Capalbio, una perla di Maremma con tante storie da raccontare

Capalbio, una perla di Maremma con tante storie da raccontare

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Il fortepiano Conrad Graf suonato da Giacomo Puccini, Niki de Saint Phalle e il suo straordinario Giardino dei Tarocchi, le vicende legate a Domenico Tiburzi, il più celebre brigante di Maremma. Sono tante le storie che ruotano attorno a Capalbio, piccolo borgo all’estremo sud della provincia grossetana…

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DI DAVID BERTI

Lo vedo in alto alla mia sinistra. Pare galleggiare sopra un mare di verde: la solida torre, i tetti color corallo, la doppia cinta muraria. Il suo skyline è unico, riconoscibile a chilometri di distanza. Capalbio rappresenta sicuramente il diadema della Maremma Toscana, la più brillante tra le sue gemme, il suo borgo più suggestivo. Un equilibrato esempio di architettura medievale magnificamente conservato e valorizzato.
Lascio l’Aurelia e poco dopo la strada inizia a salire morbida e sinuosa. Si inoltra attraverso un bosco di macchia mediterranea: lecci, sughere, corbezzoli, scopi sembrano reclamare dalle prode la striscia di asfalto. Il sole, che oggi splende in un ribelle vagito primaverile, in alcuni punti è coperto dai rami che arrivano quasi a intrecciarsi al centro della carreggiata. Apro il finestrino, sul volto la carezza invisibile e tesa dell’aria: sa di mirto, ginepro, rosmarino, ma anche di tante essenze di fiori e di pollini; percepisco il fecondo sudore della primavera che bagna la creazione e la rende manifesta in tutte le sue più sfacciate tonalità. Perfino la mia anima è leggera, gli echi melanconici dei mesi invernali si sono dissolti.
Un paio di arcigne rampe, dove la macchina arranca, ed ecco il centro storico…

Palazzo Collacchioni – Sala Puccini con il fortepiano Conrad Graf

Mi torna in mente un colloquio telefonico avuto il giorno precedente con Giovanni Damiani, sindaco di Capalbio negli anni Ottanta…
«Veramente Giacomo Puccini suonò quel pianoforte?»
«Sì, David. Il compositore lucchese fu invitato per la prima volta a Capalbio nel 1896 da Marco Collacchioni, il figlio del senatore. E fu ospite nel suo palazzo molte volte nel corso degli anni. Così come Gabriele D’Annunzio».
«Anche il Vate?»
«Certo, ma fu il Puccini che vi si recò più spesso. Aveva una grande passione per la caccia e qui in Maremma trovava selvaggina in grande quantità».
«Dunque fu anche un cacciatore, oltre che un operista».
«Era solito dire che lo strumento più amato da lui, dopo il pianoforte, fosse il fucile. Un amore che lo portò, nel 1919, ad acquistare e ristrutturare una torre cinquecentesca in riva al mare, sulla spiaggia ai piedi del promontorio dell’Ansedonia. C’è una lettera indirizzata a un amico in cui parla con entusiasmo dell’immobile appena comprato».
«Cosa dice?»
«Ho proprio qui il testo…»

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di agosto 2021 di Maremma Magazine (alle pagine 72-76), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI