Grifone, tutti uniti per sognare…

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L'EDITORIALE DEL NR. 5 DI LUGLIO 2019
DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

Estate, tempo di bilanci e programmazione per il mondo del calcio. È così a tutti i livelli e lo è anche per Grosseto e per l’U.S. Grosseto che nello scorso campionato ha coronato il sogno della promozione in serie D. Una bella cavalcata, sempre da protagonista, ha finalmente fatto felici i tifosi, dopo le delusioni del passato e la sventurata esperienza societaria degli scorsi anni, con la nefasta gestione di un personaggio non decifrato come Massimiliano Pincione, seguita all’abbandono del presidente Camilli.
Ma questo come si diceva prima ormai è il passato. Il presente parla invece di una squadra neopromossa e di una società oggi nelle mani di grossetani che stanno cominciando ad incassare le prime soddisfazioni, come appunto il salto di categoria, al secondo tentativo, festeggiato recentemente alla Cava di Roselle.
Partiamo da qui ed in particolare dalla partecipazione alla Festa Biancorossa che si è svolta ad inizio giugno, per buttare là una serie di riflessioni su questo tema che ci sta particolarmente a cuore e di cui ci siamo occupati anche in passato.
L’evento ha riscosso un bel successo, dimostrando ancora una volta che i prodromi per una rinascita ci sono tutti, a patto che vi sia uno sforzo maggiore, perché adesso il gioco inizia a farsi duro e serve coesione, da parte di società, istituzioni, tifosi, imprenditori e città. Quella città che continua a sonnecchiare di fronte alla Grosseto calcistica, come del resto ha sempre fatto pure in passato. Anche negli anni d’oro della Serie B.
Ma oggi le cose sono cambiate. C’è un progetto serio in mano a grossetani che ci stanno mettendo l’anima, e anche di più, per garantire alla prima squadra cittadina un futuro.
E questo progetto che parte dal basso, da gente che ama la propria terra, le proprie radici, l’abbiamo detto sin dall’inizio, ci piace molto, al punto che abbiamo deciso di sostenerlo (e continueremo a farlo) anche con la nostra testata Maremma Magazine.
L’impegno messo in campo dalla famiglia Ceri per ridare uno straccio di dignità al calcio nel capoluogo maremmano – tema questo nel quale si fondono concetti come identità e storia, orgoglio e passione, fede calcistica e promozione del territorio – è davvero encomiabile e merita il più ampio rispetto e appoggio, a tutti i livelli.
Intanto, evidenziamo con piacere che il feeling tra la proprietà e l’amministrazione comunale è ora totale e poggia su basi concrete, come dimostrano gli ultimi annunci in base ai quali è stata trovata la quadra rispetto a questioni economiche (leggi spese per la gestione degli impianti e sponsor) in grado di dare ossigeno alle casse della società.
Dove potremo arrivare? Chissà. Difficile dirlo. La serie D è impegnativa e i vertici dell’US Grosseto hanno già dichiarato di puntare, almeno per questo primo anno, ad una “salvezza tranquilla”. Ce lo auguriamo tutti, anche se sotto sotto in tanti sperano che si possa ambire, già da subito, anche a qualcosa di più grande…
Molto dipenderà dalla risposta che la città saprà dare, dall’entusiasmo che questo progetto di rinascita locale della squadra di calcio della città riuscirà a scatenare. Finora questa risposta – diciamolo francamente – è stata tiepida, almeno in termini di partecipazione di pubblico e di sponsor.
L’auspicio è che molta più gente e aziende possano stringersi attorno ai colori biancorossi per riportare in alto il nome della nostra città e rendere il progetto dell’Us Grosseto 1912 della famiglia Ceri un progetto di successo, solido e duraturo nel tempo.
La sensazione però è che manchi ancora qualcosa. La molla in grado di accendere la passione in tanti ancora non è scattata. Ed è qui che occorre lavorare.
Nell’Editoriale dell’agosto 2015, in quella travagliata estate in cui venne sancito l’addio di Camilli e prima dell’arrivo di Pincione, scrivevo: “Il progetto di un Grosseto nelle mani dei grossetani, invece che del solito imprenditore di turno in arrivo da chissà dove, è un bel progetto che però richiede tempi lunghi e soprattutto una comunione di intenti, oggi ancora in embrione, ma che speriamo possa trasformarsi in idem sentire dell’intera comunità grossetana. Per adesso sono state gettate le basi (…)”, l’auspicio è che oggi con la famiglia Ceri tutto questo possa diventare realtà! Qualcuno ha detto: “Se si sogna da soli è solo un sogno. Se si sogna insieme è la realtà che comincia”. E allora questo sogno di una squadra della città, non la squadra di pochi, ma la squadra di tutti, a guida grossetana, che porta in alto il nome della nostra terra, facciamolo in massa e contribuiamo a far sì che possa davvero avverarsi! Grosseto e la Maremma lo meritano.