È davvero una nuova perla che andrà ad aggiungersi alle già tante bellezze che il territorio è in grado di offrire, quella che verrà inaugurata il prossimo 19 giugno. Parliamo del Forum Fondazione Bertarelli un bellissimo auditorium incastonato in un contesto ambientale decisamente suggestivo, nella zona di Poggi del Sasso, Cinigiano, nel cuore della Maremma Grossetana

La sala ospiterà l’edizione 2015 dell’Amiata Piano Festival, la prestigiosa rassegna musicale sostenuta proprio dalla Fondazione Bertarelli che infatti quest’anno si svolgerà interamente nel nuovo spazio musicale offrendo, dopo l’inaugurazione del 19 giugno in una serata riservata e a inviti, ben tredici appuntamenti aperti al pubblico

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Le attrazioni in Maremma non mancano. Dai borghi incantevoli alle bellezze naturalistiche, dai paesaggi sconfinati alle cantine d’autore, dalle eccellenze enogastronomiche ai monumenti, dalle emergenze artistiche al mare incontaminato. Sono tanti i temi e gli spunti per visitare questo straordinario angolo di Toscana. Ebbene, dal 19 giugno ce ne sarà uno in più. Sta infatti per essere inaugurato un nuovo ed unico auditorium che arricchirà, e non poco, il territorio divenendo – ne siamo certi – un motivo di grande richiamo, anche in chiave turistica.
Parliamo del Forum Fondazione Bertarelli, un gioiello di acustica circondato da vigneti a perdita d’occhio, incastonato in un contesto ambientale decisamente suggestivo, quello della zona di Poggi del Sasso Cinigiano, Grosseto, vicina al castello di Collemassari, nella cui proprietà (quella della famiglia Tipa) si inserisce.
La struttura – voluta come dice il nome dalla Fondazione Bertarelli e progettata dallo studio Edoardo Milesi & Archos – ospiterà musica da camera, ma anche sinfonica, jazz e pop.
Inutile dire che il Forum è stato pensato in primis per ospitare l’Amiata Piano Festival, la prestigiosa rassegna musicale sostenuta proprio dalla Fondazione Bertarelli che infatti quest’anno si svolgerà interamente nel nuovo spazio musicale offrendo, dopo l’inaugurazione del 19 giugno in una serata riservata e a inviti, ben tredici appuntamenti aperti al pubblico. Secondo una formula ormai collaudata, i concerti si articoleranno in tre serie – sempre dal giovedì alla domenica – chiamate Baccus (25-26-27-28 giugno), Euterpe (30-31 luglio, 1-2 agosto) e Dionisus (27-28-29-30 agosto) per suggellare il nobile legame che unisce musica e vino. Novità di quest’anno: il Concerto di Natale, in programma per il 12 dicembre 2015.
Tra gli ospiti della rassegna – di cui parleremo più approfonditamente nel prossimo numero – il mandolinista Avi Avital, il pianista Adam Makowicz, la violoncellista Silvia Chiesa (artista residente), il Quartetto del Teatro alla Scala, l’Orchestra Camerata Ducale e molti altri ancora.
L’auditorium – che si trova nelle immediate vicinanze del Monastero di Siloe e delle precedenti sedi del festival: la sala da musica San Giuseppe e la Cantina di ColleMassari (la prima verrà d’ora in poi utilizzata per registrazioni discografiche, la seconda sarà visitabile su prenotazione) – risponde a sofisticati criteri acustici naturali oltre che energetici. La capienza di 300 posti permetterà di andare incontro alla crescente affluenza del pubblico di Amiata Piano Festival, che nella scorsa edizione ha registrato il tutto esaurito, con lunghe liste d’attesa, in tutte le date del calendario.

Come detto il Forum è stato realizzato grazie alla Fondazione Bertarelli, costituita per iniziativa dei fratelli Maria Iris Tipa Bertarelli e Claudio Tipa ed operativa dal 2009, che si occupa statutariamente della promozione del territorio della Toscana, con un occhio di riguardo alla Maremma grossetana e al territorio di Montalcino, mediante contributi nel mondo dell’arte, del recupero ambientale, dell’archeologia e dell’architettura contemporanea sostenibile.
“Ad oggi la Fondazione con le sue liberalità, che superano un milione di euro all’anno – spiega la presidente Maria Iris Tipa Bertarelli –, ha partecipato alla programmazione ed ha fornito sostegno economico a numerosi progetti”. Tutti, aggiungiamo noi, di grande importanza per il territorio.
“Finalmente i lavori sono terminati – commenta Claudio Tipa, vice presidente della Fondazione – da oggi proporremo grande musica classica all’interno di una sala concerti pensata come un teatro lirico e il suo foyer, sperduta nella campagna. Tutt’intorno solo il verde intenso dei vigneti e l’argento del nostro esercito di antichi olivi. Lontane dal caos del turismo di massa, in un contesto enologico unico al mondo, le dolci colline interne della Maremma grossetana offrono sempre suggestioni insolite e d’estate anche la magia dei suoni dell’Amiata Piano Festival, merito di un livello artistico d’assoluta eccellenza, ma anche di uno scenario paesaggistico di rara bellezza: una Toscana autentica e, sotto alcuni aspetti, ancora da scoprire”.
“L’idea di realizzare questo teatro tecnologicamente molto avanzato e dall’acustica perfetta – aggiunge Tipa – è nata dalla necessità di passare da una fase d’approccio timido (dare qualche spettacolo nella nostra cantina), ad un qualcosa di più strutturato. Le esigenze che con la costruzione del forum abbiamo voluto soddisfare sono state due: da un lato allargare gli spazi visto che sempre più persone negli ultimi anni non riuscivamo ad assistere ai nostri concerti sempre sold out, dall’altro la difficoltà di conciliare l’attività vitivinicola con la gestione ed organizzazione di appuntamenti in musica, seppur molto suggestivi, all’interno della cantina della nostra azienda ormai da anni in grande espansione”.
“Da oggi tutte le attività che precedentemente facevamo utilizzando le strutture della cantina, dalla sala degustazione alla barriccaia, per convegnistica e incontri, si svolgeranno nel nuovo Forum. E non siamo contrari neppure a ospitare eventi esterni. Naturalmente – conclude Tipa – valuteremo, volta per volta, gli interlocutori e la qualità di ciò che ci verrà proposto”.

“Lusso è la silenziosità di una macchina architettonica che non produce rumore (Vinoly) ancor più se in grado di produrre musiche sinfoniche. Questo il compito del teatro progettato per la Fondazione Bertarelli in cima a una collina della Maremma”. Così il progettista, l’architetto Edoardo Milesi, nonché presidente del comitato culturale della Fondazione Bertarelli, spiega la “sua” nuova opera realizzata in Ma-remma dopo il Monastero di Siloe e la cantina di Collemassari che aggiunge qualcosa anche in merito alla forma.
“Il vero motivo della sua forma organica e perfetta, generata da proporzioni auree adatte alla sonorità interna, è stato quello di evitare che la nuova costruzione, sorta dal nulla, potesse offrire in qualche modo in quella natura di luce e di forme organizzate dal vento, una qualche rigidità. Uno spigolo, un riflesso, una quinta che costringesse quell’armonia sempre in movimento in cima a quella collina, a una qualche improvvisa e brusca interruzione. I suoi muri devono valorizzare quella luce sempre diversa, il suo odore deve aggiungersi a quello della pietra, della terra, dell’erba e delle foglie umide.
Un’architettura che ascolti e che partecipi senza disturbare, che faccia parte dell’orchestra, che sia lì a interpretare la sua parte come un nuovo strumento musicale che si aggiunge, che viene continuamente suonato e dà ancora più voce alla musica di quel luogo. Come sempre anche qui la forma è generata dalla funzione, razionale e poetica. Dal compito di far suonare lo strumento e dal desiderio di determinare reazioni emotive. I valori estetici non sono aggiunti, sono inscindibili e irradiano dall’oggetto.
La forma esterna è generata dalla sala della musica interna, dal suono che deve circolare e nel quale gli spettatori sono immersi assieme all’orchestra. La lastra metallica curva a fianco del teatro sul lato al tramonto ci accompagna all’interno e a poco a poco ci sottrae alla musica esterna, prima a quella dello sguardo, poi dei profumi e dell’udito. Argina la piantagione degli olivi che premono verso i grandi pini e sostiene l’esile struttura in lame di ferro che come un’arpa introduce al concerto interno.
Solo una volta dentro appare l’artificio, la natura spontanea e indomabile resta fuori, la sua voce si spegne resta ancora un po’ alla vista per sparire nella cavea delle sinfonie musicali dell’uomo.
I materiali sono: calcestruzzo scabro colore della terra arata, acciaio cor-ten ossidato naturalmente, vetro”.
Foto del servizio: Mauro Davoli

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