“Come gattini ciechi” l’opera prima ricca di delicata e umana poesia di...

“Come gattini ciechi” l’opera prima ricca di delicata e umana poesia di Antonio Ceroni

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Si intitola “Come gattini ciechi” ed è il primo romanzo di Antonio Ceroni pubblicato alla fine del 2014 per i tipi “Effigi” di Arcidosso. Una storia delicata, che riporta alla luce un fatto realmente accaduto avvenuto in un piccolo centro di campagna del grossetano, intorno ai primi anni ‘50 del secolo scorso

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Racconto lungo o romanzo breve? Ancor oggi ci si trova in difficoltà a definire certi lavori, ma al di là delle definizioni, che possono assumere connotazioni marginali, questa di cui sto per parlare è una bella storia che merita di essere letta e approfondita.
Parlo di “Come gattini ciechi”, il titolo del primo romanzo di Antonio Ceroni pubblicato alla fine del 2014 per i tipi “Effigi” di Arcidosso.
Una storia delicata, che riporta alla luce un fatto realmente accaduto avvenuto in un piccolo centro di campagna del grossetano, intorno ai primi anni ‘50 del secolo scorso.
Protagonista è Adelina, ragazza madre, un carattere chiuso, apparentemente, ma che nasconde tutto il peso di una condizione “irregolare” in un microcosmo paesano che accentua e ingigantisce le difficoltà piuttosto che comprendere e aiutare.
Tra tabù e gabbie che delimitano la vita dei protagonisti, si sviluppa una vicenda dai contorni del giallo, in un vortice di sentimenti, una matassa troppo grande per essere dipanata dalla protagonista.
Le vicende di Adelina sono conseguenza solo del destino? O piuttosto di scelte consapevoli? Tutto, comunque, si mescola e si permea di fascinazioni proprie dell’essenza stessa della vita.
Un piccolo libro ricco di delicata e umana poesia che lo rende un testo di apprezzabile godibilità letteraria. A tale proposito rammento Piero Citati, il quale, recentemente, ha dichiarato che la letteratura “ha periodi di profondo sonno, di letargo. Si dimentica di se stessa e scompare cadendo nell’oblio (… oggi – ndr) è stanca, si riposa”. Questo libro di Ceroni credo invece che si ponga come una felice eccezione a quanto sopra espresso perché “Come gattini ciechi” costituisce un piccolo delizioso racconto letterario che esprime sentimenti e quotidianità con scioltezza e padronanza come un autore affermato sa fare.
“Don Attilio portò la valigia nella camera da letto degli ospiti, in fondo al corridoio. Adelina, ancora col cappotto indosso, prese il suo Carlo per mano e andò a sedersi sul divanetto vicino alla stufa. Sulla piastra bolliva una minestra di fave e cotiche…” Piccoli gesti, ricostruzione puntuale di ambienti e costumi, descritti con una straordinaria freschezza e spontaneità, ci fanno entrare intimamente nell’ambiente, gustarne l’atmosfera e assaporarne i profumi.
Il linguaggio, compenetrato nell’ambiente e nella storia, si esplicita al meglio in espressioni dirette e di grande effetto scenico: “Una strombazzata di clacson e un “guarda un po’ cosa ti ho portato” urlato dal finestrino avevano fatto la presentazione”.
Impreziosiscono il racconto descrizioni suggestive di paesaggi ricostruiti nella loro minuzia e incanto: “poco a poco uno strano silenzio si impadronì delle case e si riversò per le strade e nei vicoli, come un’onda di rassegnazione che sembrava non dovesse avere fine”.
I personaggi sono tratteggiati con precisione e misura, con pochi cenni si scopre il carattere che si muove nell’impianto scenico: “Abituato dal suo lavoro ad immaginare la realtà nascosta dietro il paravento delle apparenze, il dottor Vannucci, pochi giorni dopo che Adelina ebbe preso servizio, quasi senza rendersene conto cominciò ad osservarla nel fisico e nei gesti, ma per arrivare all’anima.”
La sincerità di sentimenti, introspezioni psicologiche, avvincente trama narrativa, fanno di questo testo una tra le migliori pubblicazioni che l’editore Mario Papalini ci ha proposto nell’anno appena passato.

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