Le vie cave di Pitigliano Sorano e Sovana, tra mito e realtà

Le vie cave di Pitigliano Sorano e Sovana, tra mito e realtà

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Un unicum su scala mondiale che è presente qui in Maremma nella zona delle Colline del Tufo tra Pitigliano, Sorano e Sovana. Parliamo delle Vie Cave etrusco-romane ovvero dei profondi canali ricavati incidendo fortemente la roccia vulcanica originate da un percorso sacro, nel quale, si ammirano ipogei funebri di rara bellezza

La via cava di San Sebastiano e quella del Cavone a Sovana. La via cava di San Rocco a Sorano. E ancora la via cava denominata Fratenuti, la via cava di Valle morta e la via cava dell’Annunziata a Pitigliano, tra quelle più importanti

di Riccardo Pivirotto

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Le vie degli inferi divenute poi “Cave” o “Tagliate” etrusco-romane sono dei profondi canali ricavati incidendo fortemente la roccia vulcanica. Queste spettacolari opere, presenti nel sacro territorio dell’antica Etruria originato dal vulcanismo, sono un unicum nel suo genere. Considerate uniche al mondo e non più misteriose, sono originate da un percorso sacro, nel quale, si ammirano ipogei funebri di rara bellezza. Il silenzio che regna all’interno del percorso semi rettilineo, impreziosito da un microclima singolare, è adatto alla crescita spontanea di varietà floreali, composta da vari elementi vegetali. La trasformazione avvenuta nell’arco dei secoli, fa di queste monumentali opere un esempio strutturale di viabilità antica, dove l’uomo nel suo transitare è stato spesso messo a contatto con il mistero escatologico della morte.

Nell’area dei Tufi compresa attorno a SOVANA, si contano ben cinque Vie Cave: le due principali sono di “San Sebastiano” e quella del “Cavone”.
La via cava di “San Sebastiano” prende il nome dalla cappella a pianta rettangolare edificata nel XIV secolo ed è forse la più spettacolare per le alte pareti e lo stretto percorso sinusoidale, anch’essa è stata evidentemente rimaneggiata nel percorso, presentando segni di approfondimento. Inoltre alle pareti compaiono graffite alcune croci, probabilmente realizzate nei secoli in cui il cristianesimo si affermava sulle altre religioni. Il messaggio affidato ai segni fu sviluppato dai Padri della Chiesa, che interpretavano come demoniache le immagini delle divinità pagane realizzate nelle tombe rupestri, quindi la croce neutralizzava l’effetto. Situata nel limite di un’ampia vallata, dove confluiscono i due torrenti, il Folonia e la Calesine, metteva in comunicazione Pitigliano, attraverso le antiche necropoli e i centri rurali.
L’altra via cava, denominata “Il Cavone”, separa in due la necropoli di Poggio Stanziale. Il suo lungo percorso di circa 100 metri, interamente ricavato nella roccia vulcanica, fa sì che sia la più lunga tagliata Etrusca presente nel territorio dei Tufi. Abbozzata in epoca etrusco-romana fu utilizzata nel corso dei secoli come strada di comunicazione, come dimostrato in ambo i lati dagli approfondimenti nella roccia e dai numerosi graffiti longitudinali lasciati dai mozzi dei carri al loro perenne passaggio. Tutto ciò lascia supporre un’evoluzione di sottrazione nell’arco dei secoli. Alla sommità si affacciano gli ingressi profanati di alcune tombe a camera. Particolare interesse desta l’iscrizione etrusca “Vertne” preceduta da una croce uncinata, incisa fortemente nella parete di tufo indica la direttrice verso Bolsena(VT). Nelle pareti sono visibili varie iscrizioni antiche e moderne, interessanti sono le testimonianze medievali, rese evidenti da edicole religiose ricavate nella roccia denominate “scaccia diavoli”.
Le altre vie cave sono tutte secondarie vie di comunicazione, eseguite in tempi cronologicamente recenti, disegnano nel territorio un itinerario suggestivo ricco di emergenze storico naturalistiche.

A SORANO, avvolta nel rigoglioso bosco, si cela la via cava di San Rocco, affiancata da alcuni colombari di epoca romana, fu citata dal Sansovino “…le fosse, vi sono profonde e fatte nel sasso.” (F. SANSOVINO, 1565). La singolare via di comunicazione storicamente importante presenta tratti di rimaneggiamento. La galleria ricavata all’interno della rupe mette in comunicazione due vie di scorrimento, all’interno e lungo il percorso si notano simboli religiosi graffiti nelle pareti. La muta via cava assunse nel XV secolo un ruolo strategicamente importante, durante l’assedio della cittadina di Sorano per opera delle truppe della Repubblica di Siena. Nella notte alcuni eroi approfittando del buio risalirono la via rendendo innocui i cannoni nemici. Il percorso della via cava termina nella valle del Lente, che nel suo tortuoso tragitto crea uno scenario spettacolare con spumeggianti cascate.

A PITIGLIANO, la via cava denominata “Fratenuti” è posta nelle immediate vicinanze della cittadina, prendendo il nome da un diruto convento rupestre, reso attivo dai frati minori sino al XIV secolo. Nelle alte pareti sono presenti numerose piccole croci e altre simbologie; lungo il percorso a circa cinque metri di altezza possiamo scorgere all’interno di una targa una datazione “1617”, e continuando lungo la parete troviamo un’altra data incisa nel tufo “MDXXXXIV” (1544). La particolare consuetudine di queste spettacolari vie cave, di antica e moderna comunicazione, è che presentano spesso una valida scelta di percorso, e sono dedicate a un santo. L’alternativa al percorso fu resa possibile per la precarietà o l’indisponibilità delle stesse, a causa di crolli dovuti all’aggressione degli agenti atmosferici e all’incalzante crescita delle radici degli alberi che si affacciano sul profondo corridoio. Le reali calamità naturali crearono dei seri problemi, sia ieri come oggi, tanto che, nel Maggio 1858 si diedero il via ai lavori di ricostruzione del ponte sul fiume Lente, poiché un violento nubifragio minò seriamente l’antica struttura.
Il ponte, situato a Ovest di Pitigliano, metteva in comunicazione Sovana attraverso la via cava e la strada detta di “Valle morta” anch’essa inagibile. Il naturalista e scrittore George Dennis, venti anni prima, durante la sua visita ai sepolcreti Etruschi di Sovana, la considerò molto più recente della via cava dell’Annunziata, annotando “…un’altra via vecchia per Sovana…” (G. DENNIS, 1878). Del vecchio ponte ancora oggi s’intravvedono le strutture in rovina, poste sotto l’attuale, a memoria dell’antico passaggio. Nel documento citato si nota come la via cava non abbia ancora assunto la titolazione di S. Giuseppe ma, il nome della località vicina all’antico percorso etrusco-romano. Nelle immediate vicinanze fu creato un nuovo tratto viario, come riportato dalle fonti d’archivio del 1882 dal giornale (L’Ombrone). La costruzione del nuovo tratto di strada che unì Pitigliano con Sovana, fu reso possibile in quanto le antiche vie cave etrusche erano oggetto di continui crolli “…Nel 1882 venne aperta una via carreggiabile di 8 Km. da Pitigliano a Sovana. A cui prima di allora non accendevasi tranne per un ripido e tortuoso sentiero pregno di torrente in tempo di pioggia, sparso di ciottoli, incavato per lunghi tratti tra alti rupi a picco dall’orlo dei quali gli sporgenti alberi e cespugli, gettavano sui viandanti di notte il terrore, di giorno dense ombre, ed in estate glaciali umidità e brividi, forieri di febbri…”.
Attraverso le cronache possiamo notare come le vie cave hanno rappresentato per tutti un serio e costante problema storico di viabilità. Lo stesso archeologo R. Bianchi Bandinelli, nella sua pubblicazione archeologica “Sovana”, rilevava la seria difficoltà nel riconoscere le antiche vie di comunicazione tracciate nel tufo, perché sono profondamente incise dagli agenti atmosferici, dagli uomini e dagli animali, affermando: “È difficile riconoscere una via vecchia di cento anni e ora abbandonata, da un’etrusca”. Pertanto non tutte le vie cave devono ritenersi antiche, e l’erosione prodotta dal continuo passaggio provoca annualmente un abbassamento del piano stradale di circa trenta o quaranta centimetri.
Nel lussureggiante costone tufaceo si articola la via cava denominata dell’Annunziata. Ripida e tortuosa, anch’essa mette in comunicazione Pitigliano con Sovana; di origine medioevale fu ampliata come alternativa viaria a quella di Valle Morta. Nelle pareti del suo percorso sono incise numerose simbologie religiose, e un piccolo altare, nel quale sono presenti tracce di affreschi sovrapposti d’immagini sacre, richiama alla mente le edicole “scaccia diavoli” poste all’ingresso delle vie cave. Nel diciassettesimo secolo, il mantenimento della via cava dell’Annunziata era condotto dalla compagnia del SS. Sacramento di Pitigliano, provvedendo alle cerimonie religiose, compresa quella connessa al rito equinoziale del 25 marzo, giorno dedicato all’Annunciazione e più anticamente all’inizio del ciclo liturgico. Alla cerimonia partecipavano i giovani accendendo dei lumini lungo il percorso. Iniziati al rituale dell’incendio delle canne, opportunamente preparate dai contadini, salivano in processione verso l’antica chiesa di S. Maria (XII sec.) oggi S. Rocco. Nel 1785 a causa d’instabilità della piccola struttura religiosa abbandonarono la via cava, ma non il vecchio tragitto che, ancora oggi è ripetuto costantemente dagli escursionisti. Da allora il rito fu spostato nella vicina via cava comunemente detta di Valle Morta, e soltanto in seguito la via cava fu dedicata a S. Giuseppe. Oggi il 19 di marzo si festeggia il santo con lo stesso rituale: la notte sono accesi i fuochi, i giovani costituitisi in congregazione accendono le canne come torce. Il passaggio, reso spettacolare, sale lungo le tortuose vie fin davanti alla piazza comunale, e al grido di: “Evvi, evvi, evviva San Giuseppe” si arde un grande fantoccio fatto di canne foriero di buon auspicio.

Lungo la S.P. Maremmana, di fronte l’abitato di Pitigliano, si cela tra la vegetazione il Museo Archeologico, dedicato al grande “Maestro d’Italia” Alberto Manzi. Eclettico uomo di cultura e sindaco di Pitigliano (1995-97), volle, in collaborazione con l’associazione archeologica locale, sviluppare un esempio innovativo di valorizzazione del bene storico archeologico. Il Museo inserito nel circuito “Musei di Maremma”, offre spunti espressivi sulla vita dell’antico popolo Etrusco. Lungo il percorso della via cava i visitatori possono sostare in una terrazza naturale, presso la piccola cappella dedicata agli Apostoli Filippo e Giacomo (Sec. XVIII) e ammirare il panorama di Pitigliano nella sua inconfondibile bellezza. Lungo l’ultimo tratto della via si scopre la necropoli del “Gradone” nella quale sono evidenziati ipogei etruschi, composti di una e più camere sepolcrali (VII-VI secolo a.C.). L’esplorazione della necropoli suscita una naturale e forte curiosità, che è soddisfatta nel riallestimento funebre di una tomba dedicata ai virtuali coniugi Velthur e Larthia.
*Dir. Ass. Arch. di Pitigliano e Sorano

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