Inaugurato MACO, primo Museo di Arte e Cultura Orientale in provincia di...

Inaugurato MACO, primo Museo di Arte e Cultura Orientale in provincia di Grosseto

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Si chiama MACO ed è il primo Museo di arte e cultura orientale nella provincia di Grosseto ufficialmente inaugurato il 10 e 11 dicembre scorsi ad Arcidosso. Il nuovo polo espositivo, ideato e progettato dal Prof. Chögyal Namkhai Norbu, è situato nel palazzo della ex Cancelleria, facente parte del complesso medievale del Castello Aldobrandesco, messo a disposizione dal Comune di Arcidosso
Il MACO ha la funzione di collezionare, conservare e condividere il patrimonio culturale himalayano e orientale e, nel farlo, vuole accrescere e stimolare il dialogo tra le culture, favorendone la conoscenza e il rispetto reciproco, e promuovere la cultura della pace

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Ad Arcidosso è nato il MACO, il primo Museo di arte e cultura orientale nella provincia di Grosseto. Il nuovo polo espositivo – situato nel palazzo della “ex cancelleria”, in piazza del Castello 1 – è stato inaugurato in una due giorni, il 10 e 11 dicembre, alla presenza del Prof. Chögyal Namkhai Norbu, ideatore del progetto, del sindaco di Arcidosso Jacopo Marini, del direttore del Museo, Alex Siedlecki, del presidente della Comunità Merigar, responsabile delle relazioni istituzionali dell’associazione Dzogchen, Fabio Risolo. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni, del mondo universitario e della ricerca internazionale, della comunità Dzogchen di Merigar e dei centri Dzogchen di tutto il mondo.

Il progetto
Il Museo di arte e cultura orientale si trova all’interno del vecchio borgo di Arcidosso, in uno spazio messo a disposizione dal Comune, al piano terra della “Ex cancelleria”, il palazzo settecentesco che fa parte del complesso del Castello Aldobrandesco.
Un risultato importante che è frutto di una lunga collaborazione di oltre trent’anni tra la comunità dzogchen di Merigar e il Comune di Arcidosso. Dal 1981, infatti, la comunità di Merigar, grazie al maestro tibetano Namkhai Norbu riunisce persone interessate agli studi e alle pratiche dello Dzogchen, uno degli insegnamenti più antichi della tradizione spirituale tibetana.
Per il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini: “Nasce finalmente questo bellissimo museo ricco di valori spirituali e culturali profondi che diventano patrimonio fruibile non solo dalla comunità amiatina, ma da tutta l’umanità. È un altro importante traguardo, frutto di un lungo e appassionante percorso fatto insieme alla comunità di Merigar e al suo Maestro Namkhai Norbu a cui va tutta la nostra riconoscenza”.
“Una comunità che – continua Jacopo Marini – è riuscita a integrarsi con grande rispetto e armonia con tutto il territorio amiatino, partecipando da oltre trent’anni alla vita dei paesi, alle feste e ai momenti importanti. L’apertura di questo nuovo spazio dedicato all’arte e alla cultura orientale è un altro importante risultato che si inserisce all’interno di un polo museale che già ospita il Museo di Davide Lazzaretti e quello del Paesaggio Medioevale. Come comune di Arcidosso siamo orgogliosi di ospitare una realtà di rilevanza e respiro internazionale che promuove la ricerca della spiritualità e i valori della pace e della tolleranza, tutte cose che possono arricchire e migliorare la qualità delle nostre vite in un momento in cui, tra l’altro, se ne sente un forte bisogno”.

La mission
Il MACO ha la funzione di collezionare, conservare e condividere il patrimonio culturale himalayano e orientale e, nel farlo, vuole accrescere e stimolare il dialogo tra le culture, favorendone la conoscenza e il rispetto reciproco, e promuovere la cultura della pace.
L’ideatore del progetto è Namkhai Norbu, studioso di fama internazionale, presidente della Comunità Dzogchen internazionale, della Fondazione Shang Shung, di Asia onlus e autore di ben oltre 250 tra pubblicazioni e libri.
Il maestro ha raccolto, con l’aiuto della sua famiglia, una cospicua collezione privata costituita da: opere d’arte, oggetti di artigianato e di costume, oggetti votivi di valore culturale ed etnografico, importanti fondi documentari e documenti riguardanti le sue ricerche e gli studi da lui condotti sulla cultura himalayana e centro asiatica.
La collaborazione è di lunga data: dal 1981, la comunità di Merigar riunisce, grazie al maestro tibetano Namkhai Norbu, persone interessate agli studi e alle pratiche dello Dzogchen, uno degli insegnamenti più antichi della tradizione spirituale tibetana.
I temi sviluppati all’interno del Museo si basano su questo ricco materiale suddiviso in 9 sale tematiche, nelle quali il visitatore si muove in percorso multimediale tra le diverse realtà culturali ed etnografiche.
Il Museo si prefigge anche di valorizzare l’edificio che lo ospita, attraverso attività culturali e artistiche rivolte alla comunità locale e ai visitatori, da laboratori e corsi per adulti e bambini su arte e artigianato, danza e musica tradizionale all’organizzazione di conferenze.
La riqualificazione della struttura interessata, il progetto e l’allestimento del museo sono stati finanziati dall’Unione Europea, dalla Regione Toscana, dal Comune di Arcidosso e con donazioni private.

L’inaugurazione
All’inaugurazione il 10 dicembre è intervenuto anche il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani. “Il museo – ha detto nell’occasione – rappresenta una novità, in quanto apre una porta verso i rapporti tra la nostra terra e un’arte che viene dall’oriente, portando come messaggio la centralità della spiritualità umana. Il museo – ha concluso –, diventerà in questo campo un punto di riferimento per tutta la Toscana”.
“Il nuovo museo si inserisce e va ad arricchire il nostro polo museale”, ha ribadito sempre in sede di inaugurazione il sindaco di Arcidosso, Jacopo Marini, che nella circostanza ha ripercorso la storia del rapporto nato tra Namkhai Norbu e il monte Labbro, “di cui questo centro espositivo è un po’ la summa”. E ha lanciato una proposta, chiedendo il sostegno della Toscana: “Norbu ha deciso di fermarsi sul monte Labbro, perché ha sentito l’energia spirituale di questo luogo, dove già Davide Lazzaretti (il ‘Profeta dell’Amiata’, che proprio da Arcidosso, nella seconda metà del XIX secolo dette vita al movimento religioso giurisdavidico, ndr) aveva fondato la sua comunità nella seconda metà dell’Ottocento: lanciamo la proposta affinché questo monte venga preso in considerazione dall’Unesco, che è tra i patrocinatori del nuovo Museo, per la spiritualità che da sempre è legata a questo luogo. Ci sono anche reperti – ha spiegato ancora il sindaco – che fanno pensare avesse una sua importanza legata alla spiritualità già per gli etruschi”.
Nell’occasione al Castello Aldobrandesco si è tenuta la conferenza “Progettare un museo: museo tradizionale versus realtà aumentata” oltre ad una visita guidata a Merigar, il centro della Comunità Dzogchen che ha sede in località Monte Labro, nel comune di Arcidosso.
All’inaugurazione ha fatto seguito una settimana di eventi, intitolata “Cultura è evoluzione” con una serie di conferenze e workshop gratuiti rivolti alle scuole del territorio.