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I mestieri d’una volta a Scansano attraverso le opere di Dino Petri

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I carrai, i segantini, il materassaio, la raccolta delle immondizie… sono i mestieri di una volta per molti sconosciuti ma assolutamente da preservare. È questa l’ispirazione che ha portato l’artista maremmano Dino Petri a realizzare delle tavole dal sapore antico per fissare nella memoria un mondo che non c’è più e che rischia di scomparire anche nei ricordi…

L’idea di queste tavole nasce dalla volontà di non disperdere la memoria di quelle “scene” di vita di paese di quei mestieri che nel tempo con lo svilupparsi di nuove tecnologie sono andate esaurendosi e oggi sono del tutto scomparse

di Corrado Barontini

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Un sabato di Settembre. Pomeriggio, a Scansano. Il periodo è quello della Festa dell’Uva e del Vino. Nel paese tanta gente a vedere le esposizioni e assaggiare i vini del Morellino; nel Palazzo Pretorio, Museo del vino, una iniziativa ed una discussione: “Quattro chiacchiere intorno ai disegni di Dino Petri”, si parla dei mestieri d’una volta. La saletta si piena di persone: curiosi, amici, gente interessata.
Oltre Petri, partecipano l’assessore alla cultura del Comune Massimiliano Rocchi, il sottoscritto e Bruno Corsini.
Le “chiacchiere” sono una specie di concerto, un suono della voce che illustra le azioni di lavoro: i carrai, i mazzi della ginestra, i segantini che fanno una trave, il bucato, il materassaio, la raccolta delle immondizie… sono quadri di Dino che raccontano le attività d’un tempo.
Le stampe realizzate diventano un corredo necessario per parlare dei lavori di tanti anni fa, anche perché offrono una visuale diversa: quella dell’artista che riproduce i luoghi e le atmosfere, che parlano delle azioni di lavoro, ma anche delle relazioni umane che una attività portava con sé. Allora si può scoprire che in una società “povera” c’era una ricchezza di valori che oggi sono in gran parte perduti.
Le attività manuali disegnate con cura contengono nello sfondo la memoria orale tramandata come fonte di conoscenza delle cose e della storia passata; una storia non scritta che consente di ritrovare molte informazioni: le tecniche di costruzione, i materiali che si usavano, la funzione degli oggetti oggi scomparsi, la loro manutenzione…, insomma una serie di notizie che solo l’esperienza sa restituire.
In un territorio a vocazione agricola e turistica, come è la Maremma, esistono alcune presenze museali legate alla cultura tradizionale, purtroppo manca una visione “politica” che li valorizzi e gli attribuisca il peso che hanno.
Diversi Musei Etnografici non vengono neppure segnalati. Servirebbe invece discutere sulla loro collocazione territoriale, sui caratteri espositivi degli oggetti… e coordinare iniziative per valorizzarne la loro specificità. Oggi è possibile interloquire tramite internet con varie presenze e offrire al visitatore un ventaglio di cose che fanno la differenza di un territorio.
Durante la discussione è intervenuto Corrado Balestrieri, architetto che ha scelto di venire a vivere a Scansano. Oltre ad apprezzare l’iniziativa ha fatto una proposta per utilizzare le immagini di Dino Petri, con le rappresentazioni dei mestieri d’una volta, mettendole nelle piazzette di Scansano. Si tratterebbe di realizzare un allestimento stabile con pannelli che farebbero da corredo ed abbellirebbero lo stesso paese con opere d’arte usate per raccontare le azioni di lavoro dando l’immagine di quella vitalità e vivacità che caratterizzava il paese fino ad alcune decine di anni fa e ora purtroppo svanite. La proposta non la farei cadere nel dimenticatoio… ma qui è necessario che l’Ente pubblico intervenga con un proprio progetto tenendo conto anche di questa idea.
Ma come nascono queste tavole sui mestieri di una volta?
È lo stesso Dino Petri a spiegarcelo.
«Sono nato e vissuto a Scansano fino ai primi anni ‘60. Come in tutti i nostri paesi dell’entroterra maremmano l’economia portante era rappresentata, in larga misura, dall’agricoltura con alcune locali varianti dovute alla presenza di qualche miniera. La vita si svolgeva entro l’antico nucleo abitativo con una modalità che si ripeteva da sempre, direi armoniosamente.
Il piccolo commercio quotidiano era largamente diffuso, come numerosi erano i bravi artigiani in grado di sopperire alle numerose e varie necessità delle attività locali.
Vivevo all’interno del paese, integrato naturalmente con i modi e i costumi che ne erano propri, seguendo lo svolgersi della vita quotidiana, e vedevo lo spazzino con il carretto e il suo somaro che si fermava automaticamente ad ogni posta dell’immondizia, il bucato fatto nella conca dalle donne del vicinato mentre accanto si sbiancava e si rinnovava la lana dei materassi, l’infornata del pane, con le donne che avevano avuto in precedenza dal fornaio il comando per quell’orario preciso.
In quei tempi (siamo intorno agli anni ‘50) al riscaldamento delle case, e per cucinare, si provvedeva con il camino a legna, nel quotidiano facevano comodo gli scaldini di metallo o terracotta riempiti di brace e in occasione delle infornate del pane era facile provvedersi di questo modesto calorifero.
La coltivazione delle vigne e la produzione del vino nello scansanese è molto antica e sempre viva e in questi ultimi tempi si è ulteriormente sviluppata. Collegato a tutto questo nel corso dell’anno si potevano seguire varie attività come il taglio delle ginestre per legare poi le viti o la bagnatura dei tini e delle botti per “ristringerle” per la vendemmia prossima.
Fra gli artigiani che più mi attraevano vi erano i carrai. In questa attività occorreva essere dei bravi falegnami e dei bravi fabbri. Veder nascere un carro o collocare il cerchione di fuoco rovente sulle ruote di legno erano uno spettacolo che cercavo di non perdere. Altrettanto quando dei segantini squadravano dei tronchi per farne delle travi. Con una grande sega a telaio realizzavano a mano tavole e tavoloni.
Queste “scene” di vita di paese progressivamente sono andate esaurendosi con lo svilupparsi di nuove tecnologie e oggi sono del tutto scomparse.
Nel tempo che è seguito non trovavo giustificato però che se ne perdesse del tutto la memoria; erano il costume e il modo di vivere non solo di Scansano ma di tutti i nostri paesi, per tanti e tanti anni.
Allora ho voluto disegnarli rievocando quelle scene che avevo ancora vive nella memoria e ambientarli in quegli spazi del paese dove più frequentemente si svolgevano».

DinoPetri-PiazzaScansano

fabbro