiti da tantissimi giovani: in Giappone, per esempio, l’istruzione scolastica prevede la musica come materia obbligatoria sin dalla scuola primaria e per tutte le superiori. Resto sempre incantato per la loro attenzione, curiosità e competenza quando mi occupo di una masterclass: ho classi di centinaia di ragazzi, spesso accompagnati da genitori entusiasti, che stanno tutto il tempo in rispettoso silenzio con il libro aperto e registratore a prendere appunti.
In Italia esiste la scuola media musicale, ma a 11 anni è già troppo tardi per apprendere l’uso di uno strumento musicale vero: orecchio e gusto musicale sono già formati e solitamente lontano dalla musica classica. La maggioranza dei giovani non ha più pazienza, voglia di imparare, di studiare, di fare anche qualche sacrificio. Se ho 5 ragazzi in una masterclass uno mi segue, mentre gli altri sono incollati al cellulare o fuori a fumare… I genitori che sostengono l’inclinazione dei propri figli per la musica pretendono risultati immediati, addirittura saltando l’insegnamento della teoria; l’insegnante è quindi costretto ad adattarsi per insegnare a suonare uno strumento senza aver completato una base teorica (il solfeggio e la grammatica della musica, con le note e i valori). Al primo segnale di cedimento, proprio quando sarebbe necessario dare ai ragazzi sostegno per imparare i valori della costanza e dell’impegno, gli stessi genitori li assecondano acriticamente verso l’abbandono. Questo comporta un grande numero di bambini che ogni anno si iscrivono per la prima volta, ma quasi altrettanti che abbandonano nei primi due o tre anni.
La situazione che riscontri è condivisa in tutte le scuole di musica?
Purtroppo sì: facciamo parte dell’AISM (Associazione Italiana Scuole di Musica), che ha la sede principale a Prato e ci confrontiamo costantemente. Stiamo cercando di trovare una legge a sostegno delle Scuole di musica perché con la più recente riforma Gelmini è stato creato il liceo musicale (sperimentale già dal 1970), il Conservatorio è stato relegato a organismo sovrasuperiore, ci sono delle scuole medie ad indirizzo musicale… in altre parole: si è partiti dall’alto, anziché dal basso: quando lo studente arriva al liceo musicale può anche essere privo di una qualsiasi formazione di base, ma a 11 o, peggio, a 15 anni, è già troppo tardi per apprendere l’uso di uno strumento musicale.
Che cosa ne pensi della concorrenza tra scuole di musica?
La nostra scuola, che ha indirizzo classico, si contrappone alle altre, caratterizzate da un indirizzo moderno, ma sono assolutamente a favore della presenza di tante scuole di musica nella stessa città: si moltiplica il numero degli studenti e delle persone, a partire dalle loro famiglie, che si appassionano alla musica; offre nuove opportunità di lavoro, occasioni d’ascolto attraverso saggi e concerti: il confronto invoglia a fare meglio, a progredire, ad allargare il pubblico. Resta sostanziale, comunque, la necessità di riuscire a mantenere un livello di qualità, di mantenersi come punto di riferimento per la didattica di Grosseto, in particolare secondo la tradizione classica, che occorre conciliare, però, con l’esigenza dell’uomo moderno, di aprirsi a quella che è la civiltà di oggi.
Bill Gates nel 1975 promise: “Nel futuro vedo un computer su ogni scrivania e uno in ogni casa”. Avremo mai uno strumento musicale in ogni casa, un musicista per ogni famiglia?
Le statistiche dicono che il 3% della popolazione italiana sa strimpellare uno strumento… in Germania il 69%! Ogni volta che vado in quel Paese respiro un’aria diversa, sento pesantemente il contrasto rispetto a una cultura completamente differente: durante il concerto non vola una mosca, il pubblico respira con me, l’applauso è composto, senza fischi e schiamazzi, ha una formazione di base che gli permette di godere pienamente della musica! Non pretendo nemmeno che tutti diventino dei musicisti, ma un minimo di conoscenza personale…
È quindi sempre auspicabile la formazione degli appassionati di musica e dei dilettanti…
Abbiamo, da un po’ di anni, anche un’attività di formazione permanente, un corso per gli adulti in cui non si sostengono esami, ma viene frequentato solo per diletto. Sempre più frequentemente, però, arrivano adolescenti che vorrebbero seguire i corsi solo “per divertimento”.
Eppure l’Italia è nota in tutto il mondo come il Paese del bel canto, possiamo vantare compositori e musicisti eccellenti in ogni epoca…
Qui è nato il pianoforte, il violino, l’Opera. Il genio e l’eccellenza italiani sono riconosciuti in tutto il mondo e non solo in campo musicale: dalla moda all’automobilismo da corsa, dall’architettura alla cucina… Ma investire nella cultura comporta un lavoro costante di investimento nel territorio e nella formazione, è necessaria una semina continua per ottenere dei risultati: non si ottiene nulla inaugurando un teatro oppure organizzando due o tre concerti l’anno con pagatissimi ospiti internazionali e dando lavoro all’orchestra per poche settimane… Occorre cercare di creare l’affezione della città nei confronti della struttura, che venga riconosciuta come parte integrante della propria identità. La filosofia che ci guida negli ultimi anni ha scelto di organizzare i concerti in centro città, sostenendo costi elevati, rispetto ad auditorium e spazi gratuiti più in periferia: questo allo scopo di avere maggiore visibilità, altrimenti i concerti vengono disertati.
Come si costruisce l’eccellenza, nella musica e nella vita?
Sono rarissimi i casi in cui un ragazzo ha passione e talento tali per cui riesce ad andare avanti da solo, soprattutto se nessuno dei genitori è un musicista e se gli amici si dedicano ad altre attività… La disciplina che i ragazzi acquisiscono imparando a suonare uno strumento è preziosa anche nello studio, a scuola.
Lorin Maazel disse che, ai tempi di Saddam Hussein, in Iraq: “se i bambini avessero suonato i quartetti di Shubert non avrebbero mai fatto la guerra”. Sono modi di dire, forse, ma è vero: in Venezuala il presidente sta portando avanti un progetto meraviglioso (“progetto Abreu”) che sta togliendo dalla strada, da probabile fame e criminalità, 250mila ragazzi attraverso n modello didattico musicale, che consiste in un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini e fanciulli di tutti i ceti sociali. È incredibile la forza che può avere la musica, o un’attività culturale: possono dare gli stimoli per andare avanti, costituire la ragione di vita. I nostri ragazzi, invece, parlano guardando il cellulare anziché negli occhi, dialogano con whatsapp, passano molte ore al giorno soli, giocando con videogiochi e vedendo programmi televisivi violenti e macabri…
Sin da bambini vengono riempiti di giocattoli, di strumenti tecnologici, di stimoli continui…
Sembra che abbiano tutto e invece non hanno niente!
…non sanno più gestire la noia e la mancanza di attività, che invece sono fondamentali per l’espressione della creatività, mentre la disciplina, che una scuola di musica permette di apprendere, è faticosa. Ed hanno spesso difficoltà nell’interazione coi compagni.
Sono perfettamente d’accordo! Si, perché noi abbiamo un gruppo di chitarra: Guitarensemble, abbiamo il gruppo degli ottoni e sax, tutti insieme, abbiamo il gruppo orchestrale degli archi, due cori: suonare e cantare insieme abitua al rispetto delle regole, al rispetto per le persone con cui si suona, degli equilibri all’interno del gruppo, a cercare e portare l’armonia nella propria vita…

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