Prata e quel legame con la Pia di Dante in una Maremma...

Prata e quel legame con la Pia di Dante in una Maremma d’altri tempi…

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Pia di Ranuccio Malavolti. Di lei e della sua vicenda che si lega a doppio filo con il borgo di Prata e più in generale con la Maremma del XIII secolo si è parlato in occasione dell’inaugurazione del cartello, posto nella via Garibaldi dove si trovava il Cassero del castello medievale, in cui presumibilmente risiedette

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DI MARIO SICA

Con la partecipazione del sindaco Marcello Giuntini e dell’assessora agli eventi e attività culturali Irene Marconi, presente anche l’assessore alle frazioni Ivan Terrosi, è stato inaugurato a Prata il 22 maggio un cartello dedicato a Pia Malavolti, Signora di Prata per breve volger d’anni, poi scomparsa in circostanze drammatiche alla fine del XIII secolo. È la ben documentata figura in cui oggi la maggior parte della critica storica identifica la Pia di Dante che alla fine del V Canto del Purgatorio (vv. 130-136) prega il Sommo Poeta di ricordarsi di lei nelle sue preghiere “quando sarai tornato al mondo/ e riposato dalla lunga via”.
Le circostanze della scomparsa di Pia di Ranuccio Malavolti sono note. La giovane nobile senese era andata sposa al Signore di Prata Tollo degli Alberti nel 1282, nel quadro di un’ennesima sottomissione del castello di Prata a Siena. Tollo – che fosse per realismo politico o per amore della moglie – aveva preso a condurre una politica risolutamente filo senese, tanto che in capo a due anni Siena aveva ritirato la propria guarnigione da Prata. Ma proprio per questo atteggiamento, Tollo entrò in urto coi tre nipoti, figli di un fratello di Tollo ucciso dai senesi, che rimproveravano allo zio il duplice tradimento, della causa ghibellina e del dovere (all’epoca un obbligo assoluto) di vendicare la morte del fratello.
Il 30 settembre 1285 Tollo fu ucciso sul sagrato della chiesa di Prata all’uscita della Messa, da un gruppo di congiurati ghibellini tra cui i suoi nipoti. I messi inviati da Siena per chiedere, almeno, la consegna della Pia e delle sue due figliolette furono insultati e respinti, senza essere neppure accolti nel castello. Siena raccolse allora un esercito, inviandolo contro Prata. Ma l’insurrezione anti-guelfa e anti-senese divampò in Maremma e in altre parti della Toscana, e tra periodi di combattimento più o meno intensi il castello di Prata resistette per quasi quattro anni alle forze senesi, fino alla resa a patti nel settembre 1289: fu uno degli ultimi bagliori del ghibellinismo in Toscana. Ma, al loro ingresso nel castello, i senesi non trovarono alcuna traccia, né della Pia, né dei suoi carcerieri e uccisori di Tollo.
Una ipotesi avanzata da tempo dagli studiosi è che la Pia sia stata fatta uscire dal castello ad opera di Nello Pannocchieschi, che l’avrebbe poi rinchiusa in un suo castello non lontano da Prata. Un’ipotesi più recente è che la Pia abbia sposato Nello in seconde nozze, ma sia morta poco dopo (o lasciata morire da Nello, innamorato di Margherita Aldobrandeschi).
Queste vicende ed ipotesi sono state rievocate da uno specialista della storia senese del calibro di Mario Ascheri

Pia dei Tolomei, condotta al castello di Maremma. Autore: Vincenzo Cabianca (Verona 1827 – Roma 1902), 1860 c. Museo Palazzo Pitti

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di luglio 2021 di Maremma Magazine (alle pagine 88-90), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI