In memoria dei “Martiri d’Istia d’Ombrone”, undici “ragazzi” tragicamente trucidati nel 1944...

In memoria dei “Martiri d’Istia d’Ombrone”, undici “ragazzi” tragicamente trucidati nel 1944 a Maiano Lavacchio

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Fu un fatto davvero tragico che ancora oggi viene ricordato ogni anno quello che accadde la mattina del 22 marzo 1944 a Maiano Lavacchio (Magliano in Toscana) dove in piena Guerra di Liberazione furono uccisi per mano fascista undici giovani passati alla storia come i “Martiri d’Istia d’Ombrone”

L’eccidio del 22 marzo 1944 fu il primo fatto di sangue ad avere una certa rilevanza in provincia di Grosseto (l’altro fu il Massacro della Niccioleta dove vennero trucidati 83 minatori)

di Corrado Barontini

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Sono passati alla storia come i “Martiri d’Istia d’Ombrone”. Nome con il quale si ricordano gli undici giovani barbaramente uccisi dai fascisti/repubblichini la mattina del 22 marzo 1944 sul retro del podere Sant’Antonio degli Andrei a Maiano Lavacchio (Magliano in Toscana).
Il motivo per cui le vittime si chiamano “Martiri d’Istia d’Ombrone”, pur essendo stati uccisi nel comune di Magliano in Toscana, si giustifica per due ragioni: la prima è che i corpi martoriati vennero sepolti nel cimitero di Istia (comune di Grosseto, ndr), l’altra è che diversi di loro erano nati proprio in questo paese.
Un libro che ricorda il sacrificio di quei giovani, realizzato dallo scrivente e Fausto Bucci, fu frutto di una ricerca sull’efferato eccidio basata su molte testimonianze orali. Lo intitolammo “A Monte Bottigli contro la guerra. Dieci ragazzi, un decoratore mazziniano, un disertore viennese. Fra oralità e storia” (I ed. Anpi, Grosseto, 1995; II ed. Follonica, 2003).
L’eccidio del 22 marzo 1944 fu il primo fatto di sangue ad avere una certa rilevanza in provincia di Grosseto (l’altro fu il Massacro della Niccioleta dove vennero trucidati 83 minatori).
Gli undici martiri d’Istia vennero fucilati dai “repubblichini” per dare una dimostrazione di forza. Non a caso il capo della Provincia Alceo Ercolani fece affiggere, pochi giorni dopo (31 marzo 1944), un manifesto che dava notizia dell’avvenuta fucilazione ed avvertiva che la stessa sorte sarebbe stata riservata a “chiunque sarà trovato armato e si unisca alle bande”.
Quel manifesto si basava sulla menzogna poiché gli undici martiri d’Istia non avevano (per scelta) portato con sé nessuna arma offensiva; un solo fucile da caccia, un “ferrovecchio”, che Attilio Sforzi portò dietro “…per vede’ se l’accomodavano”.
Gli “sbandati”, che si erano ritrovati nelle macchie di Motebottigli erano 12 uomini (fra loro un austriaco – Gunter Frichugsdorf, detto Gino – disertore dall’esercito tedesco, che sarà l’unico a salvarsi dalla fucilazione). Gli altri: Emanuele e Corrado Matteini, Alfiero Grazi, Attilio Sforzi, Alvaro Minucci, Alfonzo Passannanti, Antonio Brancati, Rino Ciattini, Silvano Guidoni, Alcide Mignarri ed il trentanovenne Mario Becucci che si era aggregato al gruppo tre giorni prima dell’eccidio, vennero fucilati senza avere nessun conforto religioso.
Il processo-farsa ebbe luogo al podere degli Andrei nell’aula riservata in quel tempo alla scuola elementare e durò complessivamente una ventina di minuti, giusto il tempo per prendere i dati degli “imputati”. Di quella specie di “Corte” giudicante non fecero parte i tedeschi, presenti all’operazione militare, comandati dal Tenete Muller, mentre fra i fascisti presenti in aula troviamo: Silio Monti (Federale del partito fascista a Grosseto), il Dottor Michele De Anna, Inigo Pucini (Podestà di Grosseto), Vittorio Ciabatti e la “spia” Lucio Raciti (pagato dalla Prefettura di Grosseto per infiltrarsi nella zona e raccogliere notizie).
La scelta di non portare le armi caratterizza la natura pacifica del gruppo e ancor più la volontà di non uccidere. La loro contrarietà alla guerra non impedì ai giovani renitenti di mantenere rapporti con la popolazione del posto e di incontrarsi con alcuni membri del comitato di liberazione provinciale (ad esempio Angiolo Rossi – detto Trueba, che era stato combattente in Spagna con le Brigate Internazionali – e Pietro Verdi che nel dopoguerra sarà Presidente dell’ANPI di Grosseto).

Ecco come si svolsero i fatti:
Nella notte fra il 21 e 22 marzo diverse centinaia di fascisti al comando del capitano Michele De Anna ed un piccolo contingente tedesco comandato dal tenente Muller, accerchiati i poderi ai margini della macchia, entrarono nel bosco, raggiungendo le “capanne di Monte Bottigli” sorprendendo i dodici giovani. Le capanne vennero poi devastate e i prigionieri avviati verso il luogo dell’eccidio. In questa situazione il viennese “Gino” (l’unico che essendo disertore dell’esercito tedesco ebbe chiaro da subito cosa lo attendeva) tentò la fuga, riuscendo ad entrare nella macchia più intricata. Spararono, ma non venne colpito.
Gli altri furono condotti al podere dell’Andrei dove all’epoca c’era l’Appalto, il Bar e le scuole elementari.
Qui vennero fatti entrare nell’aula insieme a due contadini del posto (Francesco Biagi e Ermenegildo Corsetti, trovati in possesso di 2 fucili da caccia) e due giovani sardi (Giovanni Pirìa e Luigi Careddu, renitenti alla leva ed ospiti al Podere Ariosti). Questi ultimi quattro saranno “assolti” anche se i due agricoltori (Biagi e Corsetti) vennero poi utilizzati per portare via con i carri tutto quello che i fascisti avevano razziato nei poderi: pane, prosciutto, formaggio…
Portati dietro alla casa a ridosso di una siepe gli undici “ragazzi” vennero fucilati barbaramente.
In quel luogo dell’eccidio la famiglia Matteini successivamente fece costruire una chiesina che rimane a ricordo della strage.
I corpi caricati su cinque carri vennero trasportate a Istia d’Ombrone per la sepoltura; quando furono sul ponte del fiume Ombrone trovarono i fascisti che cercarono di fermare il corteo dicendo che andavano seppelliti sul luogo dell’eccidio, ma la reazione indignata dei presenti e soprattutto di Agenore Matteini che inveì contro di loro gridando: “Io vi butto nell’Ombrone, ammazzatemi tanto io non ho più niente da perde’…”1 li costrinse a sgombrare la strada e far passare le salme.
L’indomani le autorità cercarono di impedire la funzione religiosa, ma Don Omero Mugnaini (parroco d’Istia) replicò con spirito pronto: “voi occupatevi dei vivi che dei morti me ne occupo io”2.
Nonostante gli ordini dei fascisti impartiti ai fiorai grossetani di non portare fiori, il giorno del trasporto partecipò tanta gente a rendere omaggio agli undici martiri e comparvero moltissimi rami di mimosa raccolti spontaneamente dagli alberi che in quei giorni erano fioriti: un manto giallo di questi fiori accompagnò i feretri fino al camposanto.
Emanuele (detto Lele), il più giovane dei due fratelli Matteini, prima di uscire dall’aula scrisse con il gesso sulla lavagna un messaggio per la madre:
Mamma
Lele e Corrado
un bacio
Quella scritta oggi è conservata nella stanza del Sindaco del Comune di Grosseto ed è stata esposta, per la prima volta, nel Comune di Magliano con una cerimonia alla quale sono stati presenti, oltre alle autorità, anche i ragazzi delle scuole di Magliano. Dionora Tinti ha intervistato Marco Grilli, autore del libro “Per noi il tempo è finito all’alba”.

Bibliografia:
• Magnani Manfredo “La strage di Istia d’Ombrone (22 marzo 1944)” Ed. Il Grifone, Grosseto 1945
• Barontini Corrado – Bucci Fausto, collab. Claudio Carboncini e Luca Verdini “A Monte Bottigli contro la guerra – Dieci ragazzi, un decoratore mazziniano, un disertore viennese. Fra oralità e storia” Ed La ginestra, Follonica, 2003 (la prima edizione venne pubblicata dall’ANPI di Grosseto nel 1995)
• Antonio Brancati (una lettera ai genitori trovata nella tasca dei suoi pantaloni) è pubblicata in “Ultime lettere di condannati a morte della resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945)” Ed. Einaudi, Torino, 1955
• Nicla Capitini Maccabruni (a cura di) “La Maremma contro il nazi-fascismo” Grosseto, 1985
• ANPI di Grosseto (a cura di) “In ricordo degli 11 martiri fucilati il 22 marzo 1944 a Maiano Lavacchio” ciclostilato, Grosseto, 1981
• Olinto Marconi “22 Marzo 1944, l’eccidio di Monte Bottigli”, Ciclostilato, Grosseto, 2008
• Marco Grilli “Per noi il tempo si è fermato all’alba – Storia dei martiri d’Istia” ed Effigi, Arcidosso, 2014

Sull’eccidio esistono inoltre alcuni fogli volanti di cantastorie e poeti estemporanei:
• “Strage dei martiri di Istia d’Ombrone” di Severino Cagneschi (in collaborazione con Eugenio Bargagli), 1945 (questa versione è stata incisa anche in un disco 45 giri cantata da Mirella Bargagli)
• “Storia dell’undici martiri. Maiano Lavacchio” di Francesco Benelli, 1945
• “22 Marzo 1944 – I negrieri fascisti assassinatori della carne umana” di Natale Crescioli, s.d. forse 1945
• “Rastrellamento nazifascista del 22 marzo 1944 effettuato nei pressi di Istia d’Ombrone” di Gino Bardi (Pescina – Seggiano), 1944

Martiri d'Istia - Vittime Lavagna