AGOSTO 2015 – Tutti uniti nel nome del Grifone. Un sogno? Facciamo...

AGOSTO 2015 – Tutti uniti nel nome del Grifone. Un sogno? Facciamo che diventi realtà!

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L'EDITORIALE DEL NUMERO DI AGOSTO 2015

Tutti uniti nel nome del Grifone. Un sogno? Facciamo che diventi realtà!

di Celestino Sellaroli

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Ho fatto un sogno. Prima giornata di campionato 2015/2016 in una categoria imprecisata. Lo stadio  è pieno, festoso, acclamante, bramoso di stringersi attorno al Grifone. Un Grifone ferito, ma ancora vivo e vegeto, desideroso solo di rialzarsi, come questa terra nella sua storia ha sempre fatto.
C’è tanta gente e tutti gridano a squarciagola con gioia ed entusiasmo: “Grosseto, Grosseto, Grosseto”. Lo fanno con gli occhi assatanati di chi sente di aver subito un’ingiustizia o forse anche un sopruso, ma che al tempo stesso ha voglia di riscattarsi. Perché in effetti la mancata iscrizione alla Lega Pro, dopo la tormentata salvezza, acquisita sul campo, appena qualche mese fa, può annoverarsi come vero e proprio affronto contro un’intera comunità. Un guanto di sfida lanciato da chi fino a non molto tempo addietro ci considerava un “gioiello di famiglia” salvo poi rendersi conto che… non era amore ma solo un calesse. Un atto ostile che in oltre un secolo di storia solo un altro presidente aveva osato porre in essere, inimicandosi in eterno una città e portandosi dietro un marchio d’infamia che ancora oggi resiste, nonostante siano trascorsi più di vent’anni.

E allora a maggior ragione considerando il pregresso, i voltafaccia, le parole al vento, ecco che le urla, nel sogno, si fanno sempre più forti. Partono dal profondo dell’anima di ognuno e si levano in cielo, all’unisono, facendo venire i brividi… Sono la dimostrazione di un amore sviscerato per una maglia, ma vieppiù per una terra che ognuno porta nel proprio cuore fiero di poter condividere con altri le radici comuni.
Radici che affondano in epoche lontane cariche di sofferenze. Inutile scomodare la storia, ma quando si parla di Grosseto e di Maremma il pensiero va subito alla malaria, all’Estatatura, al brigantaggio, alle tre P (Pena, Pensione e Prima nomina, per individuare i motivi per cui nei secoli scorsi si finiva a vivere in queste lande desolate). Insomma, si pensa subito alla “Maremma Amara” che solo in epoche recenti si trasformerà in “O mite terra”. Perché qui la vita non è mai stata facile. Questo angolo di Toscana ha sofferto molto prima di diventare ciò che è adesso: una terra speciale amata e apprezzata in tutto il mondo.
Ed è proprio perché il presente viene da un passato travagliato e pieno di difficoltà che oggi l’attaccamento verso ciò che i colori biancorossi rappresentano è ancora più sentito, quasi viscerale.
“Vivesse Maremma, morrei contento”. È lontana l’epoca in cui il grande Leopoldo II di Lorena, Granduca di Toscana, per tutti Canapone, si batteva con tutte le sue forze per salvare questa terra dalla desolazione, dall’abbandono e dall’incuria e renderla finalmente vivibile. Oggi, il mondo, soprattutto quello del pallone, ruota attorno a ben altri interessi, anche fin troppo idolatrati. E non c’è posto per il romanticismo e per il cuore…

Poi, tornando… al sogno, improvvisamente mi sono svegliato… e mi sono detto: “Come sarebbe bello se tutto questo potesse accadere davvero… Come sarebbe bello dimostrare al mondo che la città è viva, che i grossetani, se colpiti nell’orgoglio, sanno tirare fuori gli attributi e soprattutto sanno smentire con i fatti chi oggi ci ha ferito a morte ed ha sempre pensato che finita quest’era, la sua era, sarebbero rimaste solo le macerie…”.

Bene trasformare il sogno in realtà dipende da noi. Dai gesti di ogni singolo individuo che messi insieme possono dare un segnale importante e tramutare poche decine di soggetti in una vera e propria massa desiderosa solo di tornare a sognare.
E allora facciamo in modo che questo accada. Dimostriamo a tutti cosa significa amare una maglia, una città, una terra. In fin dei conti il Grosseto c’è stato, c’è e ci sarà sempre, indipendentemente da tutto e da tutti: dalle categorie, dalle persone, dai calciatori, dai dirigenti e… dai presidenti. Perché tutto passa, ma la fede e i colori (e ciò che essi rappresentano) restano e non potranno morire mai.
E non è affatto detto che ciò che adesso sembra essere un dramma sportivo non possa invece diventare qualcosa di bello. Il progetto di un Grosseto nelle mani dei grossetani invece che del solito imprenditore di turno in arrivo da chissà dove è un bel progetto che però richiede tempi lunghi e soprattutto una comunione di intenti, oggi ancora in embrione, ma che speriamo possa trasformarsi in un idem sentire dell’intera comunità grossetana. Per adesso sono state gettate le basi, anche con una sottoscrizione pubblica tutt’ora in corso, che dovrebbe portare al reperimento delle risorse necessarie per affrontare il prossimo campionato, ad oggi (nel momento in cui scriviamo) non ancora individuato: Serie D (difficile), Eccellenza (probabile), Promozione (la peggiore delle ipotesi).

Sarà un’estate lunga, ma presto il Grifone tornerà in campo. Ed io quel giorno ci sarò! L’auspicio è che possa esserci una città intera, anche per dimostrare al mondo che qui abbiamo orgoglio e dignità da vendere e se sfidati riusciamo a batterci e a far pentire amaramente chi ci ha voluto male…
Solo un sogno? Sta a tutti i grossetani farlo diventare realtà! Proviamoci. I sogni spesso si avverano…

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