“Sono Capalbio reso felice dal Leone Senese” / “I am Capalbio, made...

“Sono Capalbio reso felice dal Leone Senese” / “I am Capalbio, made glad by the Sienese Lion”

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“La Maremma vista dai Maremmans” è il titolo di una nuova rubrica in cui diamo spazio all’associazione dei Maremmans nata ormai qualche anno fa per raccontare e comunicare questa no-stra terra sui social e… da questo numero anche su Maremma Magazine. In italiano ed in inglese. Primo servizio dedicato a Capalbio /
“Maremma revealed by Maremmans”, is the title of a new section dedicated to the association of Maremmans, a non-profit organization established a couple of years ago with the purpose of promoting this land through the internet and Social Media… and now, from this edition, in Maremma Magazine also. In Italian and in English. This first article is about Capalbio

Testo di Paolo Bracci. Traduzione di Gemma Bancalà

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Certo chi guarda dall’Aurelia quel piccolo borgo incastonato su di una collina maremmana nel sud più ultimo della Toscana non può leggere questa scritta posta sull’ingresso alla cinta muraria che racchiude l’abitato della Capalbio medievale che molta umanità c’invidia.
La storia di Capalbio non è però rinchiusa solo in quella frase che testimonia il passaggio del dominio senese che nel XIV sec. produsse nel borgo la vera nascita di una comunità ed un momento prolifico e florido, che economicamente ebbe il suo maggior splendore con lo sviluppo anche del proprio contado alla fine del 1500 per opera del Granduca di Toscana.
Nascono allora un macello, la salaia pubblica, una pizzicheria, la ferriera della Pescia o il mulino.
Ai primi del 1600 Capalbio è forte nella produzione di uve e la caccia, vera e propria peculiarità ed attitudine del popolo capalbiese, ha i primi segnali di quanto sia importante per lo sviluppo della comunità.
Capalbio è quindi ricco di storia, quella storia non banale, mai scontata, che ha visto passare più casate, battaglie per la conquista strategica delle sue terre, assolutamente non povero di segni di civiltà, che si sono spinti fino al mare (bellissima la torre di Buranaccio che domina da un lato il lago di Burano, e dall’altra la pre-duna della spiaggia della costa marina capalbiese) e più vicino nei nostri giorni con lo splendido esempio del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle, non a caso da considerarsi un esempio unico in Italia e secondo in bellezza e fascino solo al Parco Guell di Gaudì a Barcellona.
Capalbio ha una sua simbiosi nella caccia. I boschi sembrano vocati a stabilire questa battaglia uomo/animale che si perpetua da tempo immemore.
Il Cinghiale è l’animale principe della macchia mediterranea, ed incarna tutta la potenza, la forza, l’audacia e l’indomito carattere. Tutto esattamente come il cacciatore capalbiese possiede.
Terra dove hanno abbondato le tradizionali colture mediterranee, favorite da un clima particolarmente fortunato e condizioni ampelografiche pressoché perfette proprio per la cura della vite e dell’olivo.
Non mancano nel panorama i cavalli, al pari degli allevamenti siano essi ovini che vaccini, ed un paesaggio che ha mantenuto intatto il suo fascino di terra di confine in cui l’uomo ha saputo pregevolmente coesistere.
Se lo stesso viaggiatore, che dall’Aurelia volge lo sguardo al borgo di Capalbio, avesse voglia di fare una sosta e fermarsi a monte ed a valle della strada “consolare”, probabilmente riceverebbe una sorpresa anche nel gusto. Pregevoli ed ottime le colture a verdura e frutta, che trovano nella tavola in abbinamento con il pesce un piacevolissimo connubio.
Ma all’interno e per ciò che contraddistingue il territorio capalbiese, la carne la fa da padrona. Cinghiale in ogni modo, che trova una sua ottima fattura con la lavorazione norcina di salsicce e salami, o le tagliate e le bistecche di vacca, per passare dai sughi di lepre, dell’immancabile cinghiale, dai tortelli maremmani, alle scottiglie di agnello, per finire con zuppe e minestre di verdure di impianto prettamente toscano.
Sì, merita la sosta e non solo lo sguardo. E di feroce non c’è più il leone senese ma una “fiera” bellezza che vi stupirà.

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“I am Capalbio, made glad by the Sienese Lion”
Certainly, the one who’s looking from the Aurelia highway at that tiny hamlet on a hill of Maremma, in the most southern edge of Tuscany, cannot read this writing on the entrance of the walls enclosing the medieval village of Capalbio.
The sentence tells about  the passage of the Sienese domain in the 14th century, which brought about the real birth of a community and a prolific and prosperous time. Economically, Capalbio’s greatest splendor was also during its own county at the end of 1500 during the Grand-Duchy of Tuscany. That time saw the birth of the slaughterhouse, the public salt warehouse, a grocery, the forge-iron works of the Pescia and the mill.
At the beginnig of 1600, Capalbio had a high production of grapes and the hunting, which was the real peculiarity and attitude of the locals, started to reveal how it was important for the community development.
Capalbio is rich in history then, a history that saw many lineages succeed and a lot of  battles for the conquest of its strategic lands, and it is absolutely not poor in signs of civilization, which have been arrived up to the sea (the wonderful tower of Buranaccio overlooking the lake of Burano on one side and the dune before the beach of the Capalbio coast on the other side) and more recently with the splendid Niki de Saint Phalle’s Tarot Garden, to be considered as a unique example in Italy, second in beauty and charm only to the Gaudi’s Park Guell in Barcelona.
Capalbio has a symbiosis with hunting. Woods seems to be made to set that battle man/animal. The boar is the king of the Mediterranean scrub and embodies power, strength, audacity and a wild character. Exactly as the hunter from Capalbio does.
This is a land where traditional Mediterranean cultivations abounded, favoured by  almost perfect for vineyards and olive trees ampelographic conditions.
The overview is enhanced by horses, by ovine and bovine breedings and by a landscape that has kept intact its charm of a marginal land men have been able to coexist with.
If that traveller who’s looking from the Aurelia highway at the hamlet of Capalbio stopped off, he probably would find a tasty surprise. Excellent fruit and vegetables perfect to be paired with the delicious fish. But the food characterizing Capalbio is definitely meat. The boar prepared in any way, finding an excellent processing in the sausages and salami alla norcina (as they do in Norcia – Umbria), or the beef steak, the hare sauces, the typical tortelli alla maremmana, the scottiglia of lamb. Then traditional Tuscan soups.
Capalbio definitely worths a stop, not only a glance. And you will find the fierce Sienese Lion no more, but a proud beauty that will amaze you.

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