La storia di Giacomo Papocchi da Montieri, ovvero il “Murato” che diventerà...

La storia di Giacomo Papocchi da Montieri, ovvero il “Murato” che diventerà beato

161
0
CONDIVIDI

La passeggiata storico-geografica a tappe mensili intrapresa tra le pagine di Maremma Magazine, in quest’occasione si sposta da Castiglione della Pescaia a Montieri e racconta la vicenda di Giacomo Papocchi apparsa sul numero 5 di “Nero su bianco” nella rubrica Cultura nel 1989

****

DI ALFIO CAVOLI

MONTIERI, 23 marzo 1989 – Nei secoli bui, chi sgarrava anche di una virgola, se non aveva un santo a cui votarsi, poteva vedersela con la mannaia del carnefice.
A quei tempi, le idee del popolino contavano poco o nulla. Mozzar teste, quindi, era un gioco innocente, come quello di rubar secchielli d’acqua ai flutti del mare. Testa più, testa meno, le cose restavano invariate. Col vantaggio di procurare al boia materia prima per la sua quotidiana produzione di decollati.
Quando invece al ladruncolo, al mariolo, al teste spergiuro, al maldicente, andava un po’ meglio, poteva accadergli che gli tagliassero una mano o un piede; che gli cavassero un occhio; che con una bella sforbiciata gli facessero saltar la lingua.
Sembra che l’esercizio della mutilazione praticato dalle signorie feudali costituisse il segno distintivo di quei sistemi di governo. Esercizio che purtroppo rimase in uso anche in quelle comunità che successivamente furono rette da regimi democratici; Siena fra queste.
La breve storia che vogliamo raccontarvi rientra nell’ambito di simili nefandezze penali.
Montieri, 1243. Alcuni giovani, fra cui il trentenne Giacomo Papocchi, penetrano nottetempo in un deposito d’argento.
Vi sono spinti dall’indigenza che li divora, dallo stato di grave disagio economico in cui sono costretti a trascinare la loro grama esistenza.
La loro voglia di rubare, di procurarsi qualcosa, per sopravvivere, è certamente alimentata anche da un ardente bisogno di ribellione alle dilaganti ingiustizie, tant’è vero che il Papocchi è uno dei più attivi sostenitori della lotta per la libertà comunale…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di maggio 2024 di Maremma Magazine (alle pagine 108-109), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI 

Alfio Cavoli, è stato collaboratore fisso non solo de “Il Telegrafo/Il Tirreno”, ma anche di numerosi altri quotidiani e riviste e l’articolo riproposto in questo maggio 2024, il cui argomento festeggia i suoi 700 più 35 anni, è tratto da uno dei periodici sui quali sono suoi pezzi.
L’abbondanza sui 7 secoli è anche il tempo che ci separa dall’uscita del numero 0 del Quattordicinale di cultura, politica, attualità “Nero su bianco” (Corriere della Maremma).
Non più come supplemento gratuito (4 numeri nel 1988) de “Lo spicciolo nuovo”, il numero 0 del rotocalco della Casa Editrice Il Messaggio (Grosseto) uscì, al costo di £. 200, il 23 gennaio 1989.
Le firme che 35 anni or sono hanno investito con i loro scritti sulla nascita e la crescita della rivista – ricchissima di contenuti e, purtroppo, estintasi nel 1992 per mancanza di fondi – sono di vero rilievo per la Maremma a cominciare da quelle del direttore responsabile Fernando Marioni e del direttore editoriale Marcello Morante.