Sticciano Marittimo, la semplice e austera bellezza di un piccolo borgo di...

Sticciano Marittimo, la semplice e austera bellezza di un piccolo borgo di Maremma

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Prosegue con questo numero il viaggio alla scoperta di una Maremma per così dire minore, fatta di piccoli paesi, dimenticati, quasi ignoti al turismo, come anche alle nostre escursioni domenicali, fuori dalle promozioni spesso stereotipate o lontani dalle principali vie di comunicazione, ma forse proprio per tutto questo dal grandissimo fascino. Settima tappa: Sticciano Marittimo o Alto, dalle parti di Roccastrada

Ci sono luoghi nella terra di Maremma che non sempre capita di incontrare, luoghi che vedi per la prima volta e ti sembrano alla fine del mondo; incantano, perché non te lo aspetti, perché si crede di conoscere tutto della terra dove siamo nati, e invece non è così…

di Laura Luzzetti Amerini

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La bellezza ha un incanto che ci seduce e trascende la monotonia dell’esistenza ordinaria. Può essere la bellezza di un quadro, di una città, di una architettura, di una musica, di un tramonto, di linee e orizzonti paesaggistici. Può essere la semplice e austera bellezza (e lo dico senza esagerare) di un paesino della Maremma (e più ancora del suo paesaggio), di Sticciano appunto, inerpicato su un cocuzzolo alto non più di 300 metri sul livello del mare, dove lo sguardo dilaga tutto intorno su campagne, boschi, macchie, colline, monti fino al mare.
Un piccolissimo paese, Sticciano, frazione del comune di Roccastrada, un microcosmo abbracciato da spazi colorati di verde e dalle linee difformi dei colli e dei monti; lassù sembra di essere sul colle dell’Infinito, di leopardiana memoria. Visto dal basso, dalla strada che da Braccagni porta alla tenuta della Pescaia ed a Sticciano Scalo, appare come una fortezza compatta, forte, lineare nella sua architettura; visto di notte, sembra una tenera costellazione tra le tanti luci dei paesi sparsi per le colline.
Il borgo, che si apre sull’unica piazza con la chiesa del XII secolo di Santa Mustiola, si snoda in altezza fra stradine fiancheggiate da case semplici di paese; molte sono chiuse, alcune sono in vendita. Mi dicono che d’estate l’abitato si riempie di gente, stranieri per lo più, tedeschi in gran parte; gente che giunge fin quassù per sentirsi vicina ad una natura bella, per respirare aria pulita, per riscoprire il silenzio, lontano dal frastuono e dalla vita frenetica delle città.
Quest’oggi, in una giornata limpida, ma fredda e ventosa di un marzo ancora invernale che tarda a cedere il passo alla primavera, si nota poca gente in giro; in compenso tante schiere di gatti ben pasciuti che, veri signori del paese, liberi e felici vagano per le viuzze strette in cerca di sole. Qualche ramo di pesco comincia timidamente a fiorire e il giallo un po’ spento di una mimosa spunta da un muro sbrecciato; ma gli alberi sembrano ancora stecchiti dal freddo e dal vento, quel vento che sibila furioso dagli sbocchi delle strade.
Sticciano, di cui abbiamo una documentazione risalente al 966, fu castello aldobrandesco. Nel 1328 si sottomise a Siena e nel 1461 la zona fu acquistata dai Piccolomini. Come osserva il Repetti nel suo Dizionario: “la stessa Tenuta della Pescaia con Sticciano entrò a far parte della Casa Piccolomini di Siena per una vendita fatta dal Conte Bindo di Nello con le giurisdizioni e diritti dei terreni, paschi e selve, promettendo il Piccolomini di offrire ogni anno nel giorno dell’Assunta, un cero di libbre 25 alla Cattedrale di Siena”. Sticciano, infine, nel 1555 entrò a far parte del Granducato di Toscana.
La cinta muraria del borgo ha inglobato le case dei residenti e nella parte più alta del paese si sono conservati alcuni palazzi nobiliari, come Palazzo Piccolomini, sede signorile, che ha incorporato probabilmente l’antico Cassero.
Nel centro storico si trovano anche resti di alcuni edifici fortificati le cui strutture in pietra rievocano le origini medioevali. In Via Roma, la vecchia chiesa della Confraternita del S.S. Cuore di Gesù, fu sconsacrata per ospitare l’asilo infantile. “L’edificio, la cui struttura in pietra risale ai secoli XVI e XVII, conserva un piccolo oculo sulla facciata principale ed ha copertura a capanna”.
Nell’unica piazza del paese, si erge con una certa imponenza, la chiesa di Santa Mustiola, documentata dal XII secolo. Chiesa romanica, è stata costruita con blocchi squadrati di arenaria. Una scalinata in pietra sulla facciata conduce al portale principale sul cui architrave si notano scolpiti motivi geometrici, una croce al centro, un fiore schematizzato (tracce templari?) e due aquile. Nella parte posteriore dell’edificio, su Via Piccolomini “l’abside presenta uno schema decorativo ad archetti pensili, poggianti su mensole a forma di testine umane o di animali. Di un certo interesse risulta il portale romanico laterale, sopraelevato rispetto al piano stradale: a doppio archivolto, presenta una cornice decorata da motivi a foglie e palmette”. Poco sotto l’abside si apre una monofora profilata da un cordone circolare che, insieme alle altre che l’affiancano nella parete terminale ed alle finestre dei muri perimetrali, dà luce al semplice vano della chiesa. All’interno, è collocata su uno dei due altari in stucco del XVII secolo, una pregevole tela del 1700 raffigurante la Madonna del Rosario, Santa Caterina e San Domenico; sullo sfondo il paese di Sticciano con la Tenuta della Pescaia.

Quando lascio il paese e ritorno sulla strada tortuosa verso la pianura, il borgo si staglia lassù, illuminato dal sole al tramonto, a guardia della Maremma, come uno sparviero o un’aquila reale.

Bibliografia:
Repetti: Dizionario geografico-storico-fisico della Toscana 1833
“Guida storico-artistica alla Maremma” a cura di Bruno Santi Nuova Immagine Editrice 1995

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