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Claudio Tipa: è lui il vignaiolo dell’anno secondo la guida di Luca Gardini e Luciano Ferraro

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Importante riconoscimento per Claudio Tipa patron del domaine in Toscana che comprende le aziende Castello di ColleMassari, Grattamacco, Poggio di Sotto e Tenuta San Giorgio. È lui il vignaiolo dell’anno per il 2021, secondo la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, a firma del sommelier Luca Gardini e del critico enologico Luciano Ferraro

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DI LINA SENSERINI

Ha messo la sua firma sul blasonato supertuscan Grattamacco di Bolgheri. Sui Brunelli delle cantine Poggio di Sotto e Tenuta San Giorgio, suoi infine i notevoli rossi Montecucco Doc e Docg di ColleMassari. Claudio Tipa è il vignaiolo dell’anno per il 2021, secondo la guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, edita dal 2013 ed in edicola con il Corriere della Sera fino al 30 novembre. Il prestigioso riconoscimento, assegnato ogni anno dal sommelier Luca Gardini e dal critico enologico Luciano Ferraro, arriva in Maremma con il patron del Gruppo ColleMassari, che 22 anni fa ha eletto le colline ai piedi dell’Amiata nel comune di Cinigiano come luogo di vita e di lavoro, fonte di ispirazione della sua passione per il vino. E che non è nuovo a prestigiosi riconoscimenti, dato che nel 2014, ColleMassari ha ottenuto il premio Cantina dell’anno del Gambero Rosso.
La nuova edizione della guida “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, si legge sul sito del Corriere della Sera, insieme alla descrizione di cento personaggi del vino, riporta la classifica dei cento migliori vini dell’ultima annata con i punteggi di Luca Gardini. Nella parte riservata alla descrizione dei personaggi, inoltre, è stato chiesto a ogni cantina di indicare anche un’azione che testimoni il proprio impegno per la sostenibilità. Il risultato è un piccolo catalogo di pratiche che dimostrano come in molti vignaioli sia sempre più forte e radicata la consapevolezza che il cambiamento climatico richiede contromisure urgenti. L’altra novità è un elenco di produttori di vini naturali, valutati anche in questo caso da Luca Gardini. In questo olimpo del vino siede Claudio Tipa, una vita “avventurosa” legata alle vicissitudini storiche ed economiche dell’Italia degli anni Cinquanta- Sessanta, che ha visto lo spostamento della famiglia dalla Tunisia, dove è nato e dove il padre occupava una posizione privilegiata e i nonni possedevano una proprietà con vigneti e oliveti, fino al rientro in Italia. Era l’inizio degli anni Sessanta e per il futuro imprenditore c’era tutto da ricostruire.
La curiosità e la passione per le tecnologie lo hanno spinto nel mondo dell’elettronica e delle telecomunicazioni, dove ha realizzato la sua fortuna professionale ed economica. Fino al cinquantesimo anno di età quando ha deciso di mollare tutto e dedicarsi alla prima e più forte delle sue passioni, maturata proprio tra le viti e gli olivi dei nonni materni a Hammamet: la vigna e il vino. E da lungimirante imprenditore “di razza” quale è, non poteva che farlo in grande stile, proseguendo nella sua carriera costellata di successi.
È arrivato così in Toscana, che nell’ultimo decennio del Novecento vedeva nascere nuove zone di frontiera dell’enologia di qualità. È sbarcato prima in Maremma dove si è innamorato del Castello di ColleMassari trasformandolo negli anni in un punto di riferimento per la futura giovane Docg Montecucco, nata nel 2011, che ha contribuito a costruire giorno dopo giorno, portando avanti un progetto di qualità sul Sangiovese. Quindi, si è spostato, poco dopo, verso la zona di Bolgheri, patria dell’omonima prestigiosa DOC, nota in tutto il mondo grazie al Sassicaia, con l’acquisizione di Grattamacco una delle più storiche aziende del comprensorio (oggi 29 ettari di vigneto) fondata alla fine degli anni 70. Infine, l’approdo alcuni chilometri a nord est, rispetto a ColleMassari – fulcro di tutta l’attività – nella terra del Brunello, a Montalcino, dove insieme alla sorella Maria Iris, madre di Ernesto Bertarelli – il patron del team svizzero Alinghi che si è aggiudicato la Coppa America nel 2003 e nel 2007, imprenditore del farmaco – ha acquistato Poggio di Sotto e successivamente la Tenuta San Giorgio.
Tra l’altro la prima Coppa America di Alinghi, nel 2003, in Nuova Zelanda fu celebrata proprio con le bottiglie della prima vendemmia, quella del 2000, di ColleMassari. Un momento che lo stesso Tipa racconta come indimenticabile. Due delle sue più grandi passioni sul tetto del mondo. Uomo colto e raffinato, appassionato di sport e di vela, mecenate dell’arte e della musica (a ColleMassari con la sorella Maria Iris Tipa Bertarelli ha fatto costruire un futuristico auditorium da 300 posti, nato per ospitare la manifestazione Amiata Piano Festival, teatro di spettacoli di altissimo livello, nonché scenario di eleganti degustazioni) è impegnato nella solidarietà, nei progetti sul sociale e in ambito culturale. Con la Fondazione Bertarelli contribuisce alla crescita del territorio su un piano diverso da quello occupazionale (il suo Gruppo dà lavoro a 120 persone) ed economico, restituendo quello che il territorio stesso offre alla sua azienda in termini di qualità dei prodotti: portano il sigillo di casa Tipa, solo per fare qualche esempio il progetto “Scuola senza zaino”, il cofinanziamento per la piazzola dell’elisoccorso a Cinigiano nel 2016; il contributo per l’acquisto di ambulanze e per il progetto defibrillatori in rete promosso dalla Misericordia di Cinigiano. Numerosi i progetti di riqualificazione urbana per le frazioni sostenute dalla Fondazione Bertarelli, ma anche il sostegno per la campagna di scavi archeologici a Santa Marta. Nel 2017, il Comune di Cinigiano ha conferito la cittadinanza onoraria a Tipa e alla moglie Maria Ascension Astorga Barea per il loro impegno, insieme alla Fondazione Bertarelli. Claudio Tipa, dal 2008 è anche presidente del Consorzio tutela vini di Montecucco, che segue con passione e impegno, nella consapevolezza della qualità del territorio e dei suoi prodotti.
L’azienda Castello di ColleMassari, cuore della Doc Montecucco (nata nel 1998, poco prima che Tipa acquistasse i terreni) e della Docg Montecucco Sangiovese si estende per circa 1200 ettari. Colline morbide e argillose, a volte aspre e ciottolose, a 300 metri sul livello del mare, simili per alcuni aspetti alle “cugine” della vicina Montalcino, ancora brulle e “selvatiche” per molti altri. Un tempo a rischio spopolamento, come avvenuto per Scansano e l’entroterra maremmano in generale, oggi sono tra le zone più ambite dai produttori di vino e non solo.
I vigneti occupano 120 ettari dell’azienda, grande produttrice anche di olio con i suoi 90 ettari di oliveto e le 18 mila piante, in entrambi i casi coltivati a conduzione biologica, favorita da una cintura di bosco demaniale che protegge la produzione da ogni possibile, accidentale contaminazione. Altri 400 ettari sono, invece, destinati al seminativo. Sui vitigni rossi, domina incontrastato il Sangiovese, con minime percentuali di Ciliegiolo, Montepulciano e Cabernet Sauvignon, mentre sui bianchi è il Vermentino a farla da padrone, con un 15 per cento di vigna dedicata al Greco bianco.
Il cuore produttivo dell’azienda è la cantina, una struttura verticale, sviluppata su quattro livelli per consentire la movimentazione delle uve e del mosto solo per caduta, senza l’ausilio di mezzi meccanici. Concepita come un grande laboratorio sotterraneo di oltre 6 mila metri quadri, si basa sui principi della bioarchitettura e dell’ingegneria biodinamica, del risparmio energetico e della qualità del posto di lavoro per i dipendenti.
Ma il simbolo di ColleMassari è l’omonimo castello, la cui struttura ricorda un borgo fortificato o una grangia, fondata dai monaci cistercensi e dall’ospedale di Santa Maria della Scala di Siena nell’VIII secolo. È in questo periodo che fu istituito un sistema organizzativo agricolo tra Siena e la Maremma costituito da ventidue grange, da cui deriva il nome “Massari”, riferito al massaro, il rappresentante dell’organizzazione agricola.
La filosofia di produzione, affidata alla tradizione, senza correre dietro alle mode del momento si è rivelata vincente. Le sei etichette, due bianchi, un rosato e tre rossi, cui si è aggiunto lo Scosciamonache, un vinsanto occhio di pernice, incontrano il gusto degli intenditori e dei consumatori. E per il Poggio Lombrone Montecucco Sangiovese Riserva Docg anche i 3 Bicchieri Gambero Rosso 2021, assegnati anche al Grattamacco Bolgheri Rosso Superiore Doc 2017 e il Brunello di Montalcino Poggio di Sotto 2015.

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