Il Settembre all’Isola del Giglio è all’insegna delle feste tradizionali e dei...

Il Settembre all’Isola del Giglio è all’insegna delle feste tradizionali e dei prodotti tipici

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Il fascino di una terra speciale, tra atmosfere festose, sapori deliziosi ed allettanti scenari naturali. È l’Isola del Giglio stupenda perla dell’arcipelago toscano che proprio nel mese di settembre celebra i suoi momenti più attesi: la Festa in onore del Santo Patrono Mamiliano e la Festa dell’Uva e delle Cantine Aperte a Giglio Castello

di Francesca Costagliola

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Settembre all’isola del Giglio significa fare un tuffo nel passato, godere delle tradizioni e dei prodotti tipici che offre questo generoso territorio, tra una nuotata in acque cristalline ed un’escursione tra le viuzze di Giglio Castello, ammirando scorci mozzafiato o curiosando tra i pittoreschi negozietti di Giglio Porto, fino a giungere sull’arenile del Campese, dominato dall’omonima poderosa torre. L’isola del Giglio nota per l’ospitalità della gente del luogo, rappresenta un vero e proprio paradiso, dove trascorrere una vacanza all’insegna del riposo e delle passeggiate a contatto con la natura.
Il 15 settembre inoltre è una data significativa perché Giglio Castello festeggia il Santo Patrono Mamiliano, con eventi religiosi, ma anche sagre, disfide tra rioni, giochi popolari, serate danzanti e uno spettacolo pirotecnico.
Secondo la tradizione popolare san Mamiliano visse nel V secolo, al tempo delle invasioni barbariche. Vescovo di Palermo all’epoca in cui i Vandali arrivarono fino alla Sicilia, egli fuggì per mare fino ad approdare all’isola di Montecristo, dove condusse una vita solitaria e grazie all’aiuto di Dio ed alla propria fede uccise un drago, con il quale spesso è raffigurato nell’iconografia tradizionale. Dopo la morte, il corpo del santo fu trasportato al Giglio. Si narra che una notte, un gruppo di elbani e di genovesi abbia tentato di trafugarne il corpo: ne seguì una violenta rissa che provocò la divisione del corpo tra le mani dei vari contendenti. Ai Gigliesi rimase il braccio, che oggi si venera in tutta l’isola.
La reliquia del Santo ha salvato i Gigliesi dall’invasione turca del 18 novembre 1799. Una leggenda narra che proprio in quell’anno, quando i pirati turchi stavano per assalire l’isola, la popolazione collocò la preziosa reliquia sulle mura del castello: subito si scatenò una bufera, che impedì alle navi di attraccare.
Dopo quel prodigioso accadimento, san Mamiliano fu nominato patrono dell’isola del Giglio e venne istituita una processione in suo onore il 15 settembre. Si tratta di un evento a cui partecipa tutta la popolazione e che allieta i turisti per il clima festoso e devozionale insieme. La reliquia del braccio del Santo viene portata in Processione per le vie del borgo. Successivamente si tiene una delle più importanti manifestazioni: il Palio dei Ciuchi o del Castello. Esso consiste in una corsa a dorso d’asino per le strette vie del borgo, nella quale a sfidarsi sono i rioni di: Casamatta, Centro, Cisterna e Rocca. L’evento è accompagnato dalla Sagra del Coniglio, da una sfilata in costumi medievali e da danze d’epoca come la quadriglia, tradizionale ballo dal ritmo vivace.
Un’occasione questa per ammirare Giglio Castello, uno dei borghi più belli d’Italia, paese dal fascino antico, un pugno di case protette da una poderosa cinta muraria, immerse in una natura lussureggiante tra gli odorosi richiami della macchia mediterranea e la brezza frizzante di salmastri sentori. Qui storia, arte, leggende hanno conferito ai suoi abitanti fierezza e tenacia nel custodire tradizioni ed usanze con la consapevolezza che su di esse e sulla loro trasmissione alle generazioni future si tuteli l’identità di un popolo. Luogo dunque a cui la simbiosi tra terra e mare conferisce un carattere speciale, il mare cobalto e le dolci colline trapuntate di fiori selvatici fanno da cornice agli ameni borghi, un tempo messi a dura prova dai saraceni.
Ne sono testimonianza la possente Rocca Pisana edificata in posizione strategica, per garantire l’avvistamento per tempo delle navi nemiche, a cui si aggiungeva la presenza di uno strapiombo che costituiva un ulteriore elemento di difesa. Essa rispecchia la tipica architettura militare medievale ed ha subito nel corso del tempo vari rifacimenti e restauri.
O ancora, la Torre del Saraceno, presso Giglio Porto, il cui nome evidenzia come i saraceni abbiano influenzato la storia e le vicende di quest’isola. La struttura a pianta circolare è situata nel nucleo più antico del paese. Ebbe vari interventi di restauro, resi talvolta vani dagli assedi pirateschi, che non solo coinvolgevano e mietevano panico nei borghi, ma anche nelle campagne, saccheggiando terreni e bestiame.
Per difendere il Porto, la spiaggia dell’Arenella e la strada che guardava verso il Castello fu costruita la Torre del Lazzaretto, così chiamata perché doveva tra l’alto proteggere il piccolo lazzaretto dell’isola. L’edificio a pianta quadrata fu edificato per volere dei Medici e fu terminato nel secondo decennio del 1600.
Sul lato opposto dell’isola, a guisa di sentinella della cala del Campese, sorge l’omonima torre, una struttura rotonda risalente al 1700, il cui scopo primario fu quello di tutelare la pesca del corallo, praticata senza regole da imbarcazioni provenienti dall’area del napoletano. Dopo che nel 1728 il governo granducale concesse formalmente alle imbarcazioni partenopee di praticare la pesca del corallo, la torre si trovò isolata e fu più volte assalita dai pirati, trovando la strenua resistenza dei gigliesi.

Il Giglio terra di sapori mediterranei, innaffiati dal celebre vino autoctono propone, da qualche anno nell’ultimo week end di Settembre, la Festa dell’Uva e delle Cantine Aperte. In ogni angolo del suggestivo borgo di Giglio Castello i Gigliesi allestiscono le proprie preziose cantine di cibi prelibati e saporiti. Protagonista della festa è indubbiamente il vino Ansonaco, o Ansonico: ambrato, robusto, di elevata gradazione, dal gusto asprigno, la cui vinificazione viene effettuata in purezza; in alcune cantine l’uva viene addirittura pigiata ancora con i piedi.
Da sempre i gigliesi si sono dedicati alle produzioni tipiche, non solo il vino, ma anche il miele, ottenuto da agricoltura biologica, esso ha un intenso gusto aromatico, donatogli dai pittoreschi fiori di piante mediterranee, come il mirto, l’elicriso, l’erica e il rosmarino ed ancora confetture, dolci tipici come il ricco panficato e le robuste pietanze di terra e di mare.

Dunque non resta che assaporare il fascino di questa terra speciale, tra atmosfere festose, sapori deliziosi ed allettanti scenari naturali.

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