Edilpittura Costruzioni e Giuseppe Gozzi, sessant’anni di lavoro e di amore per...

Edilpittura Costruzioni e Giuseppe Gozzi, sessant’anni di lavoro e di amore per la Maremma

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È stato un amore a prima vista quello che è sbocciato nell’ormai lontano 1962 tra Giuseppe Gozzi e la Maremma. Un amore che lo ha portato proprio in quegli anni a trasferirsi, con moglie e figlia, da Bologna a Grosseto, e a dar vita alla sua impresa edile – la Edilpittura Costruzioni – che proprio quest’anno festeggia i 60 anni di attività

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DI LINA SENSERINI

Quella di Giuseppe Gozzi per la Maremma è una storia d’amore. Non per una donna, che quell’amore c’era già ed era la moglie Anna, ma per una terra che lo ha sorpreso, incantato, ammaliato fin dal primo momento in cui ci ha messo piede. Ed è qui che, esattamente 60 anni, fa è arrivato da Bologna e ha fondato la propria azienda: la Edilpittura, 4 anni dopo diventata Edilpittura Costruzioni.
Il 9 maggio del 1963, infatti, Gozzi si iscriveva alla Camera di commercio di Grosseto, iniziando un viaggio che lo ha condotto ad essere ancora oggi, a 82 anni, al timone della propria impresa uninominale, a capo di una squadra di 7 persone, con la vivacità, la voglia e il piacere di lavorare che lo ha sempre contraddistinto. Glielo si legge negli occhi vivissimi e luminosi, nel sorriso franco e aperto, nel racconto senza fronzoli che fa della propria vita.

Galeotta fu la Torre Azzurra

A dire la verità, però, prima ancora della Maremma, è stata Livorno, anzi la scogliera del Romito che ha trafitto il cuore del signor Giuseppe. Poi l’arrivo a Follonica ha fatto il resto.
Lo racconta lui stesso, tradendo l’emozione nel ricordare il momento in cui ha deciso di cambiare la propria vita: «Nel 1958 mi ero trasferito da Camposanto (Modena) a Bologna – racconta – dove lavoravo come dipendente di una grande impresa che si occupava di rifiniture interne ed esterne in edilizia. Avevo conosciuto mia moglie, impiegata in un’azienda locale, e avevo imboccato la strada di una vita di lavoro dipendente e tranquillo in una città che, in quegli anni, viveva il boom economico e attraeva tantissima gente dalle campagne e dalle aree urbane vicine».
L’azienda aveva molto lavoro. In quel periodo era in partenza il miracolo della riviera romagnola, dove venivano costruiti alberghi e palazzi, utilizzando peraltro materiali all’avanguardia, soprattutto per le facciate e le rifiniture esterne. Ed è proprio per questo che Giuseppe Gozzi venne inviato dal suo capo a Follonica, a dipingere la facciata della Torre Azzurra, il grattacielo simbolo della città e del golfo.
«In quegli anni – riprende – in Maremma venivano usati prodotti tradizionali, come la calce, che non andavano bene per le zone costiere, soprattutto pensando a un grattacielo e per di più proprio davanti al mare. Per questo venne chiamata la ditta per cui lavoravo e io venni scelto per pitturare insieme ad altri la facciata della Torre Azzurra».

Un amore a prima vista

Era il 1962. «Era novembre, a Bologna pioveva e c’era la nebbia. Non posso dimenticare il momento in cui il treno è arrivato a Livorno ed è passato sulla scogliera del Romito. Era un giorno di tramontana e davanti ai miei occhi si spalancò il mare in tutta la sua bellezza, con il cielo azzurro come solo può esserlo nei giorni di vento freddo dal nord. E il bello doveva ancora venire, perché più il treno andava avanti più si aprivano ai miei occhi paesaggi selvaggi e bellissimi, che io non avevo mai visto. Così, alla prima cabina telefonica che mi capitò a Follonica, chiamai mia moglie e le dissi che avevo trovato un posto per cambiare vita. E lei mi seguì. Lasciò il lavoro e partimmo con mia figlia Mirella, alla volta della Maremma. Il mio pensiero era quello di trasferirci a Follonica, ma Anna preferì Grosseto e, dato che l’avevo praticamente sradicata dalla sua terra, lei è ferrarese, l’accontentai di buon grado».
La famiglia partì, con 150.000 lire in tasca, a tanto ammontavano le liquidazioni di Giuseppe e Anna, e la voglia di costruire un nuovo futuro.

Gli inizi

Fu una scelta decisamente azzardata, lo riconosce Giuseppe Gozzi, forse anche con un pizzico di incoscienza, perché la Maremma di quegli anni non era l’Emilia.
Grosseto era allora la Kansas City di Bianciardi, “aperta ai venti e ai forestieri”. E forse proprio per questo pronta ad accogliere chi decideva di avviare un’impresa.
Il lavoro c’era, la città cominciava a crescere e anche la provincia offriva impiego nell’edilizia. E Giuseppe Gozzi portava in dote l’esperienza accumulata negli anni di Bologna.
Tant’è che il primo importante intervento di finitura di interni lo ha fatto alla Corte dei Butteri, l’hotel lungo l’Aurelia che era un fiore all’occhiello della costa maremmana.
«Da quel momento – aggiunge Gozzi – ho iniziato a farmi conoscere, mi sono inserito nell’ambiente locale e ho cominciato ad avere commesse per molti lavori. Ma non nascondo che i primi 10 anni sono stati duri. Avevo due figlie, nel frattempo era nata Miria, c’era da mettere su casa. Insomma, quello che molte altre famiglie come la mia hanno vissuto e sperimentato. A quel tempo per comprare un appartamento ci volevano dai 7 agli 8 milioni di lire, che non era una cifra banale. Ma non ci siamo mai arresi e oggi posso dire di aver raggiunto quello che volevamo».
E alla fine, Giuseppe ha costruito la casa per la sua famiglia a Grosseto, dove ancora oggi vive con la moglie, al piano di sopra la figlia Mirella e, nella mansarda, una sorella che lo ha raggiunto dall’Emilia. E sotto, l’ufficio e il magazzino, il cuore dell’azienda e il suo regno, tra foto, riconoscimenti e ricordi.

Un’azienda fondata sulla qualità

«Oggi la Edilpittura Costruzioni ha 7 dipendenti, ma in passato ne ha avuti 20, 30 e anche di più», dice Giuseppe Gozzi. Che peraltro ci tiene a precisare di non essere un costruttore, ma di aver lavorato sempre su commissione. Non per vendere, ma concentrando l’attività essenzialmente sulle rifiniture interne ed esterne, più che sulla realizzazione della struttura pur essendosi dotato delle maestranze e dell’attrezzatura necessaria.
Ed è lui che incontra i clienti, fa i preventivi, segue i cantieri, controlla che i lavori vengano fatti come si deve. «La mia filosofia di lavoro – sottolinea Gozzi – è sempre stata improntata alla qualità del risultato. Il cliente deve essere soddisfatto, da qui non si scappa. E se ci sono errori il lavoro si rifà. La responsabilità è la mia e ci tengo a mantenere ancora oggi questo sistema, nel rispetto del cliente, della mia azienda e anche della sana concorrenza».
«I lavori si fanno e si consegnano a regola d’arte, garantendo qualità e affidabilità – precisa Giuseppe – e devo dire che questa scelta è stata ripagata da 60 anni di impegno in ambito di edilizia civile e industriale».
Giuseppe ha perso il conto dei lavori che ha fatto in tutta la Maremma, mettendo sempre a disposizione dei clienti una squadra di persone formate e capaci.

Il presente e il futuro

Edilpittura Costruzioni si occupa di finiture di interni e di esterni, ristrutturazioni, recupero di strutture in cemento armato, restauro conservativo e strutturale, rifacimento dei tetti, pavimenti e fognature, fino alla pulizia finale del cantiere quando viene smontato.
E Giuseppe segue tutto di persona. Certamente non sale sulle impalcature, ma il suo occhio è quello che più di ogni altro riconosce la qualità.
Del resto, lui per primo ci mette la faccia. E lo fa da 60 anni. Senza manifestare alcuna intenzione di smettere. «Andrò avanti fino a che mi sarà possibile e fino a quando le mie condizioni me lo permetteranno».
Non pensa e non vuole parlare di quello che sarà il futuro della sua azienda, ma si capisce che ha già delle idee e molto chiare. «Per ora ci sono io. E mi piace», conclude.
Citando Steve Jobs, che aveva ripreso il concetto da Confucio, e il suo celeberrimo discorso agli studenti dell’università di Stantford, «il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realmente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro».
E Giuseppe Gozzi ama il suo lavoro… ma prima viene la famiglia… e la Maremma, “una terra – chiosa – che non smetterò mai di amare e ringraziare per il calore con il quale mi ha accolto e perché in fondo mi ha dato la possibilità di realizzare tutti i miei sogni”.

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