I pici, un tipico piatto della tradizione culinaria della bassa Toscana

I pici, un tipico piatto della tradizione culinaria della bassa Toscana

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I pici sono un tipo di pasta molto diffuso nella bassa Toscana, specie nella zona del senese, del Monte Amiata e della Maremma grossetana; si ritrova, con altri nomi, anche nella Tuscia. La forma è quella di un lungo spaghettone, forse addirittura l’antenato dello spaghetto, composto solo da farina di grano tenero, sale ed acqua.

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DI ANDREA RICCHIUTI

Questa pasta è stata per molti secoli il cibo delle classi più modeste in quanto la sua realizzazione richiedeva una spesa davvero economica. Inoltre, sempre per poter soddisfare l’appetito delle famiglie numerose, era sovente condita con semplice olio d’oliva oppure con le briciole del pane. Nelle occasioni di festa, o nelle case più benestanti, i pici venivano conditi anche con sugo di nana (anatra in toscano), con le briciole del pane amalgamate ad un intingolo di olio e acciughe, oppure con l’aglione, un aglio grande che non ha l’afrore forte come il suo omonimo e che recentemente è tornato sulle nostre tavole. Nella zona dell’Amiata sono spesso conditi con un sugo di salsiccia e funghi, mentre sul lago di Chiusi sono conditi con uova di luccio.
Per quanto riguarda l’origine del termine vi sono diverse ipotesi, c’è chi vi ha visto un’assonanza con il nome di Marco Gavio Apicio, famoso gastronomo della Roma imperiale, chi invece sostiene che derivi dalla località di San Felice in Picis, nella zona di Castelnuovo (diocesi di Arezzo) e, infine, ma sempre poco convincente, qualcuno
ha visto una relazione tra il nome di una riserva di abete bianco, chiamato Pigelleto, che si trova a Piancastagnaio (sul monte Amiata), dalla forma stretta e lunga proprio come i pici. Tutte queste ipotesi sono molto suggestive, ma è più probabile che il nome “picio” derivi dal termine “appiciare”, cioè l’azione di fare i pici, ovvero da pigiare, in quanto la pasta viene arrotolata, con una leggera pressione del palmo, sul tavolo. L’appellativo deriva quindi più dal gesto che si compire per formare la pasta. Infatti, succede spesso che in Toscana si muti una g in una c…

Se vuoi leggere l’articolo completo, lo trovi pubblicato sul numero di giugno 2022 di Maremma Magazine (alle pagine 104-105), disponibile in edicola, su abbonamento e in versione digitale. Acquista la tua copia on line! Clicca QUI