Porto Ercole, uno scrigno di bellezze e tesori tutti da ...

Porto Ercole, uno scrigno di bellezze e tesori tutti da scoprire

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Dalla Chiesa di Sant’Erasmo ai quattro forti (Forte Filippo, Forte Santa Caterina, La Rocca e Forte Stella), da piazza Santa Barbara a tutto il borgo vecchio. Sono tante le perle da scoprire di quello straordinario borgo che è Porto Ercole (Monte Argentario) da poco entrato a far parte dei Borghi più belli d’Italia

di Francesca Costagliola

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Il 2 giugno festa del patrono Sant’Erasmo, Porto Ercole ricorda il martire di Antiochia con la tradizionale processione per terra e per mare, un’occasione di religiosità e folclore corale, che da tempi remoti caratterizza il pittoresco borgo argentarino, attirando tanti turisti, ma anche persone dei paesi limitrofi.
Quella delle celebrazioni civili e religiose di inizio estate può essere dunque una bella opportunità per visitare il centro turistico maremmano. Anche se per la verità Porto Ercole da poco entrato a far parte dei “Borghi più belli d’Italia” (un prestigioso riconoscimento che esige valorizzazione e promozione del territorio) merita una visita in qualunque momento dell’anno.
Uno dei luoghi più significativi per la festa del patrono è la chiesa di Sant’Erasmo, a cui è riconducibile buona parte della storia e delle tradizioni del paese. Essa, consacrata nel 1740, sorge sulla sommità di Porto Ercole Vecchio, il suggestivo villaggio fatto di colorate casette che si affacciano sul porto e di viuzze, piazzette, scalinate e scorci dal sapore antico.
Dal sagrato della chiesa si può ammirare un panorama incantevole, che spazia dai balconcini fioriti del borgo, fino all’imponente Forte Filippo, alla collinetta di Ansedonia e ancor più oltre verso l’orizzonte, dove si perdono i dolci declivi di Maremma.
Nella facciata severa e disadorna della chiesa spicca il rosone centrale e lo svettante campanile. Divisa in due navate, ospita per prima, a sinistra la luminosa Cappella di Sant’Erasmo, patrono di Porto Ercole, il cui culto si diffuse in paese probabilmente in seguito all’immigrazione di coloni provenienti dalla Campania e dal basso Lazio, infatti il Santo è anche patrono della cittadina di Gaeta, con cui Porto Ercole ha condiviso i festeggiamenti del XVII centenario della sua morte.
La cappella custodisce la teca con il busto policromo del Santo. Emozionante sulla parete a destra a tinte vivaci, la rappresentazione della scena del martirio mediante eviscerazione. Alla cruenta immagine si contrappongono delicate figure angeliche del soffitto, recanti gli strumenti del martirio. Il pavimento rivestito di piccole maioliche colorate conferisce una nota di vivacità all’insieme.
Dalla parte opposta fa bella mostra di sé una pregevole fonte battesimale di marmo, mentre proseguendo a sinistra, si trova la cappella di Gesù Morto e della Madonna Addolorata, che accoglie i due simulacri, portati a spalla durante la processione del Venerdì Santo. Di seguito vi è la Cappella di Santa Teresa del Bambin Gesù con l’incantevole statua della Santa e accanto all’ingresso che conduce in Sagrestia spicca un dipinto di scuola napoletana degli inizi del ‘700 raffigurante “L’Assunzione di Maria Santissima con San Rocco e San Pietro di Alcantara” e fanno bella mostra di sé i simulacri del Sacro Cuore e di un’antica Madonna Addolorata, a cui sono molto affezionati i portercolesi.
La sacrestia ospita la mostra degli ori di Sant’Erasmo, che costituisce un grande valore affettivo per la comunità e permette di comprendere molto delle tradizioni e della cultura di questo popolo da sempre dedito al mare. Si tratta di oggetti votivi, lettere, cartoline, foto, documenti, ex voto, medagliette, collane, braccialini raccolti e conservati con cura ed attenzione, ninnoli che non hanno valore commerciale ma rappresentano un “tesoro” affettivo appunto. La mostra presenta tutto ciò che è stato donato nel corso del tempo per devozione verso il Santo in seguito a grazie ricevute, riponendo in tal gesto speranza e spiritualità.
Ascoltando qua e là i racconti dei portercolesi si apprende come fin dal passato questa chiesa rappresentasse un luogo particolarmente caro: qui nel dopoguerra si radunava una gran folla di persone per assistere alla messa di Pasqua e di Natale, dal momento che la centrale chiesa di San Paolo fu edificata solo negli anni ’60. Una lunghissima processione di fedeli attraversava il paese, anche giungendo dalle campagne vicine, per arrivare per tempo a Porto Ercole Vecchio. D’altra parte erano tra i momenti più attesi dell’anno.
Ancora oggi è una chiesa molto frequentata, in particolare tanti futuri sposi la scelgono per celebrare le proprie nozze, sia per lo splendido panorama che si ammira dal sagrato, sia perché custodisce la memoria storica e culturale del paese tra passato, presente e futuro.

Inoltrandoci nel borgo, scopriamo Porto Ercole Vecchio che costituisce il primo insediamento abitato, dominato dal Forte La Rocca. Il borgo consta di stradine ciottolose, piazzette avvolte dal silenzio, scorci suggestivi di vecchi comignoli e balconcini fioriti, della splendida piazza Santa Barbara, terrazza naturale da cui si ammira un panorama mozzafiato del porticciolo protetto da Forte Filippo e Forte Santa Caterina, fino a spaziare verso le campagne circostanti e la più lontana Ansedonia, che si eleva sull’orizzonte.
L’ingresso alla parte più antica è assicurato dalla Porta Senese, che ricorda la dominazione della Repubblica di Siena. A tale epoca risalgono le due cinte murarie innalzate per difendere il paese. Lungo la merlatura superiore correva il camminamento di ronda che metteva in comunicazione forte e borgo.
Oltrepassata la porta, ci immergiamo nelle atmosfere tipicamente medievali, che rendono unici e pittoreschi gli abitati toscani. Oggi sono rimasti in pochi i portercolesi ad abitare in questo pugno di case, costruite in verticale alla ricerca del conforto del sole, ma non è raro, come si usava in passato, scorgere alcune donne sedute fuori l’uscio di casa, intente in amabili conversazioni, memori d’altri tempi. Spesso tra le stradine e scalinate si incontra qualche gatto che osserva sornione ciò che lo circonda, per poi appollaiarsi in qualche nicchia scavata nella roccia e sonnecchiare indisturbato.
La quiete ed il silenzio regnano sovrani per buona parte dell’anno, mentre nel periodo natalizio, i tanti visitatori del presepe vivente, manifestazione che si svolge proprio attraverso il borgo, salendo fino alla chiesa di Sant’Erasmo, si lasciano ammaliare dal fascino imperituro di questo luogo, che, complice il presepe, d’inverno sembra Betlemme, d’autunno profuma di camini accesi e si accoccola nella lieve nebbiolina di scirocco, in primavera diventa la tela di un pittore, per i suoi sfavillanti colori di fiori e del mare che si tinge di molteplici sfumature dall’azzurro, all’acquamarina, fino al rigoglioso smeraldo e d’estate diventa luogo di stupore per i turisti, che ne ammirano la tranquillità e la pace, nonostante il lungomare, con la sua vivace frenesia sia a due passi, così come alcune delle più belle e frequentate spiagge del promontorio, lungo la vicina via Panoramica.
Salendo per le viuzze e piazzette, oppure scegliendo i ben più impegnativi gradini, proprio in prossimità della Porta Senese, si arriva fino alla chiesa di Sant’Erasmo, luogo caro ai portercolesi, memore di vetuste tradizioni, che vedono prevalere nel cuore di tutti il Santo Patrono Erasmo, oggetto di devozione per ogni generazione, ma anche i ricordi legati al mare, mare come risorsa economica e passione autentica e per chi ha una certa età, ogni angolo della chiesa riporta la mente indietro nel tempo, alle vecchie processioni vissute con intensità, alle celebrazioni a cui non si poteva mancare, nonostante si abitasse lontano, nelle campagne e non si avesse altro mezzo che le proprie gambe per giungere fin quassù, all’impazienza con cui si attendeva la messa della domenica anche per indossare il vestito buono delle feste e per scambiare sul sagrato quattro chiacchiere con gli amici di sempre, dopo aver trascorso una lunga settimana di lavoro in mare, sulle paranze o nei campi.
Senza chiedere troppo all’immaginazione, ci sembra di ascoltare quei discorsi, da cui trapela tutta la fatica e i sacrifici di una vita dura e di cui conosciamo qualche aneddoto dai racconti dei nostri nonni, che non dimenticano mai però, di puntualizzare che, nonostante tutte le difficoltà, vivevano con speranza e assaporavano con gioia le piccole cose di ogni giorno.
Un gioiello di porto Ercole vecchio è la piazza Santa Barbara, punteggiata di allegre e colorate casette, vi si affaccia il Palazzo del Governatore di epoca cinquecentesca, il cui progetto si deve al celebre architetto senese Baldassarre Peruzzi, su committenza del facoltoso Agostino Chigi.
Accanto alla piazza, in una zona erbosa sottostante, si erge Forte Santa Barbara, edificato per la difesa ravvicinata del porto, in collegamento con Forte Santa Caterina, ubicato sul lato opposto alle pendici di Monte Filippo. Costruito su progetto di Francesco di Giorgio Martini costituiva una vera e propria casamatta. Oltre ad essere nota per la sua valenza difensiva, ad essa si riconduce una vetusta tradizione del folclore portercolese, che si compiva in passato durante i festeggiamenti del santo patrono Erasmo: il volo della capra. Tale manifestazione si riconduce ad una storia antica: l’amore tra un giovane pescatore e la figlia di un governatore spagnolo, un amore impossibile dunque, tanto più che il governatore tra serio e faceto, fu molto chiaro con il giovane: avrebbe avuta in sposa la figlia solo se fossero “volate le capre”. E tali esemplari erano numerosi alle pendici della Rocca. L’ingegnoso pescatore, senza perdersi d’animo, prese in parola il governatore e legò una capra a un cavalletto che scendeva lungo una corda dalla Rocca a Forte Santa Barbara. Morale della favola: il governatore dovette accettare di buon grado le nozze. A Porto Ercole questo aneddoto scherzoso veniva rappresentato mediante un fantoccio di legno imbottito di stracci e di mortaletti, che veniva fatto calare velocemente lungo un cavo che collegava i due forti fino a che, arrivato a destinazione, i mortaletti scoppiavano e il fantoccio prendeva fuoco. Si compiva così un rito propiziatorio di grande effetto, che ci ricorda una bella storia a lieto fine.

Porto Ercole - Forte Stella 2 Porto Ercole - Panoramica 1 Porto Ercole 2