Santa Fiora: un patrimonio di storia, tradizione e bellezza. Sul Monte Amiata

Santa Fiora: un patrimonio di storia, tradizione e bellezza. Sul Monte Amiata

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Il nostro consueto appuntamento con L’itinerario del mese approda sul Monte Amiata ed in particolare a Santa Fiora, “un chioccioleto di casucce dal tetto rosso e nero come befane, più su e più giù, tra i castagni”, come lo definì Mario Pratesi. Un microcosmo di storia, di tradizioni, di eccellenze artistiche, architettoniche ed enogastronomiche da scoprire e vivere

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DI DAVID BERTI

Il profilo del Monte Amiata è visibile da ogni angolo della pianura di Grosseto: azzurrognolo d’estate, spesso bianco d’inverno. È la montagna della Maremma: una madre generosa che veglia su questa terra e i suoi figli. Li disseta, rifornendo prodiga l’acquedotto del capoluogo. Già, un antico vulcano ormai spento, l’Amiata, con all’interno un’enorme cavità colma d’acqua purissima. Una sacca amniotica! Ecco, cosa mi evoca l’immagine.
Agosto, con la calura che consuma e ingiallisce i campi fino a farli sembrare rivestiti da scaglie d’oro, mi spinge all’ombra dei suoi boschi e ai suoi antichi paesi dai bui vicoli di case di pietra che la cingono come gemme di collana. Il pensiero che vola alle spiagge affollate fa evaporare ogni remora. Salgo in macchina: direzione Santa Fiora…
Più la mole del cono vulcanico con i suoi 1738 metri d’altitudine si avvicina, più sento di ritornare da un vecchio amico. Uno di quelli veri, che rimane sempre lì, che sai sempre dove trovarlo. Uno di quelli che non ti giudica, che ti accoglie al di là del tuo umore. Ogni volta pronto ad ascoltarti nei suoi silenzi…
Ora l’Amiata ha cambiato tinta; non è più celeste, bensì verde: il colore delle foglie dei castagni e dei faggi che l’avvolgono. Pochi sanno che la sua faggeta è tra le più estese d’Europa. Passo Arcidosso dal castello fiabesco e prendo un bivio sulla sinistra che in quattro chilometri mi porta al cospetto del borgo incantato di Santa Fiora: un chioccioleto di casucce dal tetto rosso e nero come befane, più su e più giù, tra i castagni, come lo definì Mario Pratesi.
Ma al di là della potente immagine romantica che ne dà lo scrittore, Santa Fiora è molto di più: un microcosmo di storia, di tradizioni, di eccellenze artistiche, architettoniche ed enogastronomiche da scoprire e vivere. Un territorio dove anche il grande maestro Andrea Camilleri amava ritirarsi fin dal lontano 1968 e in cui trascorse lunghi periodi fino alla morte. Qui, al Bagnolo, una frazione prossima al paese, aveva acquistato una casa che rappresentò per lui il luogo del cuore…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di settembre 2022 di Maremma Magazine (alle pagine 88-92), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI