Sulle tracce dei templari nelle terre di Maremma

Sulle tracce dei templari nelle terre di Maremma

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I cavalieri templari (ovvero uno dei più noti ordini religiosi cavallereschi cristiani medievali, nato in Terrasanta all’epoca delle Crociate verso l’inizio del XII secolo con l’intento di proteggere i luoghi santi e i pellegrini provenienti da tutta Europa, che venivano spesso assaliti e depredati nelle loro visite a Gerusalemme) erano presenti anche in Maremma? Pare proprio di sì!

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DI ENZO VALENTINI

Se pensiamo ai cavalieri templari, monaci e guerrieri, cavalieri di Dio, li immaginiamo sotto il sole della Terrasanta, impegnati in un combattimento contro i mussulmani, oppure alle prese con le macchine d’assedio sotto le mura di qualche castello nemico.
Diventa quindi difficile pensarli al galoppo, con i loro bianchi mantelli svolazzanti, nella valle dell’Ombrone o risalire le Colline Metallifere o quelle dell’Albegna o del Fiora.
E ci domanderemmo allora il perché della loro presenza in Maremma.
Per comprendere meglio tutto questo bisogna ritornare in Terrasanta, appena dopo la sottrazione di Gerusalemme ai mussulmani a opera dei primi crociati di Goffredo di Buglione. Qui i templari avevano giurato di difendere i Luoghi Santi e proteggere coloro che vi si recavano in pellegrinaggio, costituendo un gruppo di armati che pattugliavano le strade della Palestina, come moderne forze dell’ordine.
Col trascorrere degli anni migliaia di cavalieri, spinti dai motivi etici e religiosi della missione templare, entrarono a far parte dell’Ordine del Tempio, ingrossando sempre più le fila del piccolo esercito iniziale. Ai compiti iniziali, inoltre, si erano aggiunti anche quelli della gestione di numerose rocche e castelli e l’aiuto militare al re di Gerusalemme per mantenere il controllo e la difesa della Palestina cristiana.
Tutto ciò richiedeva enormi somme di denaro per il mantenimento dei cavalieri e pagare il soldo alle truppe mercenarie, l’acquisto di armi e cavalli, la manutenzione delle fortificazioni, il mantenimento di una flotta per il trasporto di merci e pellegrini.
Per far fronte a queste spese ogni attività produttiva o finanziaria era utile: così, mentre in Terrasanta i templari restavano invincibili guerrieri, in Europa si erano trasformati in imprenditori agricoli o allevatori di bestiame, mercanti e banchieri, utilizzando il ricavato di tali imprese per finanziare la guerra nel Vicino Oriente o nella Penisola Iberica, ancora in mano ai mussulmani.
Venivano sfruttate tutte le risorse possibili, purché economicamente redditizie, anche quelle minerarie, di qualsiasi genere. Un posto di rilievo lo aveva il commercio del sale, alimento importante, oltre che in cucina, anche per le sue proprietà astringenti utili nella concia delle pelli; i romani pagavano i loro soldati con il sale, al punto che il loro stipendio veniva chiamato “salario”, come ancora oggi.
Ecco allora i templari arrivare in queste contrade, interessati a gestire direttamente il commercio, forse anche l’estrazione, di ferro, rame, zinco e piombo, ma anche del sale delle paludi costiere, trasformate facilmente in saline: una ricchezza che non potevano certo lasciarsi sfuggire.
Al di là delle simbologie più o meno legate ai templari, sono tante le notizie sicure della presenza dei cavalieri del Tempio nel Grossetano, attirati in queste contrade dalle ricchezze minerarie, dalla forte produzione del sale e dalle risorse agricole…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di agosto 2021 di Maremma Magazine (alle pagine 88-90), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI