Sulle tracce di una colonia romana del terzo secolo a.C.,...

Sulle tracce di una colonia romana del terzo secolo a.C., a Cosa, Orbetello

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Tra le tante cose belle da vedere e visitare in provincia di Grosseto questo mese segnaliamo l’Area Archeologica di Cosa con annesso Museo Archeologico Nazionale, nel territorio del comune di Orbetello. Un sito tutto da scoprire: meta ideale per chi ama le vicende del passato e vuole conoscere più da vicino la Maremma all’epoca degli Etruschi e dei Romani.

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L’identificazione dei resti del centro antico sul promontorio di Ansedonia con la città di Cosa, più volte citata dalle fonti romane, risale al 600 secolo; l’origine romana della città è stata invece riconosciuta solo dopo i risultati degli scavi intrapresi dall’Accademia Americana di Roma nel 1949-50. A partire da quella data le ricerche a Cosa e nel suo territorio hanno contribuito a chiarire molti aspetti della romanizzazione dell’Etruria e della storia successiva della regione.
È noto dalle fonti che Cosa fu fondata nel 273 a.C., sette anni dopo la conquista di Vulci, capitale del territorio che si estendeva dalla valle dell’Albegna a tutta la valle del Fiora e oltre.
Le colonie di Roma, avevano soprattutto in quegli anni, la funzione “sia di tenere sotto controllo i precedenti abitanti della zona, sia di respingere gli attacchi dei nemici” (Siculo Flacco). Cosa, in posizione strategica e munita di mura imponenti, rispondeva esattamente a quelle condizioni: era circondata da Etruschi presumibilmente ancora molto ostili e si affacciava sul mare Tirreno in gran parte dominato dai Cartaginesi: la prima guerra punica sarebbe infatti scoppiata solo nove anni dopo, nel 264 a.C.
L’area urbana fu edificata in vari decenni, dando la precedenza alle opere di fortificazione e agli edifici pubblici. Il punto più elevato della città è l’arx, con il Capitolium, tempio della triade Giove-Giunone-Minerva e simbolo della religione di stato; in basso è invece la piazza del foro, con le sedi dell’attività politica (il comitium, la curia e la piazza stessa), un tempio dedicato alla Concordia e la basilica. Le case disposte nei lunghi isolati rettangolari, delimitati dall’impianto stradale ad assi ortogonali, sono un esempio di architettura standardizzata e modulare, progettata per la colonia. Ciascuna casa, di proporzioni allungate, era divisa in due parti, abitazione ed orto, e poteva disporre di una cisterna sotterranea.
Il territorio di Cosa conserva ampie tracce della sistemazione dei terreni del periodo della colonia. In questa zona, dove il regime idrografico è sempre stato problematico, la centuriazione romana aveva risolto le difficoltà del drenaggio con la fitta rete di canali, perpendicolari fra loro, che riproducevano l’inclinazione dell’ultimo tratto del fiume Albegna e l’andamento della costa. Su questo territorio completamente ristrutturato (per registrare un altro intervento di simile portata bisognerà attendere la Riforma Fondiaria degli anni ‘50) erano distribuite le case di quei coloni che non abitavano in città.
Ai piedi della città fu costruito il Portus Cosanus. Le prime istallazioni portuali sono collegate con la costruzione delle fortificazioni sul promontorio: parte dei blocchi poligonali è stata cavata nel canale artificiale della Tagliata, sulla parete occidentale della quale restano visibili le tracce dell’attività di cava. A questo primo periodo risale anche la costruzione del frangiflutti, opera fondamentale per dare protezione alle navi, e una prima regolarizzazione dello Spacco della Regina. Probabilmente nella prima metà del II secolo a.C. iniziò lo sfruttamento della laguna per l’allevamento dei pesci e fu realizzato il canale della Tagliata. La fase di maggiore sviluppo del porto e di espansione delle attività produttive collegate durò per circa cento anni a partire dall’ultimo quarto del II secolo a.C. ed è legato alle ville schiavistiche nel territorio retrostante.
Nel corso del I secolo a.C. il territorio e la città furono oggetto, con modalità e ruoli diversi, di profondi mutamenti economici e sociali. La città perse il ruolo di presidio militare della zona (con l’89 a.C. Etruschi e coloni latini divennero tutti indistintamente cittadini romani) e la valle dell’Albegna, da Saturnia a Talamone, fu investita dalla guerra fra Mario e Silla.
Cosa venne devastata, ma più tardi (intorno al 70 a.C.) e l’avvenimento è stato messo in relazione con le guerre fra Romani e pirati.
Il centro abitato non sembra dar segno di vita per circa cinquanta anni e in seguito si ridusse al limitato ruolo di centro di servizi.
Nel territorio si diffusero nuove aziende agricole ad alta redditività, le ville, in genere in mano alla classe senatoria urbana, che sorgono a partire dal 200 a.C. circa sovrapponendosi ai campi centuriati della colonia e riutilizzandone probabilmente le delimitazioni e i drenaggi fondamentali. Il fenomeno, evidentissimo nel territorio di Cosa e in quelli delle colonie limitrofe, investì in particolare le aree campane, laziali ed etrusche.
Il paesaggio delle ville entra in crisi già con il II secolo d.C. Più tardi, la realtà tardoromana e altomedievale di queste campagne è già paesaggio maremmano tradizionale: il latifondo imperiale, con attività prevalentemente estensive e pastorali, si estendeva intorno alle ville superstiti, lungo la costa impaludata.
La città di Cosa ebbe fasi alterne di temporanea rinascita e di abbandono. Ai conquistatori Longobardi sembra vada attribuito il cambio del nome in Ansedonia, un nome di etimologia ancora poco chiara, ma di origine quasi certamente germanica. Vari secoli più tardi, dal X al XIV, la antica città fu sede di un castello.

Trasuda di storia, di questa storia l’Area Archeologica di Cosa con annesso Museo Archeologico Nazionale, nel territorio del comune di Orbetello. Un sito tutto da scoprire: meta ideale per chi ama le vicende del passato e vuole conoscere più da vicino la Maremma all’epoca degli Etruschi e dei Romani.
L’area archeologica si estende all’interno dell’antico perimetro murario della colonia latina, fondata come detto nel 273 a.C. per tenere sotto controllo un territorio appena sottratto agli Etruschi.
Nelle mura, lunghe 1500 m e rinforzate da diciotto torri, si aprivano tre porte; quella di Nord/Ovest ancora oggi costituisce l’ingresso al sito, mentre quella di Nords/Est è la meglio conservata. All’interno della città, oltre alle abitazioni private, sono ben riconoscibili l’area del foro e quella dell’arce. Sul foro, cui si accedeva da un arco a tre fornici di cui si conserva il basamento, si affacciavano gli edifici commerciali, la basilica ed il complesso della curia-comizio. L’acropoli o arce, invece, protetta da una sua propria cinta muraria, ospitava il principale luogo di culto della città, il Capitolium.
Il Museo Archeologico Nazionale fu costruito al di sopra delle mura perimetrali di una abitazione privata di epoca romana e fu donato al popolo italiano nel 1981, dalla marchesa Sanfelice di Monforte, proprietaria del terreno e dall’American Academy in Rome, che dal 1947 ha eletto l’antica colonia latina di Cosa quale luogo privilegiato delle proprie attività di ricerca; l’edificio che ospita il museo fu costruito come casa degli scavi e magazzino fin dai primi anni di scavi, quand’era direttore il prof. Brown. All’interno oggi si possono ammirare le decorazioni fittili provenienti dai templi dell’arce, reperti ceramici, vetri e oggetti in metallo e in avorio relativi all‘instrumentum domesticum provenienti dalle abitazioni della città antica.
Nel 1997 la superficie espositiva è stata raddoppiata, con l’aggiunta di due nuove sale: la prima è dedicata all’area del porto e ai commerci, oltre che ai rinvenimenti nella necropoli circostante la città; la seconda accoglie invece le testimonianze relative alle fasi di vita più tarde, che documentano la frequentazione di Cosa almeno fino al XV secolo.
Completano il percorso espositivo alcuni materiali riferibili ai secoli successivi all’abbandono della città nel I secolo a.C., fino alla trasformazione dell’area dell’arce in guarnigione militare (V-VI sec. d.C.) e al successivo castello (X secolo d.C.), per arrivare a testimonianze del XIII-XIV secolo.

Orario invernale: sia nei giorni feriali che nei giorni festivi dalle 8.30 alle 16.30.
Biglietto: Intero: € 2,00. Ridotto: € 1,00 (per i cittadini della Comunità Europea di età compresa tra i 18 e i 25 anni e per gli insegnanti di ruolo nelle scuole statali, dietro presentazione di documento attestante). Gratuito: per tutti i minori di 18 anni e per tutti la prima domenica del mese. L’ingresso all’area archeologica è libero.
Info: Ansedonia-Cosa, Area Archeologica e Museo Archeologico Nazionale, via delle Ginestre n. 37, 58015 Ansedonia, frazione di Orbetello (GR), tel/fax 0564 881421.

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