Turismo, serve una strategia complessiva di destinazione

Turismo, serve una strategia complessiva di destinazione

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L'EDITORIALE DEL NR. DI MAGGIO 2017 DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

Turismo, serve una strategia complessiva di destinazione

di Celestino Sellaroli

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La Maremma è bella? Certamente sì. Sono tanti i plus che questa terra, nell’immaginario collettivo, ma anche reale, si porta dietro. Ambiente incontaminato, bellezze naturali, enogastronomia di qualità, bassissima antropizzazione, varietà dell’offerta turistica e chi più ne ha più ne metta, fanno di questo angolo di Toscana una meta ambita ed apprezzata da molti.
Ovviamente, per quanto anche chi scrive possa esserne un grandissimo estimatore, non sarà mai la “terra più bella del mondo”, ma è innegabile che un suo fascino tutto particolare ce l’ha. Ne sappiamo qualcosa, visto che questo suo fascino, proviamo, tra l’altro, ogni mese, a svelarlo e a raccontarlo proprio attraverso le pagine di questo magazine.
Può tutto questo bastare nel competitivissimo mercato turistico mondiale? Assolutamente no. Di luoghi straordinari il pianeta è pieno. E questo è un dato di fatto. Facciamocene una ragione. Ergo è impensabile sperare di continuare a campare di rendita. I tempi sono cambiati, per cui se fino a non molti anni fa poteva bastare l’improvvisazione, adesso sono le strategie di destinazione a fare la differenza. E da questo punto di vista torniamo a dire, come già fatto anche in passato, che in questa precisa fase congiunturale non siamo messi per niente bene. Anzi tutt’altro.
Il quadro che si è delineato nell’ultimo periodo non lascia presagire niente di buono, perché il deficit di governance è clamorosamente evidente e sotto gli occhi di tutti. Così come la confusione e la frammentarietà dell’azione che si continua ad intraprendere o a non intraprendere affatto.
Una volta c’erano le APT Agenzie per il Turismo, ma queste sono state soppresse da una riforma regionale che non ha mai dato gli esiti sperati, se non quelli terra terra del risparmio nei capitoli di bilancio di per sé pregiudicati dai continui tagli dei trasferimenti statali alle Regioni.
Poi, nel mirino sono entrate le Province, colpevoli di essere lo specchietto per le allodole, il capro espiatorio da dare in pasto all’opinione pubblica sull’altare di un risparmio finto, ma funzionale agli obiettivi elettorali del deus ex machina di quell’operazione, ovvero l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che dell’abolizione di tale ente, considerato forse un po’ troppo frettolosamente inutile, ha fatto una questione campale, rimasta peraltro, in mezzo al guado, dopo l’esito del referendum costituzionale del dicembre scorso.
Quindi, a subire i colpi di riforme tanto spregiudicate quanto avventate e inutili sono state le Camere di Commercio fortemente ridimensionate nelle loro funzioni e nelle loro azioni.
Insomma, non c’è rimasto più nessuno o quasi a presidiare il turismo sul territorio e a portare avanti politiche in questo comparto. Al netto di quello che dovrebbe essere il soggetto preposto a promuovere l’intera regione ed i singoli territori, ovvero Toscana Promozione, recentemente trasformata in Toscana Promozione Turistica, agenzia regionale esclusivamente dedicata alla valorizzazione della diversifica offerta turistica regionale, che non svolge appieno il proprio compito (cambiano i nomi ma non la sostanza), al netto di tutto questo (che non è poco), dicevamo, gli unici interlocutori rimasti sul campo di battaglia (è proprio il caso di dire) sono i comuni, ma ovviamente non bastano.
Ciò che manca è una strategia di sistema, una progettualità in grado di promuovere una destinazione turistica complessiva, la Maremma, oggi totalmente assente. Il detto “chi fa da sé fa per tre” in questo ambito non funziona, anzi è totalmente fallimentare, perché in un mercato, si diceva sopra, sempre più competitivo come quello attuale, già diventa complicato far emergere la Maremma rispetto alla brand Toscana, figuriamoci quel microcosmo di aree subterritoriali che la Terra dei Butteri è in grado di esprimere.
In carenza di strategie pubbliche ci stanno provando i privati ed uno in particolare, Giovanni Lamioni, ex presidente della Camera di Commercio di Grosseto che, forte della sua esperienza maturata per sette anni al vertice dell’ente camerale e mosso – come sempre – da una grande passione, ha da poco varato una Fondazione, la Fondazione Atlante per la Maremma (di cui parliamo nel servizio a pag. 50) con l’intento di promuovere il brand Maremma, ma è chiaro che, per quanto encomiabili, certe iniziative non possono colmare il clamoroso vuoto che si è aperto sul fronte pubblico.
Che fare dunque? Difficile dare una risposta. Certo il traino della Regione è importante, però per quanto ci riguarda pensiamo che, ora più che mai, servano pure idee e progetti originali. E forse serve anche una cabina di regia o andando oltre, un soggetto nuovo da creare (esempi in altre realtà territoriali non mancano) formato da tutti gli attori (istituzioni, comuni, consorzi, associazioni di categoria, consorzi, operatori, ecc.) che, su scala provinciale, prenda in mano le redini del comparto cercando di farlo crescere come merita e come è nelle sue potenzialità.
Già, le potenzialità… Ma queste ricorrenti potenzialità che tutti continuano a definire inespresse, riuscirà mai un giorno la Maremma ad esprimerle fino in fondo? Chissà, di certo sarebbe anche l’ora…