“Cervello batte addominale scolpito”

“Cervello batte addominale scolpito”

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L'EDITORIALE DEL NR. DI AGOSTO 2017 DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

“Cervello batte addominale scolpito”

di Celestino Sellaroli

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Nello sconfinato mondo del web e dei social qualche giorno fa mi sono imbattuto in un post su Facebook molto interessante. Lo riporto testualmente.
Titolo: [CERVELLO BATTE ADDOMINALE SCOLPITO]
Svolgimento:
«La riviera romagnola è come un uomo non proprio bello che per conquistare le ragazze si è dovuto ingegnare con altre armi.
Il nostro mare non attira come la Sardegna o la Puglia, e allora ci siamo dovuti ingegnare ed abbiamo inventato, negli anni:
– i locali e le feste più fighi d’Italia;
– i servizi balneari con la palestra in spiaggia, il letto a tre piazze ed i cuscini al posto dello sdraio;
– ristoranti e fast food aperti fino a tarda notte;
– parchi divertimento, acquari, servizi baby e dog sitting in spiaggia;
– l’arte di servire un caffè in un minuto, in un ristorante stracolmo senza farti aspettare o chiederlo 10 volte, sorridendo e ringraziando;
– le più varie forme di aperitivo possibile, dal chiringuito con la musica ed i cuscini sulla spiaggia, ai prodotti locali e vino delle nostre vigne omaggiati quasi ogni sera dal bagnino;
– la gente che lavora 7/7 col sorriso e la battuta sempre in tasca;
– ogni tipo di servizio possibile per far star bene dal bambino appena nato, all’anziano di 90 anni.
Poi siamo caciaroni, sanguigni, di cuore, sempre pronti.
In foto la notte rosa dello scorso week-end a Rimini, che è diventata “il capodanno estivo”.
Per questo e molto altro sono orgogliosamente romagnola».
Immediatamente mi sono sorte delle domande: «E la Maremma? Come si pone rispetto a queste tematiche? Se da quelle parti (Rimini) si sono “dovuti ingegnare con altre armi” per far fronte a delle carenze e/o deficit naturali, perché la Maremma che di bellezze ambientali ne ha tantissime non riesce a vivere di turismo tutto l’anno? Certe best practices potrebbe essere approfondite, studiate e calate sul nostro territorio? In altri termini la riviera romagnola potrebbe essere presa cosa riferimento?». Insomma spunti interessanti.
In primis ed a scanso di equivoci diciamo subito che la risposta all’ultima domanda è no. Nessuno vorrebbe far diventare la costa grossetana come quella romagnola. Parliamo infatti di due realtà completamente diverse con storie, morfologie territoriali, culture, politiche turistiche sviluppate negli anni, non paragonabili, purtuttavia qualche input credo che potrebbe essere colto. Se non altro per togliersi di dosso quel triste refrain che ormai ci accompagna da sempre ovvero che “la Maremma ha tantissime potenzialità ancora inespresse…”. Ecco, allora cerchiamo di fargliele esprimere queste potenzialità perché in fin dei conti se zone meno fortunate, dal punto di vista naturalistico ed ambientale, rispetto alla nostra, riescono nel miracolo di vivere di turismo praticamente tutto l’anno, riesce difficile comprendere il motivo per cui in Maremma – dove le bellezze certo non mancano – la stagione si accorci sempre più e si riduca ai mesi di luglio e agosto o poco più.
Un primo input che potrebbe essere colto è… il sorriso. Già il sorriso nell’accogliere, un aspetto che può sembrare banale ma che in realtà spesso è di vitale importanza per innescare processi virtuosi, magari legati anche al semplice passa-parola. Ecco accogliere con il sorriso il turista dovrebbe essere (per esercenti, ristoratori, operatori turistici, ma anche per residenti, vigili urbani, ecc.) alla base di qualsivoglia percorso di crescita che questo territorio volesse intraprendere.
Altri spunti potrebbero essere legati ai servizi da offrire, ai pacchetti turistici, agli eventi di richiamo, ecc. ma forse prima ancora di tutto questo occorrerebbe una vision chiara sul futuro della nostra terra in chiave turistica. In altri termini servirebbe una strategia complessiva territoriale (su scala provinciale), ovvero una visione consapevole di ciò che la Maremma è oggi e di cosa invece potrebbe e dovrebbe essere e/o diventare… E tale visione negli ultimi tempi è diventata ancora più sfocata a causa del deficit di governance, dal punto di vista istituzionale e degli enti di riferimento (letteralmente spariti) che si è venuto a creare da qualche anno a questa parte… In pratica, occorrerebbero idee condivise, progetti concreti, obiettivi comuni e remare tutti insieme per raggiungerli… Certo, non è facile ma da una parte bisogna pur cominciare… E ispirarsi a modelli vincenti sarebbe già un inizio… per far diventare la Maremma una destinazione turistica vera che non naviga più a vista, come fin qui ha dato dimostrazione di fare, ma che ha una precisa meta da raggiungere. Ma questo al momento pare un’utopia. E allora accontentiamoci di ciò che la natura ci ha dato. Non è poco, ma oggi non basta più… E di questo basta esserne tutti consapevoli…

Il tema vi interessa? Dite la vostra; scriveteci via mail a redazione@maremma-magazine.it. Il dibattito è aperto.