Il Grifone d’Oro a Nomadelfia, una bella storia…

Il Grifone d’Oro a Nomadelfia, una bella storia…

577
0
CONDIVIDI
L'EDITORIALE DEL NR. DI AGOSTO 2016 DEL DIRETTORE CELESTINO SELLAROLI

Il Grifone d’Oro a Nomadelfia, una bella storia…

di Celestino Sellaroli

«“Se occorrono mille anni per fare una civiltà fraterna, bisogna cominciare a prepararla amando e sentendo presenti, quelli che vivranno tra mille anni”. Possono bastare queste poche parole per presentare la grandezza stratosferica di un Uomo, con la “U” maiuscola, che ha attraversato il Novecento: Don Zeno Saltini (1900-1981). È a lui e a ciò che ha creato, ovvero la comunità di Nomadelfia, che dedichiamo l’Editoriale di questo mese, anche per sposare la causa di un nostro affezionato lettore, che – privatamente – ci scrive invitandoci a candidare, proprio Nomadelfia, all’assegnazione di un prossimo e auspicabile Premio Grifone d’Oro».

Partiamo da qui, dall’incipit dell’Editoriale pubblicato nel numero di novembre 2013 in questo stesso spazio, per evidenziare, con soddisfazione, che quella proposta, lanciata allora, oggi è diventata realtà. Ebbene sì, il massimo riconoscimento che la città di Grosseto assegna, dal lontano 1958, attraverso la Pro Loco, a persone, enti e/o associazioni particolarmente benemeriti, quest’anno sarà conferito – la sera del 10 agosto – proprio a Nomadelfia, la creatura fondata da Don Zeno. E la notizia non può che riempirci di gioia. Una gioia infinita che promana dal cuore, perché quella di Nomadelfia è una proposta straordinaria che – in un mondo sempre più complicato, chiuso in sé stesso ed arido come quello nel quale siamo finiti a vivere –, merita, oltre ai riconoscimenti, anche analisi e riflessioni profonde, di natura sociale, culturale ed economica.

Cosa sia Nomadelfia lo spieghiamo anche nel servizio a pag. 38. Qui, diciamo “semplicemente” che è una comunità fondata appunto da Don Zeno nell’immediato Secondo Dopoguerra prima nel modenese a Fossoli (Carpi) e successivamente nel 1954 a pochi chilometri da Grosseto, nel cuore della Maremma Grossetana, nella tenuta rosellana donata dalla contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli. Il popolo che qui vive (circa 300 persone suddivise in 50 famiglie) si ispira al modello descritto dagli Atti degli Apostoli: “La comunità dei credenti viveva unanime e concorde, e quelli che possedevano qualcosa non la consideravano come propria, ma tutto quello che avevano lo mettevano insieme”. Uno stile di vita delle primissime comunità cristiane, fatto proprio e tradotto in qualcosa di concreto, da un Uomo visionario qual era Don Zeno. Utopia? Chissà. Certo è che i modelli che ancora oggi ci propinano non paiono proprio… dei modelli di perfezione… se non altro per il distacco che sembrano dimostrare verso l’individuo, l’essere umano in quanto tale e le sue esigenze…

“Non crediate di essere pochi… Se il contadino o l’agricoltore – diceva proprio Don Zeno – prende una ghianda e la pianta nella terra, dopo cinquanta, cent’anni avremo una grande quercia. Questa è Nomadelfia. Adesso è un seme…”. È un seme di cui la società evoluta del terzo millennio ha bisogno – ha oggi più che mai tremendamente bisogno –, per ricondurci con i piedi per terra e riportarci alla vera essenza della vita. Che dovrebbe ispirarsi – e Nomadelfia ce lo ricorda tutti i giorni –, ai valori della fratellanza, della condivisione, della solidarietà, dell’aiuto reciproco, dell’amore verso il prossimo. Una vita che, proprio perché ispirata a questi valori profondi ed eterni, può e deve tornare a sorriderci, aiutandoci a superare, con questa ritrovata consapevolezza, le difficoltà del quotidiano. Che non sono poche!

Nel celebre discorso pronunciato il 21 maggio del 1989 a Nomadelfia, in occasione della visita alla Diocesi di Grosseto e alla comunità, Papa Giovanni Paolo II (grande amico e sostenitore di questa realtà) ebbe a dire: “Voi sapete bene, perché Don Zeno ve l’ha insegnato con la sua vita, che ad un mondo talora ostile e lontano dalla fede, occorre rispondere con la testimonianza della propria vita, con opere e segni visibili di amore fraterno. Nomadelfia può fare questo e lo sa fare, poiché essa è un popolo che si ispira, come dice il suo nome, alla legge della fraternità”.
E le testimonianze di come si possa vivere serenamente svincolandosi dai dogmi imposti dalla società consumistica in cui viviamo, a Nomadelfia non mancano. Perché l’essere umano non è un robot utile solo per incrementare il PIL, ma è qualcosa di diverso. È una creatura di Dio che ha bisogno in primis di trovare appagamento nel benessere spirituale che in questa comunità si tocca con mano e si legge negli occhi di chi qui ha scelto di vivere.

Insomma, il Grifone d’Oro a Nomadelfia è una bella storia… alla cui concretizzazione ci piace pensare di avere in qualche modo contribuito con quella candidatura lanciata tre anni fa ed oggi diventata realtà. Un premio più che meritato conferito ad una realtà che è lì ad indicarci che un mondo migliore è possibile.
Evviva Nomadelfia!

Pietra