Salviamo i “capanni” dalla scure del Parco…

Salviamo i “capanni” dalla scure del Parco…

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L'EDITORIALE DEL NR. DI OTTOBRE 2016 DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

Salviamo i “capanni” dalla scure del Parco…

di Celestino Sellaroli

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La vicenda è nota, perché ha animato il dibattito per tutta l’estate, sfociando anche in una raccolta di firme, una partecipata raccolta di firme, a dimostrazione del rilievo che le questioni turistico-ambientali hanno per questo territorio. Ovviamente, non tutti hanno avuto modo di seguire la querelle in modo approfondito, per cui laddove qualcuno si fosse perso qualche puntata, ecco la nostra ricostruzione dei fatti.

Tutto comincia ad inizio giugno quando dal Parco della Maremma viene presa la decisione di rimuovere, nei tratti di costa compresi tra Marina di Alberese e Principina a Mare, in zona Bocca d’Ombrone per intendersi, i tronchi portati dalla piena dell’agosto 2015 e – e qui sta il nodo cruciale della questione – i “capanni”, vale a dire quelle piccole “costruzioni” in riva al mare realizzate con i rami spiaggiati. Inutile dire che ormai in tanti hanno iniziato ad amare queste innocenti casupole che paiono talmente innocue da sembrare spropositato il loro abbattimento. E invece no, per il Parco della Maremma, oltre ai tronchi è utile e necessario rimuovere anche i capanni in quanto pericolosi e soprattutto perché così facendo si vuol trasmettere il chiaro messaggio di disincentivare la presenza antropica in luoghi delicati dal punto di vista ambientale.
Così, ad inizio estate si comincia a mettere in atto il proposito e… arrivano i trattori in spiaggia. Qualcuno li fotografa e scoppia il caso. C’è chi non gradisce la presenza di mezzi così impattanti in una zona protetta e a sua volta contesta le modalità dell’intervento, più che la sostanza dello stesso. E c’è invece chi entra ancora più nel merito e contesta in toto un’operazione giudicata insulsa e priva di ogni logica. “Giù le mani dai capanni!” è il grido di allarme che in molti alzano in cielo. “Tutto deve rimanere così com’è. Ormai queste costruzioni fanno parte dell’ambiente maremmano, lo caratterizzano rendendolo unico in Italia. Perché stravolgere questo stato di cose che non fa male a nessuno e che anzi attira turisti?”. Di fatto certe posizioni iperprotettive sembrano quasi scavalcare quelle dei soggetti istituzionalmente preposti, per fini statutari, alla salvaguardia dell’ambiente. Un corto circuito? Pare proprio di sì, ma tant’è, così va il mondo.
Le polemiche non si placano, la stagione sta per cominciare, così si decide di prendersi un periodo di riflessione e di rimandare tutto alla fine dell’estate.
Nel frattempo, il Comitato spontaneo “Ultima Chiamata”, il più battagliero sul fronte degli oppositori, inizia una raccolta di firme contro l’intervento deciso dal Parco della Maremma “affinché la spiaggia, da Principina a Mare a Bocca d’Ombrone – si legge nel frontespizio della petizione –, rimanga così come è adesso”. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare “l’attuale paesaggio, unico in Italia, con i suoi legni e le sue dune contro il progetto del Parco Regionale della Maremma che prevede, alla fine dell’estate 2016 l’abbattimento dei famosi ‘capanni’, perché così facendo, e questo è l’augurio dello stesso Parco, si ridurrebbe la presenza dei turisti, dei bagnanti, dei pescatori e degli amanti della natura: tutto questo non deve avvenire!”.
Il tema suscita, come detto, interesse e alla fine si conteranno più di 2.500 firme (2.573 per la precisione), firme già inviate al Parco Regionale della Maremma, al Sindaco di Grosseto, alla Regione Toscana.
Una simile mobilitazione, forse inaspettata, lascia comunque il segno. È di questi giorni, infatti, la decisione di rivedere la misura e di rimodulare l’intervento in modo da trovare un punto di incontro con chi si sta battendo per non vedere distrutto un aspetto così particolare della nostra bella terra.
L’idea – con un significativo passo indietro da parte del Parco – è quella di individuare una zona tampone a destra e a sinistra della foce dell’Ombrone (ancora da decidere l’ampiezza) dove lasciare tutto così come è, e di intervenire invece solo al di fuori di essa, specificando insieme ai ricercatori che studiano tale zona, i capanni storici da salvare e quelli da abbattere e rimuovere. Novità anche a proposito della rimozione. Non più con trattori e ruspe giudicate troppo impattanti, bensì con cavalli e asinelli, sicuramente più a misura d’uomo e… di area protetta.
Come andrà a finire? Lo scopriremo presto. Intanto, è stata annunciata una riunione, per questo mese di ottobre, in cui tutte le parti interessate alla vicenda potranno confrontarsi per trovare una soluzione ottimale, in grado di contemperare le esigenze di tutti.

Chiudiamo con una segnalazione libraria. Sulla querelle dei capanni di Principina consigliamo la lettura di un bellissimo libricino di Roberta Lepri dal titolo “Bella Capanna”, edito dal mitico Marcello Baraghini di Stampa Alternativa che ha da poco riesumato la rivoluzionaria collana Millelire dei primi anni Novanta (oggi Millelirepersempre), con un’altra trovata geniale: i libri sono senza copyright, non hanno prezzo di copertina e sono scaricabili gratuitamente, mentre soltanto l’edizione cartacea ha il simbolico prezzo di un euro. Eloquentissimo il sottotitolo “Quando i paradisi sono troppi, meglio buttarne giù qualcuno. Magari con le ruspe”. Pagine poetiche che volano via in un batter d’occhio… insieme alla logica… quella di certe scelte calate dall’alto talvolta davvero difficili da comprendere…
Questo il link da cui è possibile scaricarlo: http://www.stradebianchelibri.com/uploads/3/0/4/4/30440538/lepri_roberta_-_bella_capanna.pdf

capanni-roberta-lepri capanni