Talamonaccio, la montagna sacra che ha restituito il mitico “Frontone”

Talamonaccio, la montagna sacra che ha restituito il mitico “Frontone”

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È un affaccio incredibile, pieno di storia, quello che si può godere dal colle di Talamonaccio, sede dell’antica «Telamòn», nei pressi di Fonteblanda (Orbetello) sulla cui sommità nel IV secolo a.C. fu edificato il tempio etrusco dedicato al dio Tinia, andato distrutto da un incendio intorno al 100 a.C., impreziosito da un pregiato Frontone…

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DI DARIO CASTRIOTA

Il semicerchio perfetto di Poggio Talamonaccio sbarra il passo alla via Aurelia, che per evitarlo curva bruscamente verso destra. Il viaggiatore che da Albinia percorre la consolare in direzione di Grosseto non può fare a meno di notare la grande cupola naturale che precede il bivio per l’antica «Fonte Branda», oggi Fonteblanda…
Nel IV secolo a.C. il tempio etrusco dedicato al dio Tinia dominava la costa. Costruito sulla sommità del colle, rappresentava un punto di riferimento irrinunciabile per i navigatori che provenivano da sud…
Dal 1887 al 1892 la cima venne trasformata con grande impiego di mezzi in un fortilizio costiero. In seguito il colle, fino alla fine della seconda guerra mondiale, fu in gran parte zona militare interdetta all’ingresso del privato e alla ricerca degli archeologi…
Tutto viene impietosamente demolito per far posto al nuovo forte, che pochi decenni dopo, quando la zona verrà privatizzata, si trasformerà in un centro residenziale. I lavori portano alla luce l’antica «Telamòn». Strade, case, fontane, tombe, perfino una doppia cinta muraria. Durante gli stessi scavi viene ritrovata anche una singolare raccolta di oggetti in miniatura, intagliati nel bronzo e lavorati a sbalzo. I modellini raffigurano armi, scudi e attrezzi agricoli e misurano solo pochi centimetri, suscitando interrogativi tra gli archeologi. C’è chi pensa a una serie di ex voto e chi al passatempo di un antico collezionista, ma l’enigma potrebbe forse avere una soluzione più semplice: non avevano giocattoli, i bambini etruschi?
Nel 1892 vennero individuate le fondamenta del tempio, che risulta distrutto da un incendio intorno al 100 a.C. A poca distanza, nascoste in una cisterna, gli studiosi trovano numerose sculture in terracotta. Sono i frammenti del celebre «Frontone di Talamone»…
«Sette contro Tebe» e la storia è quella proposta da Euripide nelle Fenicie: Edipo sposa sua madre ignorandone l’identità; dal matrimonio nascono quattro figli, due maschi (Eteocle e Polinice) e due femmine (Antigone e Ismene); quando scopre chi è davvero sua moglie, Edipo si acceca per la disperazione e maledice i suoi figli, predicendo loro che moriranno l’uno per mano dell’altro. Questi, per tentare di sfuggire alla maledizione paterna, evitano di entrare in conflitto e si accordano per regnare su Tebe ad anni alterni, ma il patto non dura a lungo. Ben presto, infatti, Eteocle si rifiuta di lasciare il trono e Polinice, con l’aiuto di sei compagni, attacca la città. È la marcia dei «Sette contro Tebe».
La maledizione a questo punto si avvera. I due fratelli si uccidono a vicenda e il frontone «fotografa» con estrema precisione il momento: al centro della composizione, cieco e inginocchiato, Edipo alza disperatamente le braccia al cielo. I suoi figli, poco distanti, si sono appena uccisi l’un l’altro…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di marzo 2021 di Maremma Magazine (alle pagine 84-88), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI