La storia dei quattrini coniati per i Reali Presìdi di Toscana

La storia dei quattrini coniati per i Reali Presìdi di Toscana

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Dopo aver parlato in passato delle monetazioni di Massa e di Sovana (tesoro di San Mamiliano) da un lettore di origini orbetellane, ma residente a Roma, appassionato di numismatica con particolare riguardo alle monete e alle medaglie della Maremma, ci arriva un contributo finalizzato ad approfondire il tema dei quattrini emessi sul finire del ‘700 dal regno di Napoli per la circolazione nello Stato dei Presidi – Prima parte

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DI RICCARDO MARTINA

Cenni storici

Orbetello, Talamone e l’Argentario, ultimi lembi costieri nella Toscana meridionale, oltre ad essere unanimemente apprezzate dai turisti per le loro bellezze naturali, le spiagge dorate, il mare cristallino, la natura incontaminata e selvaggia dove prosperano la flora e la fauna mediterranee, custodiscono fieramente vestigia storiche di un passato glorioso, sia recente – con la memoria che corre immediatamente alle epiche Trasvolate atlantiche del secolo scorso – sia lontano nel tempo, basti pensare alla colonia romana di Cosa, fondata nel 273 a.C.. Ma l’epoca nella quale la Costa d’Argento interpretò un ruolo degno di nota sul palcoscenico della Storia italiana ed europea, coincise con il periodo dello Stato dei Presìdi.
In seguito al trattato di Firenze del 1557 e alla successiva pace di Cateau-Cambrésis (1559), i territori della scomparsa Repubblica di Siena furono assegnati al duca di Toscana Cosimo I de’ Medici, ad eccezione di alcuni presidios che Filippo II, re di Spagna, volle riservarsi per il controllo navale della costa tirrenica e per garantire approdi sicuri alle sue navi. Orbetello, Talamone, Porto Ercole, Porto Santo Stefano e, dal 1603, Porto Longone (oggi Porto Azzurro) all’Isola d’Elba, per un totale di circa trecento km2 e cinquemila abitanti, andarono a costituire il cosiddetto Stato dei Presìdi, un’entità statale atipica nel contesto italiano: dipendente formalmente dalla Spagna, seguì le sorti del regno di Napoli, nel periodo di dominazione spagnola prima (1557-1707), poi austriaca (1707-1737) e infine borbonica (1737-1801). Fu Napoleone nel 1801 a porre fine, dopo 250 anni, ai Reali Presidi di Toscana, annettendoli al regno d’Etruria…

La circolazione monetaria nei Reali Presidi

Reali Presìdi – Serie quattrini 1782 Coll. privata

Benché dotato di un certo grado di autonomia politica e amministrativa, lo Stato dei Presìdi non ebbe mai, tra le sue prerogative, quella di battere moneta propria. D’altronde, dal punto di vista numismatico, la Maremma può vantare ben pochi centri ove siano attestate zecche e la coniazione fu peraltro circoscritta in un lasso temporale limitato a pochi anni: oltre all’etrusca Populonia e alla già citata colonia di Cosa, ricordiamo, in epoca medievale, Sovana, Santa Fiora e Massa Marittima, i cui grossi e denari (o piccioli) sono considerati molto rari e assai ricercati dai collezionisti.
Ma se Orbetello e gli altri centri dello Stato dei Presidi non ebbero mai il privilegio di essere sedi di zecca, l’unica consolazione numismatica per gli ex sudditi del re di Napoli consistette nel poter vantare l’iscrizione REALI PRESIDII impressa su una serie di monete in rame di fine Settecento: di ciò si deve dar merito a Ferdinando IV di Borbone che, a partire dal 1782, dispose la coniazione di una moneta spicciola destinata alla circolazione nell’enclave toscana del regno. Appena in tempo, visto che dopo pochi anni dall’ultima emissione (1798), il ciclone napoleonico abbattutosi sull’Italia, segnò, come detto, la fine del piccolo stato… Essendo stati coniati con decreto di re Ferdinando IV nella zecca di Napoli, tanto basterebbe per includerli nell’alveo della monetazione napoletana e, nello specifico, borbonica. Ma il nominale (il quattrino) è estraneo al sistema monetario napoletano – basato per le monete in rame su grani, tornesi e cavalli – così come toscana fu l’area di circolazione, e questi due parametri legittimerebbero, invece, il pieno diritto di ammissione nei cataloghi delle monete toscane….

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di marzo 2023 di Maremma Magazine (alle pagine 90-93), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI