Nel cuore delle colline di Civitella Paganico, il Glamping Il Sole rappresenta un modello di ospitalità che unisce natura, immaginazione e identità agricola. Nato dall’intuizione di Stefano ed Eleonora, il progetto si è sviluppato in una collezione di sei sistemazioni uniche, ognuna pensata come un’esperienza immersiva tra comfort e paesaggio. Provare per credere!
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DI GIADA RUSTICI
Un luogo che interpreta la Maremma
Ci sono luoghi che non si limitano ad accogliere, ma sanno raccontare e interpretare un territorio per poi restituirlo a chi arriva sotto forma di emozione.
Il Glamping Il Sole è uno di questi. Per trovarlo è necessario inoltrarsi tra le strade bianche che si snodano nelle colline di Civitella Paganico, lasciare che il paesaggio prenda il sopravvento, smettere di cercare e cominciare a guardare.
Filari di ulivi, pascoli aperti, colline che cambiano colore con la luce del mattino e quella del tardo pomeriggio. È la Maremma più autentica, quella che non ha bisogno di essere presentata perché parla da sola.
Ed è esattamente qui, in mezzo agli ottantacinque ettari della loro azienda agricola, che Stefano ed Eleonora hanno costruito qualcosa che è difficile da classificare con una sola parola.
Dall’Africa alla Maremma: la nascita di un’idea
L’idea viene da lontano. Da quei viaggi che Eleonora faceva da ragazza in Africa australe, in Namibia, in Tanzania, in Botswana, dove esistevano già i lodge: poche strutture inserite in paesaggi che tolgono il fiato, con la vista sulle pozze dove scendevano gli elefanti, una struttura comune per i pasti e il silenzio come colonna sonora. «Un’ospitalità che si fondava sull’essenziale e sul bello. Quella cosa lì, in Toscana, non esisteva ancora», racconta Eleonora. L’intuizione è rimasta lì, a sedimentare, aspettando il momento e il posto giusti.
L’inizio della loro storia è discreto, quasi sperimentale. L’azienda agricola c’era già, con i suoi animali, i suoi ritmi. Il salto verso il turismo avviene per gradi, prima con le camere in bed & breakfast, poi con un’intuizione: una yurta, piazzata in un angolo della proprietà, quasi per scommessa. Nonostante il costo fosse molto più elevato delle normali camere, era sempre molto richiesta e al completo. Da lì è scattato tutto.
Sei esperienze, sei mondi diversi
Il risultato è, oggi, una piccola costellazione di sei location, ideate e costruite una all’anno a partire dal 2016, tutte diverse, adagiate in punti strategici dell’azienda per valorizzare la vista, la luce e soprattutto l’intimità. Nessuna replica seriale, nessun format standardizzato: ogni spazio possiede una propria identità, una propria atmosfera, quasi fosse un racconto.
C’è la Casa sull’Albero, costruita su una quercia centenaria a otto metri d’altezza, rivestita di corteccia, capace di trasformare in realtà un sogno che molti si portano dietro dall’infanzia. «È quella prenotata per prima, da sempre — sorride Eleonora — forse perché risveglia qualcosa di universale: il desiderio di tornare bambini, ma con il comfort e la bellezza di un soggiorno pensato nei minimi dettagli».
C’è, poi, la Cupola Geodetica, con la sua superficie quasi interamente finestrata che lascia entrare cielo e panorama in ogni stagione.
Il Tepee indiano, grande e silenzioso, con l’amaca matrimoniale tesa verso i tramonti a ovest.
La Panoramica, aperta sulle colline, pensata per chi vuole perdere lo sguardo all’orizzonte e aspettare che il cielo si tinga di rosa all’imbrunire.
E poi ci sono le ultime due, quelle che raccontano forse meglio di tutte la personalità di chi le ha create. La Casa di Hagrid che trasporta gli ospiti nell’universo di Harry Potter senza però rinunciare a nulla sul fronte del comfort, e la Casa Hobbit, una riproduzione fedele all’immaginario di Tolkien: intima, raccolta, con la porta rotonda e l’atmosfera di un antro caldo che ha tutto il comfort del glamping, ma anche la capacità di far sentire l’ospite dentro le pagine di un libro.
«Non potendo andare in Nuova Zelanda a visitare Hobbiton, ho pensato di farmela qui — confessa Eleonora con la leggerezza di chi non ha paura di sembrare sognatore — e quando il paesaggio che ci circonda sembra già la Contea, non è nemmeno troppo difficile da realizzare».
Quello che lega queste sei sistemazioni è un’attenzione ai dettagli, ai materiali, alle piccole cose che la maggior parte degli ospiti nota solo a soggiorno finito, quando, ripensando all’esperienza vissuta, si accorge che niente era stato lasciato al caso. «Ogni struttura è pensata fino in fondo — spiega Eleonora — perché vogliamo che l’ospite abbia la sensazione di essere catapultato quasi in un universo parallelo. Nulla è lasciato al caso e tutto accompagna chi viene a trovarci dentro una dimensione sospesa tra relax, immaginazione e autenticità».
Il lusso dell’essenziale e le esperienze
Il vero lusso, però, è anche fuori: nella possibilità di cenare sotto le stelle accanto al proprio bivacco, di immergersi in una hot tub privata mentre sopra si accende il cielo limpido della campagna maremmana, di ascoltare il vento tra gli alberi senza alcuna interferenza luminosa o sonora. Per chi vuole muoversi, invece, può avventurarsi in escursioni guidate in fuoristrada 4×4 verso il Monte Amiata e i borghi medievali dei dintorni. È una forma di benessere essenziale e insieme sofisticata, che nasce dalla qualità del contesto prima ancora che dai servizi. In questo senso, Glamping Il Sole racconta una nuova idea di eccellenza territoriale: non ostentazione, ma armonia tra paesaggio, ospitalità e identità agricola.
L’universo creativo di Eleonora e Stefano resta, però, in continuo movimento. Se la scelta è quella di non ampliare ulteriormente le sistemazioni, per custodire l’intimità e il silenzio che rappresentano il cuore della loro filosofia di ospitalità, la ricerca di nuove esperienze da far vivere agli ospiti non si arresta mai. Tra le novità in arrivo c’è un dittico di esperienze che riassume bene la direzione che Eleonora e Stefano vogliono dare al futuro della loro azienda. La prima è il forest bathing in una versione del tutto inedita: un dispositivo che, se collegato alle radici e alle foglie delle piante, traduce gli impulsi elettromagnetici dell’organismo vegetale in suono. Le piante, in sostanza, suonano e l’ospite ascolta. Non è una metafora né un effetto scenografico: è una tecnologia reale che genera una composizione sonora ogni volta diversa, che cambia con la luce, con l’umidità, con la stagione, e che appartiene interamente a quel momento e a quel luogo. Sedersi accanto a un albero e scoprire che ha qualcosa da dire è un’esperienza che non si lascia facilmente raccontare. E forse è proprio questa la grande ricchezza.
La seconda novità riguarda l’avvio delle serate di cinema all’aperto, tre volte a settimana, da maggio a metà settembre, su prenotazione. Dieci postazioni su balle di paglia, con lo schermo che proietta nel buio della campagna, una cena a chilometro zero e popcorn a volontà. «Queste intuizioni mi fulminano — dice Eleonora — e spesso, una volta realizzate, sono persino migliori di come le avevo immaginate, perché il nostro paesaggio le arricchisce». Il cinema all’aperto non è riservato agli ospiti del glamping: chiunque può prenotare. Un invito aperto a chi vive in zona, un modo per far capire che certi luoghi appartengono anche a chi ha la fortuna di abitarci vicino. È questa, forse, la cosa che a Eleonora preme di più trasmettere.
«Vorrei che le persone capissero che la Maremma offre anche questo. Senza andare a Bali, senza prendere un aereo, senza cercare dall’altra parte del mondo quello che si trova a pochi chilometri da casa. Queste esperienze, che sembrano esclusive e irraggiungibili, esistono anche qui. Basta sapere dove guardare».
La fattoria e il senso del tempo
Nel frattempo la fattoria continua a lavorare e non è uno sfondo marginale: è il cuore di tutto. L’oliveto, l’orto, il frutteto, i foraggi, i cavalli al pascolo, le caprette tibetane. L’olio dagli ulivi di casa finisce sul pane della colazione. L’orto porta in tavola le verdure di stagione, il frutteto le marmellate. Quello che non viene prodotto qui viene scelto nelle realtà vicine: vino, formaggi, salumi e persino gioielli artigianali fatti a mano da artisti locali, in una rete corta che sa valorizzare il territorio e le piccole realtà che altrimenti rimarrebbero ai margini.
Tenere i piedi ben piantati nella campagna maremmana e allo stesso tempo permettersi di dormire in una casa hobbit, di guardare il cielo dalla cupola geodetica, di aspettare il tramonto dall’amaca del tepee: il Glamping Il Sole dimostra che non c’è contraddizione in tutto questo. Anzi, è esattamente in questa tensione tra radici e fantasia che si trova la sua identità più vera. È in luoghi come questo che il tempo funziona diversamente: le conversazioni rallentano, il silenzio non pesa. E a un certo punto, quasi senza accorgersene, ci si ricorda di una cosa semplice che la vita di tutti i giorni tende a far dimenticare: stare fermi non è sprecare il tempo, ma, spesso, è il modo più onesto di viverlo.
Info: www.glampingilsole.it





