Quando il borgo di Pitigliano fu colpito da una terribile epidemia nel...

Quando il borgo di Pitigliano fu colpito da una terribile epidemia nel 1580

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In epoca di Coronavirus non sono rari gli sguardi al passato per trovare similitudini talvolta pertinenti altre volte improbabili. Qui parliamo del pericoloso morbo che negli anni intorno al 1580 colpì tutta l’Europa ed esplose in Italia tra giugno e settembre di quell’anno, giungendo al culmine nell’agosto in Toscana, Umbria e Lazio ed in particolare, nel territorio maremmano, a Pitigliano

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DI ANGELO BIONDI

In tempi di coronavirus, che tanto sta scombussolando società, economia, organizzazioni sanitarie di interi Stati in tutto il mondo, pare opportuno ricordare che i nostri antenati, per secoli, hanno dovuto affrontare e combattere con epidemie, pestilenze, malattie contagiose di ogni sorta, spesso ricorrenti ad intervalli abbastanza ravvicinati e con esiti disastrosi in termini di mortalità; i rimedi della scienza medica in passato erano scarsi e inefficaci e le uniche possibilità di contenere il morbo perché non dilagasse, erano il blocco dei forestieri, la separazione dei malati nei lazzeretti e la quarantena, attuate in modo rigoroso…
Negli anni intorno al 1580 un pericoloso morbo, che si propagava con facilità per contatto, colpì tutta l’Europa ed esplose in Italia tra giugno e settembre di quell’anno, giungendo al culmine nell’agosto in Toscana, Umbria e Lazio; non rimase indenne il territorio maremmano, di cui si hanno precise notizie per Pitigliano e più sporadicamente per Castellazzara, per Seggiano e per la città di Castro, all’epoca capitale del Ducato omonimo dei Farnese. Non si trattò di peste, ma di una malattia epidemica, curiosamente definita all’epoca con vari nomi: mal Begone, mal del Bazzuccolo, mal Galantino, mal del Mattone, mal della Coccolucchia, mal del Mazzacollo, ma su tutti prevalse poi quello di “mal del Castrone”, così chiamato “perché i montoni di quella infermità sogliono soffrire assai”, come afferma il Platina nella sua opera “Delle vite de’ Pontefici”.
Questa malattia si presentava con febbre alta, acuto dolore di capo, catarri che calavano in gola e nel petto, causando una tosse continua, gravi difficoltà di respiro, nausea e debolezza in tutta la persona. Nonostante ciò, il morbo aveva di solito un andamento piuttosto benigno, ma poteva diventare pericoloso se si collegava a cause di aggravamento comuni a tutte le malattie come la tenera età e l’indebolimento fisico.
La malattia del “mal del castrone” che colpì Pitigliano con alta mortalità nel 1580, si può considerare un caso esemplare nel nostro territorio. Già alla fine di luglio a Pitigliano c’erano numerosi ammalati tanto che il consigliere Giovanni Petruccioli in Consiglio comunale propose di non fare la solita festa per “Santa Maria d’agosto”, tenendo conto anche della “mala disposizione dell’aria”, ma non fu ascoltato. Così la festa di Mezzagosto, che avvenne con molta partecipazione della popolazione, favorì il contatto tra le persone e il contagio dilagò con gravi conseguenze: dal 20 al 31 agosto ci furono ben 103 decessi, di cui 52 persone, quasi la metà, morì in tre giorni dal 27 al 29 agosto. Raggiunto il picco, la mortalità andò decrescendo, ma il risultato fu disastroso: l’anno 1580 si chiuse con ben 370 morti su circa 2700 abitanti, quasi il 14% della popolazione.
La malattia non era di per sé molto aggressiva, ma poteva diventare mortale quando incontrava nelle persone cause di aggravamento dello stato di salute come altre malattie e loro complicazioni o la debolezza dovuta a scarso nutrimento e ad altre cause. Infatti in quegli anni si era verificata penuria di grano, base essenziale dell’alimentazione, in molte parti anche della Toscana; in particolare a Pitigliano e in Maremma un’invasione di cavallette nel 1576 e 1577 aveva provocato cattivi raccolti e di conseguenza la carestia per i due anni successivi 1578 e 1579; ne abbiamo documentazione più o meno diretta per Castro, Talamone e Scansano, oltre a Pitigliano e ciò basta a far capire che ne fu investita tutta la Maremma…
Di fronte all’esplosione dell’epidemia il popolo di Pitigliano, con quella fede radicata, che al tempo era patrimonio comune della gente, si mosse a chiedere l’intercessione della Madonna contro quella malattia, per la quale pareva che non ci fosse rimedio. Così la Comunità locale, il Sindaco e i Difensori (il Comune e la Giunta dell’epoca) insieme a tutta la popolazione, il 25 agosto 1580 nel pieno della mortalità procurata dal morbo, fecero VOTO SOLENNE di venire ogni anno in processione alla chiesa della Madonna delle Grazie, posta fuori dell’abitato di Pitigliano… Il voto solenne è stato finora mantenuto ininterrottamente per 439 anni, fatto senz’altro eccezionale, che dimostra la forte devozione e il grande attaccamento nei secoli passati della popolazione di Pitigliano alla Madonna delle Grazie e alla sua chiesetta…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di ottobre 2020 di Maremma Magazine (alle pagine 40-43), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI