Viaggio breve alla scoperta della storia mineraria della Maremma

Viaggio breve alla scoperta della storia mineraria della Maremma

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La Maremma e l’Amiata sono state contrassegnate da un passato minerario importante, un passato che ha segnato intere generazioni di lavoratori soprattutto a partire dalla metà del 1800 per arrivare fino ai più moderni anni ‘90 dello scorso secolo. Un’attività che ha modificato enormemente il territorio maremmano lasciando ancora numerose tracce

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TESTO E FOTO DI MICHELE GUERRINI

La Maremma è una terra che vive di Sole e dei suoi frutti; una terra di confine meraviglioso tra mare e montagna. Ha un lato nascosto che non sempre viene ricordato, onorato solo nel ricordo di sanguinose tragedie, ma che la segue sin da tempi remoti.
Pirite, solfuri, antimonio, allume, cinabro e lignite, sono questi i nomi dei segreti nascosti nell’oscurità di questa terra. Un patrimonio minerale che ha iniziato a essere sfruttato sin dal neolitico e poi dagli etruschi e romani, fino ai più moderni anni ‘90 dello scorso secolo. Un’attività che ha modificato enormemente il territorio maremmano e lascia ancora numerose tracce, bonificate o meno, tra discariche di sterili, bacini di fanghi, gallerie, pozzi e donando al tempo stesso un’eterogeneità aliena ai colori del paesaggio…

Gli inizi

Gli etruschi e i romani avevano dei processi minerari molto rudimentali, scavando dove affiorava il minerale in superficie per poi seguire il filone. Un procedimento pericoloso, soggetto a crolli, mancanza d’aria e assolutamente non organizzato. Molti pozzi si son ritrovati vicini gli uni agli altri, in una corsa all’accaparramento individuale che mancava di qualsiasi pianificazione.

L’epoca dei Lorena

Nonostante qualche progresso nel basso medioevo, la prima vera strategia di sfruttamento di queste risorse va fatta risalire al terzo decennio del 1800. Dopo guerre, pestilenze, i Lorena furono gli artefici di questo cambiamento. Di pari passo con le famose operazioni di bonifica, nasce lo spirito dei minatori pionieri che attraversa tutta la maremma, dalla ricca zona delle Colline metallifere fino all’Amiata, dove la società della Siele, della ditta Rosselli, raggiunge anche i duecento operai. Si tratta spesso di piccole società ma la direzione è quella giusta, la produzione cresce finalmente…

Gli anni della Montecatini

Alla fine del secolo, esattamente nel 1899, nasce la società Montecatini, un nome fondamentale per la storia della miniera in Maremma e non solo…
Gavorrano, Niccioleta, Boccheggiano, le tre grandi miniere della Montecatini, furono presto unite dal sistema di teleferiche più lungo d’Europa, un’opera completata nel 1931: i vagoncini carichi del minerale già frantumato, percorrevano ininterrottamente la vasta pianura maremmana fino a giungere al mare, al Puntone vicino Scarlino. Qui le navi a vapore imbarcavano il carico e partivano. Si trattava di una rete di quarantacinque chilometri di cavo d’acciaio teso fra tralicci metallici, con le sagome dei vagoncini che sfilavano. “La teleferica è un elemento del paesaggio maremmano, ormai” sentenziò lo scrittore Luciano Bianciardi nell’opera “I minatori della Maremma” scritto a quattro mani con Carlo Cassola.

Il villaggio minerario

Un panorama che si era “arricchito” di una novità urbanistica, il cosiddetto villaggio minerario. Ribolla, Baccinello, Niccioleta e le due frazioni di Gavorrano avevano in comune elementi propri di questi agglomerati creatisi e cresciuti grazie esclusivamente all’attività mineraria…

Il lento declino e la tragedia di Ribolla

Un mondo parallelo che continuava a produrre senza sosta, arrivando a nuove vette durante la seconda guerra mondiale e anche successivamente nei primi anni ‘50. Nel secondo dopoguerra le cifre salirono notevolmente, di pari passo con le prime lotte degli operai che non volevano smobilitare di fronte alla sempre maggiore meccanizzazione e alle decisioni di chiusura di filoni non redditizi.
L’inchiesta “I minatori della Maremma”, recentemente ristampata da Minimum Fax, è da considerarsi uno dei reportage/inchiesta più interessanti sull’argomento; gli autori lo intrapresero sulla spinta emotiva della grande esplosione del 4 maggio 1954 al pozzo Camorra di Ribolla. Una deflagrazione di grisou che portò alla morte di 43 minatori che divenne subito tragedia nazionale e simbolo di una condizione lavorativa estrema…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di luglio 2021 di Maremma Magazine (alle pagine 72-75), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI