Monterotondo Marittimo, il “montano pittoresco borgo” che ha dato i natali a...

Monterotondo Marittimo, il “montano pittoresco borgo” che ha dato i natali a Fucini

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Prosegue con questo numero il viaggio alla scoperta di una Maremma per così dire minore, fatta di piccoli paesi, dimenticati, quasi ignoti al turismo, come anche alle nostre escursioni domenicali, fuori dalle promozioni spesso stereotipate o lontani dalle principali vie di comunicazione, ma forse proprio per tutto questo dal grandissimo fascino. Ottava tappa: Monterotondo Marittimo

Ci sono luoghi nella terra di Maremma che non sempre capita di incontrare, luoghi che vedi per la prima volta e ti sembrano alla fine del mondo; incantano, perché non te lo aspetti, perché si crede di conoscere tutto della terra dove siamo nati, e invece non è così…

di Laura Luzzetti Amerini

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“Mons Rotundus in Val di Cornia siede sul ripiano di un poggio che fa parte di quelli che si inoltrano fra il torrente Milia e il fiume Cornia, dal lato del levante. Dalle memorie superstiti appare che in Monte Rotondo sino dal secolo XII ebbero signoria e residenza i conti Alberti in base ad un privilegio di Federico I del 1163. Nel 1334, terminata la guerra tra Pisani e Senesi, gli abitanti di Monterotondo giurarono fedeltà e ubbidienza al Comune di Massa Marittima, di cui Monterotondo seguì i posteriori destini”. Così il Repetti nel suo Dizionario geografico-fisico-storico della Toscana.
In seguito, Monterotondo si sottomise a Firenze per atto pubblico del 7 dicembre 1554.
Lo scrittore Targioni, ricordato dallo stesso Repetti, nel suo viaggio a Monterotondo nell’inverno del 1745, trattò espressamente del territorio in questione, parlando delle boscaglie, degli animali, dei minerali di cui era doviziosa la contrada e della allumiera di Monte Leo. “L’operosità della sua gente, i provvedimenti governativi per ordine di Leopoldo di Lorena nel 1786, migliorarono moltissimo la situazione economica dal momento che selve e boscaglie si videro cangiate in vigneti fruttiferi, in uliveti e campi ben coltivati”.
Il paese che ho visitato in una calda giornata di primavera è situato all’estremità settentrionale della provincia di Grosseto, arroccato sopra un’altura di 515 metri sul livello del mare e situato al centro di una zona ricca di castagni e di lecci. Monterotondo è il “montano pittoresco borgo” che ha dato i natali allo scrittore Renato Fucini (1834-1921) e rispecchia nel nome la sua particolare conformazione geografica; è proprio un girotondo di case su un’altura verde con, sullo sfondo, il profilo delle colline metallifere in provincia di Pisa.
Entrando nel borgo, si individua sulla sinistra una stradina a sterro che porta alla Rocca. Questa fu edificata nel periodo senese (1399) e in parte ricostruita durante il periodo mediceo su progetto dell’artista Bartolomeo Neroni detto “il Riccio”. Il castello, nel tempo, è andato in rovina e della sua struttura si conserva soltanto qualche traccia di muro e la base di una torre successivamente trasformata in cisterna.
Attraverso una porta in pietra si entra nel cuore del paese e in Via Casalini ci troviamo di fronte al Palazzo Comunale i cui due archi posti sulla facciata sono di chiara origine medioevale, mentre il resto della costruzione risente di numerosi rimaneggiamenti. La facciata è dominata dalla torre costruita nel ‘600 che divide l’edificio in due parti: quella di destra più antica e quella di sinistra restaurata nel recente periodo fascista.
Di fronte al Palazzo, si trovano le Logge, situate nella parte centrale del paese, “punto di incontro dei due assi di penetrazione del centro abitato”. Lo stile è neorinascimentale, riferibile al primo ‘800, data la particolare fisionomia dell’edificio, non rilevata in alcun documento storico o relazioni di visita.
Nella parte più alta di Monterotondo sorge la Chiesa di San Lorenzo che si presenta con una struttura tardo cinquecentesca. Tuttavia, già prima doveva esistere una chiesa medievale più piccola, come dimostrano i documenti d’archivio. La facciata a capanna è piuttosto spoglia, ma all’interno, vi si riscontrano due dipinti di un certo pregio: una Madonna col Bambino su tavola, opera del “Maestro di Monterotondo Marittimo o di Pomarance” nonché un dipinto su tela del primo Ottocento raffigurante “Esequie di una Santa”.
Peccato che la casa dove nacque Renato Fucini non sia visitabile, essendo proprietà privata.
Ci si allontana da Monterotondo nelle prime ore del pomeriggio per giungere alle cosiddette Biancane dominate dalla grande ciminiera di refrigerazione della centrale geotermica che, attraverso condotte, sfrutta i soffioni boraciferi del territorio “i cui bianchi pennacchi si vedono innalzarsi per la campagna”. È uno spettacolo affascinante con i copiosi cespugli di biancospino e di scopo che ricoprono le pendici della collina e con quelle lingue calde che sgorgano dalla terra, che si innalzano, si gonfiano, si sfaldano e si abbassano come in una danza. Il nome del parco naturalistico deriva dalla colorazione bianca delle rocce, che caratterizza tutto il paesaggio. Le emissioni di idrogeno solforato causano, infatti, una reazione chimica con il calcare trasformandolo in gesso. Inoltre, il gas, condensandosi, provoca la formazione di piccoli laghi, chiamati localmente “lagoni”, come il Lago Boracifero situato a valle del paese: luogo interessante dal punto di vista geologico, povero di fauna ittica a causa dell’elevata temperatura, ma quanto mai utile per la coltivazione degli ortaggi, dal momento che viene sfruttato il vapore del sottosuolo come fonte di calore.
Stupisce la ricca fioritura del Brugo, un basso arbusto che si spinge coraggiosamente fino a breve distanza dalle bocche di uscita dei vapori e che in alcuni mesi dell’anno (giugno e luglio) tappezza il terreno con un manto verde punteggiato di macchie color ciclamino. Ma le Biancane hanno anche il fascino di una spettacolarità paesaggistica notevole, perché di lassù la vista si apre sulla campagna ben coltivata fino al Santuario di Frassine e, all’orizzonte si estende sull’isola d’Elba, la Corsica e la costa di Piombino e di Follonica.
Il viaggio continua in questa zona così caratteristica al confine delle province di Pisa e di Livorno e, nella discesa verso la pianura, si incontra l’abitato di Frassine con il suo Santuario: qui siamo proprio nel cuore di un’antica leggenda. Infatti, sembra che nel 1350, “Un contadinello di nome Folco rimase colpito dal comportamento di uno dei torelli che portava ogni tanto al pascolo e che, addentrandosi in una macchia adiacente al prato, ne usciva del tutto cambiato da sembrare un agnellino. Un giorno il torello si fermò e si inginocchiò con il muso rivolto in alto e l’espressione estatica. Il contadino allora, addentrandosi nella macchia di frassini scorse la statua di una Madonna”. In quel luogo, la devota gente di Monterotondo, decise, allora, di costruire le mura di una chiesa. Così, quella Madonna lignea, scampata ad un incendio in una triste notte del 1252 e portata in salvo da un religioso verso la direzione di Massa Marittima, ma in seguito lasciata in un bosco dallo stesso monaco, sarà ritrovata molto tempo dopo grazie all’episodio miracoloso di cui sopra e divenuta oggetto di grande devozione. Alcuni autori la qualificano come un’opera di scuola pisana del XIV; la tradizione, invece, considera la statua scolpita su un tronco di cedro del Libano e portata dall’Africa dai santi Cerbone e Regolo rifugiatisi in Maremma durante le persecuzioni ariane.
L’attuale santuario, fondato dalla comunità di Monterotondo nel XV secolo, ha avuto nel tempo, ampliamenti e rimaneggiamenti; nel ‘900 furono aggiunte le ampie arcate laterali e i loggiati soprastanti. La chiesa presenta un’unica navata con transetto. Una ricca decorazione caratterizza l’arco trionfale e l’altare maggiore adorno di capitelli, stucchi, statue, putti alati di stile baroccheggiante.
Al centro la statua lignea della Vergine del Frassine.

Bibliografia:
E. Repetti, Dizionario geografico-fisico-storico della Toscana 1863
Guida storico-artistica alla Maremma a cura di Bruno Santi 1995, Nuova Immagine Editrice
Alfio Cavoli, Leggenda della Maremma e della Tuscia, Editrice Scipioni
Giuseppe Guerrini, Torri e Castelli della Provincia di Grosseto, Nuova Immagine Editrice

Foto Naida Costantini Colombi

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